Hai iniziato a lavorare da remoto? Ecco cosa sapere!

Dipendente che lavora da remoto

Smartworking, lavoro agile, lavoro da remoto. Tre termini per indicare il medesimo concetto: ovvero lavorare grazie ad una connessione a internet senza la necessità di recarsi fisicamente in ufficio.

All’estero e soprattutto negli Stati Uniti lavorare da remoto è una realtà ben consolidata e il numero di aziende e multinazionali che vi fanno ricorso sono numerosissime, ma in Italia si tratta di una pratica che ancora non riesce a trovare il giusto spazio e riconoscimento.

Qual è il significato di lavorare da remoto?

Ma cosa significa davvero lavorare da remoto? Come ci suggerisce la parola “remoto” – che significa “lontano nel tempo ma anche nello spazio” – è un tipo di lavoro che si svolge lontano dall’ufficio. Il termine, però, fa anche riferimento alla connessione ad internet che è detta appunto connessione da remoto. Nello specifico quindi, questa particolare organizzazione del lavoro non necessita di un luogo circoscritto in cui i lavoratori devono recarsi. I lavoratori, infatti, possono svolgere i loro compiti da casa o da qualsiasi altro luogo vogliano purché ci siano le condizioni necessarie per lo svolgimento dell’attività professionale.

Per condizioni necessarie si intendono principalmente un dispositivo elettronico (computer, tablet, smartphone) e una buona connessione ad internet. È la connessione da remoto, infatti, che rende possibile allo smartworker (lavoratore da remoto) di restare in contatto con i propri colleghi e clienti anche a diversi chilometri di distanza.

L’avvento di internet stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare. Fino a pochi anni fa, infatti, l’idea di lavorare da casa senza bisogno di recarsi tutti i giorni in ufficio era inimmaginabile. Oggi non solo è una realtà ma in molti casi è l’opzione più conveniente sia per le aziende che per i dipendenti.

Esistono diverse modalità di smartworking ma lavorare da remoto ha un significato specifico, ovvero vuol dire svolgere lontano dall’ufficio tutte le attività previste dal nostro contratto. La giornata lavorativa degli smartworker, quindi, è la stessa di un lavoratore tradizionale, sia che si tratti di dipendenti sia che si tratti di liberi professionisti.

Vantaggi e svantaggi del lavoro da remoto

Il lavoro da remoto presente moltissimi vantaggi:

  • Orari di lavoro più flessibili.
  • Nessuno spostamento per recarsi/tornare da lavoro con risparmio di tempo e soldi.
  • Possibilità di organizzare il lavoro in base alle esigenze della famiglia.
  • Notevole risparmio economico da parte delle aziende.

Lavorare da remoto, però, ha anche degli svantaggi:

  • Maggiori distrazioni.
  • Difficoltà a mantenere la concentrazione.
  • Tendenza alla pigrizia.

Quando si lavora da remoto, infatti, la parola d’ordine deve essere “organizzazione“. È fondamentale organizzare la propria giornata di lavoro  in modo da portare a termine tutti i compiti ed evitare tutte le distrazioni che sono sempre dietro l’angolo quando si lavora da casa.

Come essere produttivi quando si lavora da remoto?

Dopo aver analizzati i pro e i contro del lavoro da casa ecco qualche trucco per lavorare a distanza senza abbassare i livelli di produttività e ritrovarsi a rincorrere scadenze e consegne.

No a social e smartphone

A meno che non vi occupiate di comunicazione o di social media marketing, navigare sui social è assolutamente vietato e l’utilizzo dello smartphone dovrebbe essere il più possibile limitato a telefonate di lavoro, proprio come fareste se foste in ufficio con il rischio di essere beccati dal capo a perdere tempo. Potete dedicare a queste attività i momenti di pausa, ma ricordate: il confine tra il “Dare un’occhiata veloce al profilo Facebook” e “Sono passate due ore da quando mi sono collegata a Facebook” è molto sottile.

Suddividere la giornata in sessioni di lavoro

Avete mai sentito parlare della “tecnica del pomodoro“? Il nome deriva dai classici timer da cucina a forma di pomodoro che si utilizzano per tenere sotto controllo i tempi di cottura dei cibi e che ci avvertono con un segnale acustico quando sono pronti.

I freelance sapranno sicuramente di cosa stiamo parlando, poiché è una tecnica molto utilizzata da chi lavora in proprio per suddividere la giornata lavorativa in sessioni di uguale durata, alternate da momenti di pausa. L’alternanza tra sessioni di lavoro e pause, infatti, aiuta a restare più concentrati durante le prime e a recuperare energie mentali durante le seconde.

Online si possono trovare numerose app, come tomato-timer, per il corretto utilizzo di questa tecnica (si riconoscono per i riferimenti al pomodoro) che consentano di impostare sia la durata delle sessioni di lavoro (30/ 45/ 60 min) sia delle pause e ci avvertono quando una sessione finisce ed è il momento di fare una pausa e viceversa.

Compilare una lista delle cose da fare 

Preparare una lista giornaliera o settimanale delle task e degli obiettivi, organizzati in base alle priorità, è utilissima per mantenere il polso della situazione e non tralasciare nessun aspetto del lavoro. Dimenticare di inviare una mail importante, infatti, è un attimo, ma anche in questo caso la tecnologia ci viene in aiuto con app appositamente studiate per aiutarci ad organizzare impegni e scadenze e che consentono anche di impostare l’invio di notifiche per le task più importanti.

Mantenere la postazione di lavoro in ordine 

È fondamentale ritagliarsi uno spazio della casa da adibire ad ufficio (non è necessario avere una stanza apposita, basta anche un angolo del salotto) e mantenerlo in ordine. Il disordine oltre a farci perdere tempo si riflette negativamente sulla nostra produttività. Quando finite di lavorare rimettete sempre in ordine fogli, penne, appunti, etc.

In conclusione, lavorare da remoto presenta tanti vantaggi e secondo gli esperti rappresenterà il modello di organizzazione del lavoro del futuro, ma per non rischiare di abbassare i propri livelli di produttività è necessario modificare completamente la nostra concezione di lavoro, ancora radicata a vecchi schemi e modelli.

Il growth hacker: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

growth hacker

Con lo sviluppo dell’inbound marketing c’è stato un naturale sviluppo di nuove figure professionali. Uno sviluppo eccezionale, eccellente anche per il mercato del lavoro, sebbene qui in Italia certi passi in avanti tendono a faticare per procedere. Mentre all’estero, negli Stati Uniti in particolare, possiamo vedere determinate professioni nel settore web perfettamente integrate e ormai comuni nella cultura del lavoro, qui molte aziende ignorano l’importanza e la necessità dell’aiuto di un’agenzia web e dei suoi protagonisti. Certamente un punto debole per lo stato, ma al tempo stesso un’opportunità preziosa per molte persone, di ogni età, che con passione e intraprendenza si affacciano sul vastissimo panorama del web marketing.

Chi è il growth hacker?

Questa rivoluzione comporta anche la nascita pressoché continua di startup e tipi di business che popolano un mercato sì senza confini, ma facilmente saturabile, dal momento in cui “pensarne sempre una nuova”, per dirla in parole povere, richiede davvero tanta creatività e il continuo rischio che, a fare quella cosa alla fine ci ha già pensato qualcun altro. Ed è proprio quando la situazione diventa critica che il growth hacker entra in gioco. Un growth hacker è un professionista del web che ha una profonda conoscenza delle diverse figure coinvolte in un progetto e delle potenzialità che ciascuna di loro deve esprimere, e concepisce come coordinare e mettere in pratica nuove idee, iniziative e azioni mirate allo sviluppo e alla crescita dell’azienda. Attenzione però a non confondere il growth hacker con una sorta di tuttofare e tappabuchi. È vero che le sue competenze devono abbracciare uno spettro professionale ampio quanto specifico, ma il suo unico scopo, come suggerito dal termine stesso, è la crescita del business.

Sean Ellis e il growth hacking

Un esempio, per capire meglio in pratica questo lavoro ci viene dal colosso del file sharing Dropbox. Quando era all’inizio, la presenza di altre piattaforme di file sharing non facevano che gettare ombra su questo progetto, che col passare dei mesi faticava persino a mantenere il servizio per le poche migliaia di utenti che era riuscito a conquistare. Sean Ellis – colui che ha coniato la definizione di growth hacker, entrò in squadra, ed ebbe alcune idee che si rivelarono un vero punto di svolta. Dropbox avrebbe offerto gratuitamente 500 MB di spazio di archiviazione a tutti coloro che avrebbero fatto accesso al servizio tramite l’invito di un amico già utente, e anche a tutti coloro che sarebbero entrati attraverso i propri profili Facebook e Twitter. È chiaro che fare leva anche sui social si rivelò una bomba a effetto domino, che portò Dropbox ad avere decine di milioni di utenti in pochi mesi.

A Sean Ellis quindi non si deve soltanto la definizione di una professione tanto cruciale e innovativa, ma anche l’esempio concreto di come esercitarla al meglio. Lui ha collaborato con il suo team, ma non ne è stato lo strategist, non è stato lui a coordinarli. Lui ha individuato dei punti di forza (la facilità di condivisione, la gratuità del servizio, la possibilità di sfruttare una crescita a effetto domino) e ha gestito il processo che ha condotto a questa svolta. Il growth hacker è quindi anche un leader, consapevole delle potenzialità di ciascun membro del team, e capace di indicare loro quale direzione prendere. Stimola gli altri a svolgere il proprio lavoro in modo più produttivo e redditizio, e inoltre sa leggere e interpretare una grande e varia quantità di dati, ovvero gli unici elementi che possono descrivere effettivamente l’andamento di un business.

Come si diventa growth hacker e quanto si guadagna?

La formazione di un growth hacker dipende quasi completamente da chi decide di intraprendere questa carriera. D’altro canto lo spirito d’iniziativa e la disciplina sono principi che non possono certo non far parte del carattere di un futuro growth hacker. Negli Stati Uniti questa professione può arrivare a garantire uno stipendio che oscilla tra gli 80 e i 100.000 $ all’anno. Qui in Italia deve ancora radicarsi, un vero e proprio New West del lavoro, pieno di opportunità per un innumerevole varietà di business.