Affiliate marketing come iniziare

Affiliate marketing come iniziare

Negli ultimi tempi non si sente parlare di altro che di affiliate marketing, ma che cos’è l’affiliate marketing e come iniziare?

L’affiliate marketing, o marketing di affiliazione, è una tipologia di web marketing utilizzata già da tempo negli Stati Uniti e che negli ultimi anni ha cominciato a diffondersi anche in Italia. L’affiliate marketing, in pratica, consiste nell’ospitare sul proprio sito o blog inserzioni o articoli riguardanti un determinato prodotto al fine spingere i visitatori a cliccare sull’inserzione o sul link contenuto nell’articolo ed effettuare un’azione/conversione (acquisto, prenotazione, rilascio di dati personali come la mail, ecc).  Se l’utente compie tale azione si ottiene un ritorno economico per ogni conversione andata a buon fine. In gergo si parla di meccanismo win/win, ovvero, si guadagna solo se tutti gli attori del processo guadagnano.

Per riuscire a comprendere meglio questo concetto è necessario comprendere prima il meccanismo alla base del processo di vendita. L’affiliate marketing, sostanzialmente, è l’accordo commerciale tra tre soggetti:

  • Merchant o inserzionista
  • Pubblisher o affiliato
  • Piattaforma di affiliazione

Il Merchant è il soggetto che promuove il programma di affiliazione, ovvero, colui che ha interessa a reclutare pubblisher per vendere il proprio prodotto

I pubblisher o affiliati, invece, sono coloro che attraverso il proprio sito, blog o pagine social promuovono all’interno della propria audience il prodotto oggetto dell’affiliazione.

Le piattaforme di affiliazione, infine, si occupa per conto del venditore di “reclutare” i pubblisher, mettendo a disposizione la tecnologia necessaria per tenere il conto delle conversioni, gestire i pagamenti ecc.

Ciascuno attore guadagnerà solo in caso di vendita del prodotto. L’inserzionista vedrà aumentare le vendite, il pubblisher guadagnerà una percentuale sul numero di conversioni andate a buon fine, come anche la piattaforma di affiliazione.

In caso di mancata vendita/conversione nessuno guadagnerà nulla per il lavoro svolto.

Adesso facciamo un esempio per fugare ogni dubbio:

Curate un blog di libri e avete un ottimo seguito, i vostri lettori vi considerano un punto di riferimento e seguono i vostri consigli in fatto di letture. Potete monetizzare questa fiducia aderendo ad un programma di affiliazioni e proporre ai vostri lettori l’acquisto di determinati libri. Per farlo non dovrete fare altro che iscrivervi ad una piattaforma di affiliazione, scegliere i libri che volete promuovere e creare delle recensioni. In ogni recensione inserirete un link che troverete sulla piattaforma di affiliazione. Ogni volta che un vostro lettore cliccherà su quel link e acquisterà il libro che gli avete consigliato, voi guadagnerete la percentuale stabilità dal contratto di affiliazione. In alternativa, è possibile scegliere di inserire dei banner pubblicitari al posto dell’articolo.

È più chiaro adesso come guadagnare con le affiliazioni?

Come guadagnare con le affiliazioni?

Abbiamo già detto che per guadagnare con l’affiliate marketing è necessario effettuare delle conversioni, ovvero, fare in modo che l’utente compia le azioni per le quali otterrete delle provvigioni. Le azioni che l’utente potrebbe dover compiere possono essere diverse: acquistare, prenotare, cliccare semplicemente un link, lasciare un contatto mail, ecc.

Ogni azione prevede un compenso, ecco allora i diversi modelli di remunerazione previsti dall’affiliate marketing:

  • CPA, o cost per azione, che prevede una remunerazione per ogni azione compiuta dall’utente (acquisto, prenotazione)
  • CPL, o cost per Lead, che prevede una remunerazione per ogni lead generato (iscrizioni newsletter, richieste di informazioni, registrazioni ad un sito, ecc)

È, quindi, evidente come la differenza principale tra il marketing di affiliazione e il web marketing tradizionale consista nel fatto che si riceve un compenso solo dopo che l’utente avrà effettuato un’azione sul sito dell’affiliato e non sul nostro sito.

Come iniziare a fare affiliate marketing?

Il mondo dell’affiliate marketing può essere molto remunerativo se si sa come farlo e se si hanno le idee chiare fin da subito. Prima di iniziare l’affiliate marketing  è necessario sapere che non c’è nessuna possibilità di guadagnare con le affiliazioni se prima non ci si è costruiti una propria reputazione on-line. Per indurre una persona a compiere l’azione che gli stiamo suggerendo, dobbiamo prima di tutto portare questa persona sul nostro sito/blog e poi dobbiamo fare in modo che questa persona si fidi di noi. Per guadagnare con le affiliazioni è necessario:

  • Avere traffico sul nostro sito
  • Avere credibilità agli occhi degli utenti

Se abbiamo già queste cose, allora, possiamo passare alla fase successiva, ovvero, cercare la piattaforma di affiliazioni più adatta a noi e iscriverci. Una volta dentro non dobbiamo fare altro che scegliere i programmi di affiliazione che riteniamo più indicati per il nostro sito e cominciare con la redazione dei post da pubblicare per avviare il business.

Va da sé che la scelta della piattaforma e dei prodotti da promuovere deve essere strettamente connesso con l’argomento del nostro sito. Recuperando l’esempio fatto all’inizio di questo articolo: se avete un blog di libri non scegliete di pubblicizzare robot da cucina, perché avreste davvero pochissime chance che un vostro lettore clicchi sul link per acquistarne uno. Scegliete, invece, prodotti che possano essere in qualche modo collegati con gli interessi della vostra audience.

On-line si possono trovare numerose piattaforme o siti che propongono programmi di affiliazioni e le più importanti operanti in Europa sono:

  • Amazon Associates
  • Tradedoubler
  • Zanox

Allora, pronti per monetizzare il vostro blog con una efficace strategia di affiliate marketing?

Web marketing cos’è e perchè oggi tutti ne parlano

Web marketing cos'è

Cos’è il web marketing? Con il termine web marketing si indicano tutte quelle attività di marketing che sfruttano come canale di diffusione il web e gli strumenti che esso mette a disposizione. Inizialmente nato per supportare i canali di marketing tradizionale, oggi il marketing online è diventato il canale su cui puntare per consentire ad una azienda di fare il salto di qualità.

I motivi sono diversi, ma tutti molto semplici. L’avvento di internet ha modificato per sempre e irrimediabilmente le nostre abitudini, diventando parte integrante della nostra quotidianità. Leggiamo giornali online, guardiamo film e serie TV in streaming, cerchiamo online le ricette per la cena, ecc. Insomma, trascorriamo gran parte del nostro tempo navigando in rete, di conseguenza è lì che bisogna essere presenti per riuscire ad attirare la nostra attenzione in quanto consumatori e potenziali clienti.

L’aspetto sociologico, però è solo uno dei tanti motivi alla base della diffusione del web marketing. Da non sottovalutare, infatti, anche il fatto che è più economico rispetto al marketing tradizionale, consente di targettizzare con estrema precisione l’audience di riferimento e i risultati sono misurabili nell’immediato grazie agli strumenti di analisi e monitoraggio delle campagne online che consentono di conoscere metriche come: 

  • Numero di click sui banner pubblicitari
  • Numero e tipologia di pagine più visitate
  • Tempo di permanenza su ciascuna pagina
  • Numero di conversioni
  • Percorso fatto dall’utente sul sito
  • Canali di provenienza dei visitatori di un sito (Motori di ricerca, social, link sponsorizzati, ecc)

Più nello specifico, quando si parla di web marketing si intende l’insieme di strumenti e tecniche di marketing utilizzate per la promozione di un prodotto/servizio sul web. Il marketing online può essere considerato come una grande casa con tante porte, ciascuna corrispondente ad una diversa tipologia di marketing. Vediamo quali sono quelle più utilizzate.

  • SEM o Search Engine Marketing. Questa tecnica consiste nell’acquistare pubblicità a pagamento (pay-per-click, online advertising) su Google al fine di guadagnare visibilità.
  • Guest post e content marketing, ovvero, la produzione e diffusione di articoli informativi relativi al prodotto/servizio da promuovere capaci di generare attenzione e condivisioni. 
  • Display Advertising. Questo procedimento prevede l’utilizzo di banner pubblicitari, pop up, o Rich media all’interno di contenuti coerenti con il prodotto/servizio.
  • SMM, o Social Media Marketing, ovvero tutte le strategie di promozione attraverso i social network.
  • Email marketing, ovvero, l’invio di email informative/commerciali a liste targettizzate di persone.

Queste strategie possono essere usate singolarmente o combinate tra loro per andare a costruire la strategia di online marketing più giusta per il tipo di prodotto o azienda che si vuole promuovere.

Cosa fa un web marketing manager o consulente web marketing?

La figura professionale che si occupa di definire la strategia di promozione sul web e di mettere in atto tutte le azioni relative è il web marketing manager o consulente web marketing. Il suo compito è quello di realizzare gli obiettivi di crescita dell’azienda, acquisendo nuovi clienti e fidelizzando quelli già acquisiti. Per raggiungere tale risultato, il consulente deve approntare la giusta strategia per rafforzare la presenza online dell’azienda, creare interesse intorno al prodotto e promuoverlo nei canali giusti per raggiungere l’audience di riferimento.

Una parte fondamentale del lavoro del web marketing manager, infatti, è quella di individuare il target di riferimento per il prodotto/servizio da promuovere, ovvero, tutte quelle categorie di persone che potrebbero essere interessate ad acquistarlo. Una volta individuato il target, deve individuare il suo “habitat”, ovvero i luoghi virtuali che frequenta: siti, blog, social, forum ecc.

Una volta stabilito il ‘chi’ e il ‘dove’, sarà più facile stabilire anche il ‘come’, ovvero gli strumenti di marketing da utilizzare per raggiungere il target di riferimento e indurlo in maniera naturale a visitare il nostro sito, chiedere informazioni sul nostro prodotto, acquistarlo.

Un bravo consulente di web marketing, inoltre, deve essere in grado di analizzare i dati delle attività promozionali avviate attraverso gli strumenti di web analitica, così da riuscire a capire in tempo reale i punti di forza e le falle all’interno di una campagna e agire di conseguenza.

Perché il web marketing potrebbe aiutare la tua azienda?

Il web marketing è diventato fondamentale per la promozione di un business on e offline per una ragione molto semplice: il web rappresenta la principale fonte di informazione delle persone. Qualsiasi dubbio, necessità, bisogno può essere soddisfatto velocemente con una semplice ricerca on line. Basta googlare una domanda e il motore di ricerca ci fornisce una lista di siti e contenuti utili a fugare ogni nostro dubbio. È per questa ragione che essere online, e soprattutto essere ben visibile sui motori di ricerca, è fondamentale per la sopravvivenza di un’azienda, senza distinzione tra business online o offline. 

Questo discorso è valido anche e soprattutto per le piccole e medie imprese e per le microimprese che non dispongono di grandi budget per la pubblicità, poiché l’online marketing offre un duplice vantaggio: avere costi contenuti e consentire di raggiungere un target molto preciso di persone.

Offrite un servizio o un prodotto? I vostri clienti sono online e vi stanno cercando e il web marketing è il modo più potente che avete per farvi trovare.

Il growth hacker: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

growth hacker

Con lo sviluppo dell’inbound marketing c’è stato un naturale sviluppo di nuove figure professionali. Uno sviluppo eccezionale, eccellente anche per il mercato del lavoro, sebbene qui in Italia certi passi in avanti tendono a faticare per procedere. Mentre all’estero, negli Stati Uniti in particolare, possiamo vedere determinate professioni nel settore web perfettamente integrate e ormai comuni nella cultura del lavoro, qui molte aziende ignorano l’importanza e la necessità dell’aiuto di un’agenzia web e dei suoi protagonisti. Certamente un punto debole per lo stato, ma al tempo stesso un’opportunità preziosa per molte persone, di ogni età, che con passione e intraprendenza si affacciano sul vastissimo panorama del web marketing.

Chi è il growth hacker?

Questa rivoluzione comporta anche la nascita pressoché continua di startup e tipi di business che popolano un mercato sì senza confini, ma facilmente saturabile, dal momento in cui “pensarne sempre una nuova”, per dirla in parole povere, richiede davvero tanta creatività e il continuo rischio che, a fare quella cosa alla fine ci ha già pensato qualcun altro. Ed è proprio quando la situazione diventa critica che il growth hacker entra in gioco. Un growth hacker è un professionista del web che ha una profonda conoscenza delle diverse figure coinvolte in un progetto e delle potenzialità che ciascuna di loro deve esprimere, e concepisce come coordinare e mettere in pratica nuove idee, iniziative e azioni mirate allo sviluppo e alla crescita dell’azienda. Attenzione però a non confondere il growth hacker con una sorta di tuttofare e tappabuchi. È vero che le sue competenze devono abbracciare uno spettro professionale ampio quanto specifico, ma il suo unico scopo, come suggerito dal termine stesso, è la crescita del business.

Sean Ellis e il growth hacking

Un esempio, per capire meglio in pratica questo lavoro ci viene dal colosso del file sharing Dropbox. Quando era all’inizio, la presenza di altre piattaforme di file sharing non facevano che gettare ombra su questo progetto, che col passare dei mesi faticava persino a mantenere il servizio per le poche migliaia di utenti che era riuscito a conquistare. Sean Ellis – colui che ha coniato la definizione di growth hacker, entrò in squadra, ed ebbe alcune idee che si rivelarono un vero punto di svolta. Dropbox avrebbe offerto gratuitamente 500 MB di spazio di archiviazione a tutti coloro che avrebbero fatto accesso al servizio tramite l’invito di un amico già utente, e anche a tutti coloro che sarebbero entrati attraverso i propri profili Facebook e Twitter. È chiaro che fare leva anche sui social si rivelò una bomba a effetto domino, che portò Dropbox ad avere decine di milioni di utenti in pochi mesi.

A Sean Ellis quindi non si deve soltanto la definizione di una professione tanto cruciale e innovativa, ma anche l’esempio concreto di come esercitarla al meglio. Lui ha collaborato con il suo team, ma non ne è stato lo strategist, non è stato lui a coordinarli. Lui ha individuato dei punti di forza (la facilità di condivisione, la gratuità del servizio, la possibilità di sfruttare una crescita a effetto domino) e ha gestito il processo che ha condotto a questa svolta. Il growth hacker è quindi anche un leader, consapevole delle potenzialità di ciascun membro del team, e capace di indicare loro quale direzione prendere. Stimola gli altri a svolgere il proprio lavoro in modo più produttivo e redditizio, e inoltre sa leggere e interpretare una grande e varia quantità di dati, ovvero gli unici elementi che possono descrivere effettivamente l’andamento di un business.

Come si diventa growth hacker e quanto si guadagna?

La formazione di un growth hacker dipende quasi completamente da chi decide di intraprendere questa carriera. D’altro canto lo spirito d’iniziativa e la disciplina sono principi che non possono certo non far parte del carattere di un futuro growth hacker. Negli Stati Uniti questa professione può arrivare a garantire uno stipendio che oscilla tra gli 80 e i 100.000 $ all’anno. Qui in Italia deve ancora radicarsi, un vero e proprio New West del lavoro, pieno di opportunità per un innumerevole varietà di business.

Il GDPR rivoluzionerà il nostro modo di progettare per il web

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Il GDPR ovvero il General Data Protection Regulation (Regolamento Ue 2016/679) è la nuova normativa per il rispetto della privacy online ed entra in vigore definitivamente, senza proroghe, a partire dal 25 Maggio 2018.
È valido in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e nasce dall’esigenza di proteggere il più possibile gli utenti e i loro dati personali.

Molti professionisti del web, soprattutto chi si occupa di Marketing, stanno vivendo questo cambiamento come un problema in più da affrontare, quando invece dovrebbe essere visto come una nuova sfida a cambiare il proprio modo di lavorare e progettare per il web.

Questa volta l’utente deve davvero essere al centro e la trasparenza e l’usabilità diventano la bussola con cui orientarsi in fase di progettazione.

L’utente deve sempre sapere come verranno usati i dati che ci sta lasciando

Niente di nuovo sotto il sole. Ogni volta che chiediamo dati all’utente che atterra sul nostro sito, sulla nostra Landing Page o sulla nostra applicazione mobile dobbiamo specificare che utilizzo ne faremo.

Prendiamo come esempio il form d’iscrizione alla nostra newsletter. I dati che chiediamo saranno utilizzati solo per inviare comunicazioni di carattere informativo o anche promozionale?
Se chiediamo altre informazioni oltre nome e indirizzo e-mail, per quali fini saranno usate? Saranno vendute a terzi? Quale sarà il beneficio che l’utente ricaverà accettando?

Tutto questo va specificato in una policy dedicata e accettata dalle persone in fase d’iscrizione tramite apposite spunte.

Le persone devono sempre avere la possibilità di modificare le proprie preferenze

Se l’utente si iscrive alla newsletter, al vostro portale o al vostro e-commerce e dà ulteriori informazioni come la sua data di nascita, la città in cui vive e altri dati personali, deve in ogni momento poter ritirare il suo consenso all’utilizzo dei dati che vi ha fornito e, in caso, cancellarli definitivamente dal vostro database.

Qui in particolare entra in gioco la progettazione da fare a monte e durante la quale dovrete chiedervi quale gruppo di dati è necessario al puro utilizzo del vostro servizio e quale invece serve a fornire un’esperienza utente migliore e personalizzata.

Hai il permesso di chiedere solo i dati di cui non puoi fare a meno

È finita l’era delle applicazioni mobile che chiedono l’accesso a microfono, rubrica e fotocamera per offrire servizi che nulla hanno a che fare con l’uso di questi strumenti. I dati dell’utente devono essere protetti e richiesti solo se necessario e solo se ciò comporta un valore aggiunto alla sua esperienza.

Abbiamo l’obbligo di chiedere solo le informazioni pertinenti all’utilizzo del nostro servizio.

GDPR: una maledizione per la Lead Generation?

Un form di iscrizione più breve possibile, si sa, è il modo migliore per fare in modo che le persone si iscrivano ai nostri servizi e ci lascino i dati di cui abbiamo bisogno. Per questo motivo molti professionisti del Marketing sono preoccupati per l’entrata in vigore della GDPR che obbliga l’utente a fare degli step in più nella compilazione dei moduli.
Se l’utente abbandona il form d’iscrizione scoraggiato dalle tante spunte da mettere le performance della nostra campagna peggioreranno.

In realtà dipende dalla metrica che si vuole guardare e dai nostri obiettivi: un utente che sarà passato tramite più step per l’iscrizione sarà un utente davvero convinto e quindi molto più profilato e di valore in confronto a qualcuno che lascia la sua e-mail al volo senza pensarci troppo.

Ci interessano i numeri o ci interessano le persone davvero interessate al nostro prodotto?

Cos’è l’inbound marketing?

Chiunque oggi gestisca un’attività o un’impresa è tenuto a conoscere bene i meandri dell’inbound marketing. No, non c’è da spaventarsi…

È il nuovo modo di fare marketing, dove le lungaggini e le risorse sprecate, in tempo e denaro, del marketing tradizionale (outbound) vengono superate da un sistema nettamente più proficuo e di maggior resa, che mira quindi a farti investire il necessario per il necessario, senza perdite. Naturalmente tutto grazie ad un accorto sfruttamento del web e di alcuni suoi strumenti.

Nell’inbound marketing si distinguono quattro fasi con le quali è abbastanza semplice e intuitivo familiarizzare. Se poi le affianchiamo al supporto professionale di una buona agenzia SEO la riuscita con successo del progetto è a portata di mano, per tutti. Se invece sei un cliente, conoscere questi meccanismi ti permetterà di interagire in modo più consapevole con il prodotto o il servizio che ti interessa acquistare.

Prima fase: attirare

Nell’inbound marketing non c’è alcun interesse nell’attirare indistintamente l’attenzione di tutti. Occorre rivolgersi al pubblico potenzialmente interessato al prodotto o al servizio che si intende vendere. Per individuare il cliente tipo, il buyers persona, si creano dei contenuti che si rivelino interessanti, ma soprattutto utili. Articoli specializzati nel settore, video, immagini che possano essere pubblicati su un blog e poi condivisi sui social media. Qui il contenuto scritto ha una rilevanza particolare, dal momento che un buon copy sa utilizzare e gestire le keywords legate al tuo campo d’azione necessarie alla SEO per farti ottenere il miglior posizionamento possibile sui motori di ricerca. Il 78% di coloro che navigano su Internet effettua quotidianamente delle ricerche online per trovare prodotti e servizi. Di questi molti lo fanno non solo da desktop, bensì prevalentemente da smartphone. È estremamente importante quindi che i contenuti siano presentati su dei siti responsivi, ovvero in grado di adattarsi al display sul quale vengono visualizzati. Questi contenuti poi devono essere diffusi sulle tue pagine e profili social, in modo che possano avere una buona visibilità, nonché la possibilità di essere condivisi dagli utenti che ne sono interessati.

Aprire un blog dove si racconta la tua attività (per esempio: produci pentole?) come avviene, come si ottiene il prodotto finale, chi ci lavora attraverso post scritti accompagnati da immagini e video creati ad hoc, è un buon start su cui operare una SEO mirata e ben gestita, cosicché chi cerca online (sempre nell’esempio di prima) “padella antiaderente” potrà trovare un link al tuo sito tra i primi risultati. Per non parlare dei social, dove i post migliori possono diventare persino virali…

Seconda fase: convertire

Convertire cosa esattamente? In verità quello che si converte è proprio il visitatore che ha visualizzato quel contenuto in una lead, ovvero qualcuno che ha dimostrato attivamente interesse per ciò che viene offerto, scaricando del materiale sul proprio dispositivo, desktop o mobile, inviando una email per informazioni, o persino chiamando un numero che si era messo a disposizione. Perché avvenga questa magia è importantissimo che il link da cui si è partiti porti ad una landing page valida e ben strutturata.

La lead qui deve trovare informazioni soprattutto utili e attendibili, sempre grazie a contenuti originali di alta qualità, al punto da indurla a interagire spontaneamente in modo attivo. Come? Attraverso delle CTA (le Call To Action, link che possono portare, per esempio, ad un e-commerce, o anche semplicemente all’iscrizione ad una mailing list) o dei form in cui registrare i propri dati personali – sempre in linea con la normativa sulla privacy vigente, ovviamente. Usiamo ancora l’esempio delle pentole. Dopo aver letto sul blog una ricetta possibile grazie a quella pentola in particolare, o dopo averla vista in uso su un video su Facebook, la lead clicca sul link che apre la pagina, in cui saranno ad aspettarla tutti i dettagli relativi alla pentola, e magari anche come acquistarla comodamente da casa.

Terza fase: concludere

Concludere cosa? L’affare, naturalmente! Trasformando finalmente la lead in un vero e proprio cliente. Qui entrano in gioco strumenti quali le DEM, ovvero email inviate direttamente a chi ne ha fatto richiesta, grazie ad una mailing list che non sarà stata acquistata (come nell’outbound marketing, che peraltro presenterebbe molti indirizzi di utenti non interessati a quel particolare prodotto o servizio), ma che avrai generato dall’intervento di utenti interessati che difficilmente getteranno quel messaggio nel cestino senza nemmeno leggerlo.

Signals è invece il tool che rende possibile monitorare la campagna DEM, studiandone l’andamento, i click, le letture, dati utili ad ottimizzare e migliorare questo processo in itinere e in tempo reale. Si tratta di un lavoro tecnico e complesso, e qui il supporto di una agenzia SEO professionale può davvero fare la differenza tra un esperimento “amatoriale” e un intervento ben strutturato e di successo. Si tratta di fare un investimento sull’attività in cui credi, in modo che possa funzionare e crescere e renderti il profitto a cui hai sempre mirato.

Quarta fase: fidelizzare

Se il nome della terza fase ti ha indotto a credere che finisse tutto lì, ti sei sbagliato. L’ultima fase è altrettanto cruciale come le altre, dal momento che ha lo scopo di trasformare il cliente del primo acquisto in uno abituale, talmente soddisfatto da parlare bene del tuo prodotto e del tuo servizio ad altre persone, spontaneamente. Bello, no?

Per fare questo logicamente significa che il lavoro online non è certo finito lì. Bisogna raccogliere i dati, analizzarli ed elaborarli in modo da ottimizzare e migliorare ogni fase del processo. Dal momento che l’inbound marketing è concepito per adattarsi il più possibile a ciascun individuo, o meglio a gruppi di individui che condividono lo stesso interesse, tenere aggiornate tutte queste fasi è di vitale importanza. Ci vuole tempo, e sottolineiamo di nuovo l’importanza di una buona agenzia SEO, che può far funzionare tutti questi ingranaggi lasciandoti tutto il tempo che vuoi da dedicare alla tua attività. Tempo che magari potrai gestire in modo da realizzare anche un intervento offline. Ovvero partecipare a fiere e convegni, dimostrazioni, eventi che mettano le persone fisicamente a contatto con te e con ciò che offri. Un passaggio delicato e irrinunciabile, perché chiunque acquisti qualcosa vuole prima o poi vedere con i propri occhi la persona a cui dà i propri soldi. Così nascono clienti soddisfatti, ovvero clienti abituali. Ovvero clienti che ti faranno tanta pubblicità. Questa volta, gratis.

Cos’è Google AdWords e a cosa serve

Chi lavora all’interno del mondo del Web Marketing ha sicuramente avuto a che fare numerose volte con Google AdWords. Fa infatti parte di molte strategie sviluppate dai consulenti SEM e SEA, con lo scopo di migliorare il posizionamento di un sito sui motori di ricerca. Questo è l’obiettivo degli specialisti del settore, i quali adottano diverse tecniche a seconda delle necessità e delle richieste dei clienti stessi. Google AdWords rappresenta in questo caso un ottimo mezzo per essere competitivi sul web ed ottenere ottimi risultati.

Ma che cos’è Google Adwords?

Google Adwords è la piattaforma pubblicitaria appartenente a Google. Si tratta di un servizio online di advertising che permette di inserire spazi pubblicitari all’interno delle varie pagine di ricerca di Google stesso.

Gli annunci inseriti vengono visualizzati sopra i risultati di ricerca non a pagamento (o nella colonna sulla destra) e sono selezionati da un algoritmo che tiene in considerazione le parole chiave cercate dall’utente che svolge la ricerca stessa. In questo modo, gli annunci mostrati sono pertinenti allo scopo dell’utente.

La promozione avviene dunque attraverso il posizionamento non organico, quindi sugli spazi che Google ritaglia sulla pagina.

Anche gli altri motori di ricerca possiedono piattaforme simili, ma è Google a dominare nel mondo il settore del Search Marketing. La maggior parte degli utenti passa infatti da Google; quindi, per chi possiede un e-commerce o un sito web e vuole pubblicizzare i propri servizi, è ormai fondamentale sfruttare in modo adeguato Google AdWords e cercare di restare competitivi all’interno di un mercato tanto affollato.

Google AdWords e le keywords 

Le keywords (o parole chiave) sono fondamentali per dare vita ad una campagna pubblicitaria su Google AdWords.

Come per il posizionamento organico, anche gli annunci devono essere muniti di parola chiava e ottimizzati.

I clienti di AdWords devono essere in grado di individuare un gruppo di parole chiave che rimandino alla loro attività. Fatto questo, devono offrire per esse una certa cifra. Il trucco sta nell’individuare un gruppo di keywords efficaci ma non troppo contese, in modo tale da non dover spendere esagerate somme di denaro per superare le grandi attività che già hanno pagato per la stessa keyword.

Per questo le aziende che vogliono investire in campagne AdWords si affidano a specialisti. Per dare vita ad una campagna efficace è necessario svolgere numerosi studi sul mercato e più prove sul campo.

Google AdWords e il Pay per Click

Google AdWords funziona con un sistema che prende il nome di Pay per Click (PPC).

Ogni click che viene effettuato da parte di un utente sull’annuncio pubblicitario fa sì che Google scali dal budget giornaliero la somma prestabilita, fino a quando il budget non si esaurisce. È quindi necessario decidere in precedenza il budget giornaliero e il prezzo che, come azienda, si è disposti a pagare a Google per ogni click.

Per evitare di spendere cifre enormi, è importante creare delle campagne che siano in grado di massimizzare il rapporto spesa/click.

Qual è la giusta campagna AdWords?

Gli inserzionisti possono scegliere fra due tipi diversi di campagna a pagamento:

  1.  Rete di ricerca: annunci che compaiono sulla pagina dei risultati di Google.   
  2. Rete display: annunci o banner che gli utenti visualizzano sui siti internet che offrono appositamente spazi pubblicitari.

Per scegliere la giusta campagna AdWords è importante capire ed analizzare il target di utenti che gli inserzionisti vogliono raggiungere.

Rete di ricerca

Gli annunci sponsorizzati compaiono quando l’utente effettua su Google una ricerca in funzione di una parola chiave. Questi annunci sono sullo stile dei risultati che compaiono al momento della ricerca stessa e vengono mostrati agli utenti sulla base di più fattori, tra cui il budget che l’inserzionista decide di investire e la pertinenza dell’annuncio stesso con le keywords ricercate.

Le inserzioni compaiono in alto e sulla destra della pagina di ricerca e si differenziano dai risultati organici, identificandosi come risultati sponsorizzati, grazie ad una label.

Si tratta di annunci di tipo testuale. L’inserzionista può inserire il titolo, la descrizione e l’URL.

Possono poi essere aggiunte estensioni per rendere l’annuncio più interessante.

Rete display

Gli annunci possono essere sponsorizzati su canali appositi offerti dai publicher, ovvero da chi aderisce ad AdWords offrendo spazi sul proprio sito, social network o app per la visualizzazione di annunci pubblicitari. I publisher ricevono in cambio una percentuale di guadagno a seguito di click sull’annuncio.

Questa rete dà anche la possibilità di utilizzare annunci multimediali (banner e video), oltre agli annunci testuali.

Devono, come gli altri, essere pertinenti con la keyword ricercata e con l’argomento trattato. Compaiono in funzione dei target a cui ci si vuole rivolgere, sulla base anche dei dati demografici degli utenti.

Una delle campagne display più efficaci è quella di remarketing. Questa consente di mostrare gli annunci agli utenti che già hanno visitato il sito o l’app dell’inserzionista. Si raggiungono così utenti più propensi all’acquisto, “inseguendoli” nelle loro successive operazioni sul web.

Privacy e sicurezza su Google AdWords 

Le inserzioni su Google AdWords devono ovviamente seguire regole e restrizioni su privacy e trasparenza. Gli utenti devono infatti essere in grado di poter riconoscere facilmente qual è il servizio o il prodotto offerto da un annuncio e il suo inserzionista.

È bene aver chiaro anche che non si può pubblicizzare qualsiasi tipo di prodotto o servizio. Sono vietati annunci riguardanti armi, alcool, tabacchi e sesso. Sono esclusi anche gli argomenti che riguardano oggetti o attività non legali. Vi sono poi alcune limitazioni che variano a seconda della Nazione in cui l’inserzionista desidera pubblicare il proprio annuncio.

I fondamenti del search marketing: differenza tra SEM SEO e SEA

Quando si parla di Web Marketing, è impossibile evitare di parlare anche di SEM, SEO e SEA. Sono infatti ciò che sta alla base di tutto quello che riguarda questo mondo e non si può pensare di poterne entrare a far parte senza conoscerne i fondamenti.

Le strategie di marketing sul web si stanno sempre più affinando e migliorando, grazie a tecniche efficaci e a specialisti del settore. È impensabile, oggi, cercare di gestire il proprio e-commerce o la propria pagina web senza il prezioso aiuto di figure professionali che hanno a che fare quotidianamente con SEM, SEO e SEA.

Acronimi e differenze

  •  SEM: Search Engine Marketing
  •  SEO: Search Engine Optimization
  •  SEA: Search Engine Advertising

Dal Web Marketing parte un ramo che prende il nome di Search Engine Marketing (o più semplicemente Search Marketing), il quale si applica ai motori di ricerca. Comprende quindi le attività volte a generare traffico verso un determinato sito web. Semplificando, lo scopo è quello di portare al sito, attraverso i motori di ricerca, il maggior numero di visitatori possibile interessati a ciò che il sito stesso propone.

Si tratta del SEM.

Il SEM è indispensabile per portare il tuo sito in prima posizione

Applicare il Web Marketing ai motori di ricerca è fondamentale per portare il proprio sito in prima posizione, mettendolo in risalto.

Il SEM comprende tecniche e strategie mirate ad ottenere proprio questo risultato.

Le attività effettuate dal consulente SEM, ovvero dal professionista del settore, si focalizzano sui fattori di posizionamento off-site. Sono elementi esterni al sito da posizionare, ma che su di esso hanno effetto diretto.

Si occupa di pianificare e gestire campagne Pay per click (campagne pubblicitarie a pagamento), di posizionamento organico, di attuare strategie di link building e di analizzare, grazie a specifici strumenti, se le azioni intraprese hanno o meno ritorno.

SEO e SEA sono parte del SEM.

SEO: Ottimizzazione per i motori di ricerca

Con il termine SEO si va ad indicare l’insieme delle operazioni che hanno lo scopo di far aumentare le visite sul sito sul quale il consulente SEO opera, a partire dai vari motori di ricerca (come ad esempio Google). Queste operazioni prevedono l’ottimizzazione del codice sorgente della pagina web e, allo stesso tempo, l’ottimizzazione dei contenuti della pagina stessa. Tutto ciò permette di rendere il sito più adatto ai canoni della ricerca e lo aiuta ad acquisire posizioni migliori sui motori di ricerca stessi.

Le tecniche di ottimizzazione SEO si dividono in on-page e off-page. Le prime sono attività svolte direttamente sul sito da ottimizzare, mentre le altre sono svolte al di fuori del sito internet.

La SEO on-page comprende principalmente:

  •  Tecniche di incorporamento delle keywords (parole chiave principali) all’interno della pagina web.
  •  Articoli di blog con contenuti di qualità e pagine ottimizzate.
  •  Formattazione dell’URL della pagina.

La SEO off-page comprende invece:

  • • Creazione di una rete di backlink.
  • • Creazione di contenuti di qualità.
  • • Condivisione dei contenuti.

Le operazioni tecniche vengono effettuate sia sul codice HTML che sui contenuti delle pagine web del sito, ma anche sulla rete ipertestuale del dominio Web presente negli archivi dei motori di ricerca. Fondamentali sono le parole chiave da voler posizionare.

Tra tutte queste attività, si distinguono l’ottimizzazione della struttura del sito e degli url, dell’accessibilità delle informazioni da parte di spider e crawler dei motori di ricerca, del codice sorgente, dei link, delle immagini, dei contenuti e dei backlink.

Il SEO si distingue dal SEM, in quanto il suo obiettivo primario è quello di posizionare il sito nelle SERP organiche, ovvero nelle pagine dei risultati del motore di ricerca. Il SEM, invece, comprende anche le attività di posizionamento negli spazi allocati per risultati Pay per click.
Quindi, mentre gli effetti del Pay per click sono istantanei, le attività SEO sono legate a risultati nel lungo periodo.

SEA e Google Adwords

Con il termine SEA si vanno ad indicare tutte quelle attività di gestione di campagne di link a pagamento su siti e portali che consentono maggiormente di raggiungere il target d’impresa.

Sono solitamente tecniche utilizzate per ottimizzare le proprie campagne pubblicitarie realizzate con Google Adwords.

Google Adwords è la piattaforma Google che permette di creare campagne di link sponsorizzati.

Il SEA si differenzia notevolmente dal SEO, in quanto consiste in un pagamento diretto al motore di ricerca per poter comparire nei suoi risultati. È quindi un’attività di promozione a pagamento attraverso i motori di ricerca e gli strumenti di pubblicità che essi stessi offrono. Il SEO, invece, non fa uso di campagne pubblicitarie e di Google Adwords, ma il suo scopo è un posizionamento organico.

Come per il SEO, anche per il SEM le keywords sono fondamentali. La parola chiave scelta viene ovviamente inserita all’interno dell’annuncio, il quale deve essere ottimizzato.

Sono le tecniche SEO le basi di un buon lavoro SEA.

Lavoro di squadra

È importante tenere presente SEM, SEO e SEA non sono tecniche che lavorano in modo indipendente. Sono infatti parte di un’unica grande strategia di Web Marketing.

Il posizionamento dei siti web è diventato fondamentale per poter emergere in rete. E la rete è ormai uno dei migliori mezzi per far conoscere la propria azienda e per vendere i propri servizi e i propri prodotti. Per questo vi sono agenzie e specialisti in campo SEM, SEO e SEA che lavorano insieme per fornire consulenze e servizi di questo genere.

Perché inserire Instagram in una strategia di Web Marketing? Come gestire al meglio un account Instagram e far aumentare i follower della tua pagina aziendale

Chi ama scattare foto non può fare a meno di Instagram. Uno dei social network più utilizzati al momento e, sicuramente, quello perfetto per condividere le proprie immagini in rete.

Nato nel 2010, è stato acquistato da Facebook nel 2012. È oggi il terzo social più usato (dopo Facebook e YouTube) e conta più di 700 milioni di utenti attivi mensilmente. Negli anni è cresciuto e si è evoluto, aggiornandosi per diventare sempre più performante.

Principalmente viene utilizzato dai più giovani: l’età prevalente varia dai 19 ai 24 anni. Gli utenti scattano e caricano le proprie foto, applicando filtri, aggiungendo hashtag e descrizioni e condividendo in questo modo le loro esperienze giornaliere. Instagram è stato infatti ideato per condividere il momento, proprio come indica il nome stesso.

Ma non si tratta più di comunicare in rete solo ciò che ci sta accadendo o le esperienze che stiamo vivendo.

Instagram può diventare infatti anche un componente essenziale all’interno di una buona strategia di Web Marketing. Come ogni altro social, anche questo si dimostra utile ed efficace se utilizzato in modo astuto, pratico e corretto.

Ogni tipo di azienda può trovare in Instagram uno strumento per aumentare il proprio pubblico e, di conseguenza, le proprie entrate. L’engagement su Instagram è infatti nettamente più alto rispetto a Facebook o Twitter. Questo significa quindi che il coinvolgimento e le interazioni sono maggiori. Gli utenti di Instagram sono molto più propensi a mettere like, commentare e condividere i contenuti dei brand rispetto a ciò che accade sugli altri social. Fattore essenziale per la vostra strategia.

Perché un’azienda dovrebbe scegliere di essere presente su Instagram?

Instagram è estremamente efficace per quanto riguarda la comunicazione visiva. E si sa, alle persone arriva prima un certo tipo di contenuto se presentato con un’immagine piuttosto che con un testo. Le immagini sono dirette e più coinvolgenti e, spesso, riescono ad esprimere meglio ciò che si vuole cercare di comunicare.

L’azienda ottiene sicuramente maggiore visibilità, in quanto, come già detto, sempre più utenti fanno uso abituale di questo social network. La sfida sta nel saper comunicare in modo efficace con le immagini; essere in grado di arrivare al consumatore e di spingerlo a seguire il proprio profilo non è immediato, ma è il frutto di un’importante e studiata strategia, diversa per ogni azienda.

Si instaura, più di quanto possa accadere sugli altri social, un rapporto diretto con i consumatori. Oltre a seguire ed apprezzare le immagini pubblicate dall’azienda, gli utenti spesso pubblicano a loro volta foto che vanno a pubblicizzare i prodotti dell’azienda stessa. Questo perché chi è iscritto su Instagram ama condividere la propria quotidianità e rendere i propri seguaci partecipi di tutto ciò che lo riguarda. Un buon prodotto o un buon servizio possono quindi trovare su questo social un alto grado di promozione pubblicitaria da parte dei clienti stessi.

Ci sono strategie per gestire al meglio la pagina aziendale?

Sicuramente , ma non tutte valide o adatte per ogni tipo di azienda. Gli utenti devono essere stimolati in base ai servizi e ai prodotti che vengono loro offerti.

Ciò che sta alla base di una buona strategia è un buon piano editoriale. Programmare i post e i loro contenuti diventa fondamentale per poter gestire al meglio la propria pagina e per riuscire a monitorare gli sviluppi e la risposta degli utenti.

Il piano editoriale permette anche di coordinare correttamente la pubblicazione dei contenuti. Per sfruttare al meglio questo strumento, un’azienda non può certamente pubblicare le proprie immagini in modo incostante o casuale. La qualità può anche essere altissima, ma non basta. È importante guardare ai volumi: se l’obiettivo è raggiungere un elevato numero di follower, è importante postare con continuità e regolarità.

L’hashtag è il vostro nuovo migliore amico

Gli hashtag sono una componente essenziale se lo scopo è quello di arrivare al maggior numero di utenti possibile. Sono infatti strumenti di ricerca che gli utenti usano per trovare i topic di maggiore interesse. Inserirli nella descrizione del proprio post permette di essere trovati da chi ancora non segue la pagina. Danno visibilità e incrementano il numero di interazioni, aiutando quindi anche l’azienda ad aumentare i follower.

Per poter scegliere quelli più adatti, è necessario concentrarsi sia sulla loro popolarità che sulla loro rilevanza e attinenza al brand o prodotto da pubblicizzare.

Se un’azienda si occupa di cosmesi, non potrà certo inserire tra i propri hashtag #cat, #kitty o #loveanimals. Sono sicuramente parole molto cliccate, ma non hanno niente a che fare con il brand di riferimento.

Più follower per tutti

Piacere a tutti è impossibile. Sia nella vita, che sui social. Come fare allora per tentare di raggiungere il maggior numero di utenti possibile?

Aumentare i propri follower non è immediato. È importante definire con chiarezza e precisione il proprio target di riferimento. A chi sono destinati principalmente i valori o i prodotti promossi dall’azienda? Una volta stabilito questo, sarà opportuno muoversi di conseguenza e adattare le proprie pubblicazioni e i propri contenuti al pubblico che ne usufruirà.

Contenuti coerenti con grafiche riconoscibili. Gli utenti devono poter individuare subito il prodotto, ma devono anche riuscire ad apprezzare il valore estetico delle immagini.

Fondamentale è l’interazione con i follower. Non essere passivi, ma attivi. Gli utenti di Instagram, come già detto, sono molto più attivi rispetto a quelli degli altri social network. Le aziende devono riuscire a fare lo stesso.

Non è assolutamente banale rispondere ai commenti o mostrare di apprezzare ciò che i follower pensano a proposito dell’azienda e dei suoi prodotti. È importante il legame con gli utenti, i quali possono diventare futuri clienti.

Si possono organizzare contest o possono essere proposti hashtag inediti da far utilizzare ai propri follower. In questo modo la visibilità aumenta e gli utenti si sentono partecipi e spinti a rimanere legati alla pagina e all’azienda stessa.

La comunicazione è tutto. Insieme alla chiarezza, alla creatività e ad una buona organizzazione, è la chiave per dare ad Instagram una grande possibilità nel mondo del Web Marketing.