LinkedIn Ads: come funziona e come può far crescere il tuo business

Vetrata di LinkedIn, un social ideale in cui fare Ads

LinkedIn è dal 2006 la piattaforma maggiormente utilizzata per la ricerca di lavoro e di personale, è il sito che permette di stringere e mantenere rapporti professionali fondamentali per il nostro business.

Se intendi costruire delle campagne marketing su LinkedIn, è necessario capire come funziona LinkedIn Ads e il LinkedIn Marketing in generale.

Per prima cosa, come abbiamo detto, il focus principale degli utenti di LinkedIn è trovare connessioni lavorative, quindi perché le campagne LinkedIn Ads funzionino, devono necessariamente proporre servizi che facilitino il lavoro dell’utente o che rispondano alle curiosità e ai dubbi in modo mirato. Solo così i contatti potranno convertirsi facilmente in potenziali clienti e quindi gli investimenti di tempo e denaro non saranno stati vani. 

Per costruire una campagna Ads LinkedIn che funzioni è utile stabilire un target di riferimento.

Uno dei punti a favore di LinkedIn è proprio quello di permettere una costruzione definita del target attraverso le informazioni che si possono ritrovare nei profili personali o aziendali come:

  • Professione
  • Settore professionale 
  • Grado di esperienza 
  • Skills
  • Gruppi linkedin a cui si è iscritti 
  • Nome, grandezza e dislocazione di una azienda

Vediamo nel dettaglio come funziona LinkedIn Ads.

LinkedIn Ads: come funziona 

Per costruire una campagna Ads LinkedIn dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo attuare direttamente un’operazione di vendita diretta, magari creando un’inserzione che richieda già una call to action all’utente, questo non funzionerebbe. 

Linkedin funziona come una vetrina in cui l’obiettivo principale è rendersi visibili e incuriosire, affinché siano gli utenti stessi ad indagare sulla nostra offerta. 

Gli elementi essenziali per costruire una qualsiasi campagna social sono tre e possono essere riassunti con l’acronimo inglese AMO, ossia: 

1. Audience 

Come abbiamo visto, capire chi è il nostro pubblico e quali sono le sue necessità, ci aiuterà a inquadrare il servizio da offrire e il metodo migliore per comunicarlo.

2. Message 

È l’insieme delle immagini e del formato che utilizzi per divulgare la tua offerta, affinché sia accattivante.

È importante utilizzare i colori giusti e il linguaggio migliore per il nostro pubblico.

3. Offer 

È la parte più importante.

L’offerta che usi per attirare l’attenzione che ti porterà a generare nuovi possibili clienti.

Assicurati di presentare un valore forte che convinca l’utente a cliccare ed investigare sul tuo business e a fornirti i propri dati personali. 

Un’offerta che incita solamente ad una call to action come “clicca qui per avere un preventivo” non funziona. 

Potresti offrire ad esempio delle guide, un eBook o webinar gratuiti che rispondano alle esigenza del target a cui ti riferisci. 

L’importante è capire quale problema deve risolvere il tuo cliente e fornire una risposta con un assets funzionale.

Che sia in una guida di 3 minuti o in un webinar di 30, è fondamentale fornire risposte alle domande del cliente e mantenere le promesse dell’offerta iniziale. 

È bene monitorare sempre le proprie campagne e aggiornarle di tanto in tanto per non far crollare l’interesse e di conseguenza i clic ricevuti.

Uno strumento utile in questo caso è Google Analytics, il tool di Google totalmente gratuito che ti fornisce statistiche e dati chiari sulle tue business activity.

Campagne LinkedIn Ads: costi 

Costruire campagne LinkedIn Ads richiede degli investimenti maggiori rispetto ad altre piattaforme, ma se il tuo obiettivo è quello di lavorare su predizioni di profitto a lungo termine, questa è il social adatto. 

Stabilire un budget, controllare gli effettivi tassi di conversione, può aiutarti a capire se la tua campagna su LinkedIn sta funzionando. 

Esistono due principali metodi di pagamento per le proprie campagne LinkedIn Ads: 

  1. CPC (Cost Per Click) In cui l’addebito avviene solamente quando qualcuno. È possibile con questo metodo stabilire un budget massimo di spesa per ogni click.
  2. CPM (Cost Per 1000 Impressions) utile soprattutto per calcolare il numero di click per annuncio. Con questa opzione il pagamento avverrà solamente ogni 1000 click e avrà un costo fisso. 

Non esiste un costo prestabilito su LinkedIn, ma nel momento di creazione di una campagna LinkedIn Ads, verrà mostrato un intervallo di offerta che fornisce una panoramica delle offerte degli altri inserzionisti che competono con il nostro business. 

Migliore sarà la tua offerta, più saranno le probabilità che l’utente clicchi sulla tua inserzione e possa così diventare un nuovo cliente. 

Personal Branding: cos’è e come farlo

processo di personal branding animato

Se state leggendo questo articolo, probabilmente anche nella vostra mente circola questa domanda: “ma il Personal Branding cos’è?”.

Sicuramente vi sarà capitato di sentirne parlare, di sentire che è qualcosa di importante, di imprescindibile, sarà davvero così? Proviamo a dare una risposta a queste domande capendo non solo cos’è, ma anche come fare Personal Branding.

Cos’è il Personal Branding

Poniamo il caso che abbiate un’azienda che produce succo di Melograno biologico, buonissimo, a km 0, con i migliori metodi di coltivazione e di estrazione.

Il vostro competitor vende esattamente il vostro stesso prodotto, con le medesime qualità, ad un prezzo quasi identico.

Qualsiasi mossa programmiate, la controparte non intende essere da meno. Quindi, in ultima analisi, vendete esattamente la stessa cosa, con le stesse proprietà e lo stesso prezzo. 

Allora, qual è la differenza sostanziale che spingerà il consumatore ad acquistare il vostro prodotto anziché quello del vostro competitor?

La fiducia

Acquisto il tuo prodotto, perché mi fido di te. Perché so chi sei, come lavori, quali sono i tuoi valori, o più semplicemente, perché mi stai simpatico. 

Seguo i tuoi consigli perché sei competente nel tuo campo, perché in sostanza sei il miglior rivenditore di succo di melograno. 

Quindi il personal branding cos’è se non un’insieme di azioni che permettono di farsi conoscere per la propria competenza lavorativa, per i propri valori e la propria personalità? È la storia che racconta il vostro impegno, la vostra dedizione, le vostre particolarità nel proporvi e nel proporre i vostri servizi.

Capiamo quindi come passare all’azione e come fare personal branding in modo efficace. 

Come fare personal branding

Innanzitutto è bene chiarire il settore in cui riconoscersi, quali sono le proprie propensioni e specialità, sia a livello lavorativo che personale. 

Questo oltre a identificare l’area di competenza, indica anche qual è il modo migliore di presentarsi agli altri e quindi come comunicare al meglio la propria immagine di azienda.

Per poter capire come fare personal branding in modo semplice ma mirato, seguiamo questi tre punti: 

1. Quali canali utilizzare 

I canali utilizzabili sono molteplici, è bene però scegliere quello che più si adatta alle nostre esigenze.

Ricorrendo ancora all’esempio del rivenditore di succo di melograno, è indispensabile capire che cosa voglio mostrare, su che cosa voglio fare leva.

In poche parole: qual è la chiave del personal branding.

Possiamo considerare di creare un video che mostri una giornata lavorativa, il rapporto tra collaboratori, qualche sketch simpatico sulla propria quotidianità, crearsi un pubblico e curarne il community management.

Non è indispensabile che il personal branding si riferisca solamente a ciò che intendo offrire. Un cliente può affezionarsi, non solo per la competenze ma anche per la personalità, le idee, i valori, la stima o per qualche interesse comune. 

Utilizzare Instagram in una strategia di web marketing attraverso le stories, condividere un post su Facebook, twittare, migliorare il proprio profilo LinkedIn, aprire un blog, condividere le proprie foto: le attività possibili sono davvero molto ampie, è importante però scegliere il canale adatto.

È consigliabile condividere un messaggio chiaro, utilizzando la piattaforma giusta, anziché divulgare troppi messaggi in modo casuale, generando confusione. 

2. Stabilire e studiare il target 

Per poter scegliere il canale adatto per farsi conoscere, è doveroso porsi prima di tutto una domanda: a chi desideriamo parlare? 

Capire quale sarà il target di riferimento, studiare quali piattaforme utilizzare e con quale frequenza, aiuterà a creare un messaggio mirato sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo.

Qualsiasi canale decidiamo di utilizzare è importante comunicare usando lo stesso linguaggio, lo stesso modo di parlare del target su cui si sceglie di investire. 

Attenzione, è possibile che la nostra reputazione, quindi il nostro lavoro di personal branding, sia esso stesso il primo passo che spinge le altre persone a fidarsi di noi, prima della nostra competenza di settore.

Che rivendiamo succo di melograno, proponiamo ricette di cucina, scriviamo articoli di moda o condividiamo le nostre foto migliori, quello che ci permette di entrare in contatto con gli altri, fruitori, clienti o consumatori, è quello che noi siamo, quello che ci rappresenta come individui. 

3. Farsi vedere 

Stabilito il canale da utilizzare e il target di riferimento, l’ultimo passo per capire come fare personal branding è quello di farsi vedere, quindi: esserci

Programmare una cadenza temporale nella pubblicazione dei nostri contenuti, aiuta a creare un’abitudine, una specie di post-it mentale nella mente di chi ci segue.

È importante che la creazione di contenuti sia facile da fare, ma non improvvisata. 

Studiare le dinamiche, i metodi migliori, i format adatti a promuoverci sono sicuramente gli elementi portanti per capire come fare personal branding, ma se progettiamo qualcosa di troppo complicato, non riusciremo a perpetuarlo nel tempo con costanza. 

È indicato quindi scegliere qualcosa che sia già parte delle nostre capacità, in parole povere, qualcosa in cui siamo bravi o che ci piace fare, qualcosa che rispecchi la nostra personalità

Ora che abbiamo spiegato come fare personal branding, quindi come migliorare la nostra immagine e reputazione sul web, concludiamo con una frase del fondatore di Amazon Jeffery Bezos che ben riassume il valore e l’importanza del personal branding:

“La reputazione è ciò che gli altri dicono di te quando sei uscito dalla stanza”

Cosa vorresti dicessero di te?

Content Marketing: cos’è e come migliora la tua strategia

Elaborando una strategia di content marketing

Per poter spiegare in modo esaustivo che cos’è il Content Marketing probabilmente non basterebbe un libro intero, tanti sono gli aspetti e le peculiarità di questo campo. 

Iniziamo però a vedere qual è la definizione di Content Marketing e quali sono gli aspetti caratterizzanti. 

Definizione di Content Marketing

Che cos’è il Content Marketing? È un metodo che permette di creare e condividere contenuti di valore che abbiano lo scopo di coinvolgere, informare e fidelizzare il cliente.

Rappresenta la possibilità di raccontare la storia, la dedizione ed i meccanismi che si celano dietro al prodotto o al servizio che intendiamo vendere.

Perché è importante il Content Marketing? 

Se esiste una frase che può ben riassumere il ruolo del Content Marketing oggi, potrebbe essere quella di Seth Godin, luminare delle questioni di web marketing, business e comunicazione:

“Il marketing non è più questione di ciò che sai produrre ma della storia che sai raccontare”

Oggi, le dinamiche di sviluppo e di innovazione corrono rapide in quasi ogni ambito, non conta solamente arrivare per primi o che cosa si produce, ma conta soprattutto saper creare un contatto empatico con chi sta dall’altra parte.

Consiste nel saper utilizzare il giusto linguaggio, per spiegare le intenzioni che sottostanno ad un progetto, per poter vendere non solo un prodotto o un servizio, ma soprattutto idee e valori.

Quali sono i principali tipi di contenuti? 

Una volta chiarita l’idea da trasmettere, si dovrà scegliere il canale più efficace per l’azienda e per il target a cui ci si riferisce.

Possiamo quindi considerare diversi tipi di contenuti in base alle esigenze:

Lo scopo di un contenuto web, non è direttamente vendere, ma creare un sistema di fiducia con il cliente, informarlo senza interromperlo o disturbarlo, ma creare uno spazio che lui stesso vorrà scoprire. 

Posso quindi dare una panoramica dei traguardi aziendali, i cosiddetti Company goals, quindi permettere al cliente di osservare in una timeline la crescita dell’impresa e dei servizi che offro e allo stesso tempo migliorare la corporate reputation.

Posso raccontare i case study di successo, fornire consigli su cosa fare e non fare in un dato contesto, far conoscere una figura professionale attraverso un’intervista, fare formazione attraverso un webinar

Basta solo scegliere il canale migliore per poter divulgare il mio contenuto.

Il Content Marketing SEO friendly 

Nel caso in cui scegliessimo di creare un testo scritto, non è sufficiente che sia scorrevole e che catturi l’attenzione, ma deve necessariamente essere SEO friendly.

L’acronimo SEO sta per Search Engine optimization e comprende le azioni che prevedono l’ottimizzazione di un testo, per poterne migliorare il posizionamento sui motori di ricerca come il più conosciuto Google. 

Essendo un’operazione mirata è consigliabile rivolgersi ad un Seo Specialist.

Costruire un piano editoriale 

Perché il Content Marketing abbia successo nella strategia d’impresa, ogni azione dev’essere sviluppata con anticipo e a lungo termine, in modo da poterne misurare i risultati e capirne l’efficacia.

È quindi indispensabile creare un piano editoriale, un vero e proprio calendario con scadenze, argomenti da trattare e le principali keywords, che faranno da guida nella creazione dei contenuti. 

È importante inoltre che la pubblicazione dei contenuti mantenga una certa coerenza, decidendo quindi prima, se si vuole optare per una pubblicazione settimanale, mensile, bimestrale e così via.

Content promotion

Una volta redatto e pubblicato il nostro contenuto, dobbiamo accertarci che possa avere la giusta promozione.

Molto spesso spendiamo tempo a creare ottimi contenuti che poi non hanno la giusta visibilità.

A seconda del tipo di contenuto, possiamo considerare di usare piattaforme social come Facebook e Instagram per la strategia di web marketing, usare la classica newsletter oppure citando alcuni influencer

In questo modo potremmo divulgare in modo semplice ciò che desideriamo raccontare e raggiungere quanti più possibili potenziali clienti.

Il Content Marketing rappresenta in definitiva, il momento di maggior contatto con il nostro pubblico, il nostro cliente, le persone che decideranno di scegliere non solo i nostri prodotti, ma soprattutto la nostra personalità.

È quanto di più vicino ad una stretta di mano ci possa essere nel mondo virtuale, è accogliere, senza pretese nuovi ospiti in quegli spazi a cui teniamo come se fossero casa. 

Hai iniziato a lavorare da remoto? Ecco cosa sapere!

Dipendente che lavora da remoto

Smartworking, lavoro agile, lavoro da remoto. Tre termini per indicare il medesimo concetto: ovvero lavorare grazie ad una connessione a internet senza la necessità di recarsi fisicamente in ufficio.

All’estero e soprattutto negli Stati Uniti lavorare da remoto è una realtà ben consolidata e il numero di aziende e multinazionali che vi fanno ricorso sono numerosissime, ma in Italia si tratta di una pratica che ancora non riesce a trovare il giusto spazio e riconoscimento.

Qual è il significato di lavorare da remoto?

Ma cosa significa davvero lavorare da remoto? Come ci suggerisce la parola “remoto” – che significa “lontano nel tempo ma anche nello spazio” – è un tipo di lavoro che si svolge lontano dall’ufficio. Il termine, però, fa anche riferimento alla connessione ad internet che è detta appunto connessione da remoto. Nello specifico quindi, questa particolare organizzazione del lavoro non necessita di un luogo circoscritto in cui i lavoratori devono recarsi. I lavoratori, infatti, possono svolgere i loro compiti da casa o da qualsiasi altro luogo vogliano purché ci siano le condizioni necessarie per lo svolgimento dell’attività professionale.

Per condizioni necessarie si intendono principalmente un dispositivo elettronico (computer, tablet, smartphone) e una buona connessione ad internet. È la connessione da remoto, infatti, che rende possibile allo smartworker (lavoratore da remoto) di restare in contatto con i propri colleghi e clienti anche a diversi chilometri di distanza.

L’avvento di internet stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare. Fino a pochi anni fa, infatti, l’idea di lavorare da casa senza bisogno di recarsi tutti i giorni in ufficio era inimmaginabile. Oggi non solo è una realtà ma in molti casi è l’opzione più conveniente sia per le aziende che per i dipendenti.

Esistono diverse modalità di smartworking ma lavorare da remoto ha un significato specifico, ovvero vuol dire svolgere lontano dall’ufficio tutte le attività previste dal nostro contratto. La giornata lavorativa degli smartworker, quindi, è la stessa di un lavoratore tradizionale, sia che si tratti di dipendenti sia che si tratti di liberi professionisti.

Vantaggi e svantaggi del lavoro da remoto

Il lavoro da remoto presente moltissimi vantaggi:

  • Orari di lavoro più flessibili.
  • Nessuno spostamento per recarsi/tornare da lavoro con risparmio di tempo e soldi.
  • Possibilità di organizzare il lavoro in base alle esigenze della famiglia.
  • Notevole risparmio economico da parte delle aziende.

Lavorare da remoto, però, ha anche degli svantaggi:

  • Maggiori distrazioni.
  • Difficoltà a mantenere la concentrazione.
  • Tendenza alla pigrizia.

Quando si lavora da remoto, infatti, la parola d’ordine deve essere “organizzazione“. È fondamentale organizzare la propria giornata di lavoro  in modo da portare a termine tutti i compiti ed evitare tutte le distrazioni che sono sempre dietro l’angolo quando si lavora da casa.

Come essere produttivi quando si lavora da remoto?

Dopo aver analizzati i pro e i contro del lavoro da casa ecco qualche trucco per lavorare a distanza senza abbassare i livelli di produttività e ritrovarsi a rincorrere scadenze e consegne.

No a social e smartphone

A meno che non vi occupiate di comunicazione o di social media marketing, navigare sui social è assolutamente vietato e l’utilizzo dello smartphone dovrebbe essere il più possibile limitato a telefonate di lavoro, proprio come fareste se foste in ufficio con il rischio di essere beccati dal capo a perdere tempo. Potete dedicare a queste attività i momenti di pausa, ma ricordate: il confine tra il “Dare un’occhiata veloce al profilo Facebook” e “Sono passate due ore da quando mi sono collegata a Facebook” è molto sottile.

Suddividere la giornata in sessioni di lavoro

Avete mai sentito parlare della “tecnica del pomodoro“? Il nome deriva dai classici timer da cucina a forma di pomodoro che si utilizzano per tenere sotto controllo i tempi di cottura dei cibi e che ci avvertono con un segnale acustico quando sono pronti.

I freelance sapranno sicuramente di cosa stiamo parlando, poiché è una tecnica molto utilizzata da chi lavora in proprio per suddividere la giornata lavorativa in sessioni di uguale durata, alternate da momenti di pausa. L’alternanza tra sessioni di lavoro e pause, infatti, aiuta a restare più concentrati durante le prime e a recuperare energie mentali durante le seconde.

Online si possono trovare numerose app, come tomato-timer, per il corretto utilizzo di questa tecnica (si riconoscono per i riferimenti al pomodoro) che consentano di impostare sia la durata delle sessioni di lavoro (30/ 45/ 60 min) sia delle pause e ci avvertono quando una sessione finisce ed è il momento di fare una pausa e viceversa.

Compilare una lista delle cose da fare 

Preparare una lista giornaliera o settimanale delle task e degli obiettivi, organizzati in base alle priorità, è utilissima per mantenere il polso della situazione e non tralasciare nessun aspetto del lavoro. Dimenticare di inviare una mail importante, infatti, è un attimo, ma anche in questo caso la tecnologia ci viene in aiuto con app appositamente studiate per aiutarci ad organizzare impegni e scadenze e che consentono anche di impostare l’invio di notifiche per le task più importanti.

Mantenere la postazione di lavoro in ordine 

È fondamentale ritagliarsi uno spazio della casa da adibire ad ufficio (non è necessario avere una stanza apposita, basta anche un angolo del salotto) e mantenerlo in ordine. Il disordine oltre a farci perdere tempo si riflette negativamente sulla nostra produttività. Quando finite di lavorare rimettete sempre in ordine fogli, penne, appunti, etc.

In conclusione, lavorare da remoto presenta tanti vantaggi e secondo gli esperti rappresenterà il modello di organizzazione del lavoro del futuro, ma per non rischiare di abbassare i propri livelli di produttività è necessario modificare completamente la nostra concezione di lavoro, ancora radicata a vecchi schemi e modelli.

Che cos’è il Remarketing: caratteristiche e strategie

colleghi che pianificano una strategia di remarketing

Fare pubblicità su internet, oggi, è diventato essenziale, soprattutto perché la maggior parte delle persone si informa in rete in merito a prodotti o servizi e spesso acquista direttamente tali elementi usando sempre il proprio computer o cellulare. Ecco perché conoscere tecniche come il remarketing potrà essere davvero d’aiuto, anche a chi non ne abbia mai sentito parlare.

Retargeting e Remarketing: cosa sono?

Bisogna innanzitutto dire come retargeting e remarketing siano assolutamente sinonimi, e quindi come si potranno utilizzare allo stesso livello. Prima di capire come fare remarketing e retargeting sarà necessario capire che cosa sia questo tipo di tecnica.

In generale, il remarketing si può definire come una forma di pubblicità che si realizza online. Questa si rivolge agli utenti prendendo in considerazione quelle che saranno state le loro precedenti azioni compiute su internet. In modo particolare, si prenderanno in considerazione quelle azioni che il soggetto abbia compiuto non arrivando ad un obiettivo, ad esempio fermandosi prima di acquistare un prodotto.

Si può anche sottolineare come grazie a queste tecniche, sia possibile mantenere un marchio nella mente del cliente potenziale anche dopo che questo abbia lasciato il sito che stava consultando. Quindi per il remarketing il significato è abbastanza palese: realizzare forme di promozione che spingano il soggetto a ricominciare da dove ha lasciato.

Questo anche perché è stato analizzato come solamente il 2% del traffico totale viene convertito alla prima visita. Sarà, quindi, essenziale cercare di mantenere il contatto con i propri potenziali clienti anche dopo che questi abbiano lasciato il sito di riferimento. 

Il funzionamento del remarketing

Dopo aver capito cos’è il remarketing si dovrà passare ad analizzare concretamente il suo corretto funzionamento. A livello generale, il remarketing si basa su quelli che sono i cookie, quindi le “tracce” che il soggetto abbia lasciato nel momento in cui ha visitato un sito internet. Sarà il codice Javascript a consentire all’azienda di seguire i comportamenti del pubblico su internet.

Quindi, chi voglia iniziare a fare remarketing dovrà certamente affidarsi ad un programmatore che sappia inserire il giusto codice all’interno del sito di riferimento. Il codice verrà generato nel momento in cui si attiverà una determinata campagna, ma gli utenti non lo vedranno nel durante la visita alla pagina. Successivamente, il codice verrà associato al browser che il soggetto avrà utilizzato per visitare il sito stesso.

I valori che saranno stati rilevati verranno tracciati, e tali valori verranno utilizzati per proporre ai potenziali clienti degli annunci che si colleghino alla precedente visita. Per questo molti clienti, anche all’interno di siti che non c’entrano nulla con quello originariamente visitato continueranno a vedere annunci pubblicitari. Ad esempio, ciò accade su Facebook: il cliente ha visitato un negozio di scarpe, e poi continua a vedere gli annunci relativi alle offerte di quel negozio anche all’interno del social network.

Queste tecniche sono davvero molto efficaci, perché si rivolgono a persone che hanno già consciamente visitato un sito. Quindi, saranno comunque soggetti che avranno indicato un determinato interesse per una causa, per un prodotto o un servizio. Sono campagne che vanno a comprendere soggetti che abbiano già familiarità con un determinato tipo di marchio, e per questo sono sicuramente efficaci. 

Come attivare i servizi di remarketing

Oggi è ancora più facile rispetto al passato utilizzare e mettere in pratica questi tipi di tecniche. Ad esempio, sarà possibile attivare delle campagne di remarketing attraverso la rete display di Google, oppure attraverso direttamente Google Ads.

Allo stesso modo, e come si è appena indicato nell’esempio, è possibile fare campagne di questo tipo anche utilizzando i social, come Facebook ma anche Instagram. Tuttavia, per poter attivare queste campagne all’interno dei social sarà essenziale, almeno per il momento, affidarsi a servizi terzi, come AdRoll oppure Perfect Audience.

Sono tutti servizi che, comunque, “pagheranno” perché le conversioni che si possono ottenere con questo tipo di campagne sono davvero elevate e si notano risultati che con altre campagne non si potrebbero neppure immaginare. 

Come realizzare campagne di remarketing di successo

Molti pensano che retargeting e remarketing possano “vendere da soli”, ma questo non è del tutto vero. Infatti, se è certamente vero che le campagne di pubblicità realizzate con questi strumenti sono efficaci, bisogna anche sottolineare come il remarketing deve fare parte di una strategia pubblicitaria più grande.

Una campagna, quindi, dovrà essere combinata con azioni di marketing, come quelle inbound e outbound. Bisognerà, quindi, iniziare a generare una domanda da parte del potenziale cliente che dovrà, quindi, cominciare a visitare il sito internet per avere una certa familiarità con il marchio. Quindi, ad esempio, si dovranno generare le visite al proprio sito attraverso l’uso dei social, oppure usando le tecniche SEO on site e off site.

In questo modo si avrà già un’ottima base per poter portare il soggetto a voler visitare un sito e a conoscere qualcosa in più in merito ad un prodotto o ad un servizio offerto. Bisogna, quindi, pensare come il remarketing sia uno strumento eccellente per poter portare a maggiori conversioni, ma non possa originariamente portare il cliente a visitare un sito. Ecco perché una campagna di questo tipo andrà studiata attentamente e non potrà essere improvvisata.

Quanto far durare una campagna di remarketing?

Un dubbio relativo al retargeting e remarketing è anche costituito dalla durata della campagna. Questo perché le campagne pubblicitarie di questo tipo si basano soprattutto sull’insistenza nei confronti del potenziale cliente.

Ecco che, quindi, non si potrà far durare all’infinito il remarketing, ma sarebbe meglio utilizzare queste tecniche in alcuni casi specifici. Ad esempio, molte aziende puntano su tali strumenti in particolari periodi dell’anno, come il Natale, i saldi e così via.
Esempi sono costituiti dai corsi, che vedono offerte a tempo, magari all’inizio dell’anno, in modo da acquisire clientela e da consentire al cliente di approfittare di qualcosa che durerà solo per qualche giorno. Infatti, si deve anche sottolineare come, così come per moltissime altre offerte, anche in retargeting e remarketing la durata limitata sarà essenziale perché spingerà il soggetto a compiere l’azione desiderata: lui penserà che se non metterà in pratica alcuni comportamenti entro un brevissimo termine non potrà ottenere ciò che vuole.

Buyer Personas: cosa sono e perché utilizzarle nella tua strategia

team ricerca e analizza buyer personas

Le strategie di marketing richiedono non solo di prendere in considerazione un prodotto, ma soprattutto i soggetti che potrebbero essere interessati ad acquistare un determinato bene o servizio.

Per questo motivo, chi si occupa di pubblicità e promozione, non potrà tralasciare di analizzare e individuare le buyer personas. Questo concetto, che ancora molti non conoscono, è essenziale ed andrà approfondito per poter portare davvero alla creazione di una strategia di marketing efficace.

Buyer personas: definizione e significato

Come prima cosa, quindi, bisognerà vedere qual è la definizione di buyer personas e il suo significato. Con questa espressione si fa riferimento a quei profili che vengono sviluppati in una strategia di marketing. Questi vengono realizzati allo scopo di identificare le caratteristiche principali di un cliente ideale.

Quindi, si può anche dire come le buyer personas siano soggetti immaginari, che potrebbero ritrovarsi a valutare l’acquisto di un bene o servizio. Nel delineare questi soggetti si prenderanno in considerazione tutti gli elementi che contribuirebbero a creare una persona vera: età, posizione geografica, interessi, comportamento e così via.

Partendo dalla figura della persona sarà possibile, quindi, costituire poi una strategia di marketing.

A cosa serve individuare e descrivere le buyer personas?

Si è già accennato a quelle che sono le ragioni generali per le quali si dovrebbe prendere in considerazione questo metodo per studiare i comportamenti dei potenziali utenti. Ora si potrà approfondire ulteriormente il concetto, e si potrà anche capire davvero perché bisognerebbe utilizzare questa tecnica.

In primo luogo, una persona che sia delineata anche solo in modo immaginario consentirà di comprendere al meglio la clientela. I gusti del cliente, come si comporterebbe e le ragioni per le quali potrebbe prendere una determinata decisione. Ma non solo. Affidandosi alle buyer personas sarà possibile raggiungere alcuni obiettivi specifici.

Ottimizzare la gestione del budget

Non si può pensare di creare una campagna di marketing “a caso”. Sarà essenziale delineare un programma che dia la possibilità di gestire al meglio il budget per le attività di marketing. Per farlo, bisognerà ovviamente avere ben in mente le persone alle quali vendere un determinato prodotto o servizio.

In questo modo, il budget a propria disposizione non verrà sprecato e verrà investito nella direzione giusta.

Definire metodi e linguaggi

Avere in mente la figura generale del proprio cliente aiuterà chi si occupi di marketing anche a parlare utilizzando un metodo e un linguaggio che sia affine e comprensibile per quel cliente.

Ad esempio, se la persona che vorrà acquistare il bene sarà un giovane, magari con un’istruzione superiore, si utilizzerà un determinato tipo di linguaggio, che non sarebbe adatto, invece, ad una platea formata soprattutto da persone più mature.

Allo stesso modo, anche i metodi attraverso i quali vendere un prodotto o servizio cambieranno. Si sa che alcuni social, ad esempio, sono molto più frequentati da persone giovanissime, mentre altri sono riservati ad altri clienti. Anche questo punto, quindi, non dovrà essere lasciato da parte e potrà essere centrato grazie alla definizione delle buyer personas.

Individuare il cliente ideale (e il suo opposto)

Oltre a definire chi potrebbe concretamente acquistare un prodotto, il concetto di definizione della persona ideale consentirà al marketer di capire anche a quali persone non vendere assolutamente un prodotto. Quindi, si potranno prendere in considerazione sia i clienti ideali, sia coloro che, invece, non saranno adatti all’acquisto di un prodotto o servizio. 

Ogni contenuto alla sua personas

Si è visto, quindi, come il concetto di buyer personas sia utile per realizzare campagne di marketing per vendere un determinato prodotto o servizio. Tuttavia, oltre alle campagne in generale, la creazione di una persona “virtuale” potrà essere molto utile anche dal punto di vista dei contenuti.

Ecco, quindi, alcuni consigli che potranno essere utili anche nel momento in cui si dovrà creare uno slogan, un post o un intero sito.

  • I contenuti dovranno essere coerenti rispetto alla persona che sarà stata individuata grazie alla valutazione preliminare. Come si è già indicato, ad esempio, per i social, anche nel caso in cui si crei una brochure, un post su un blog, o un altro contenuto non si dovrà prescindere da ciò che la persona ideale potrebbe preferire
  • Al contrario, sempre nel creare un contenuto che sia realizzato con questi presupposti, sarà possibile evitare che le persone che non appartengano al proprio target si interessino ad un determinato sito, ad una campagna o ad una brochure.

Si può pensare, ad esempio, ad un classico volantino. Magari si vuole vendere un montascale. Sulla brochure non si metteranno immagini di ragazzi o di bambini, ma foto che richiamano il tipico target, quello delle persone che abbiano già una terza età.

Ecco che, quindi, i contenuti dovranno necessariamente adeguarsi alla persona. 

Come delineare concretamente le Buyer Personas

Dopo aver parlato moltissimo della teoria, ora sarà possibile passare alla pratica. Delineare concretamente la propria “persona” sarà un’attività anche divertente, ma dovrà comunque rispettare alcuni passaggi che consentiranno di arrivare ad un risultato coerente e apprezzabile.

Si partirà da quelli che saranno stati i risultati di precedenti indagini, come accade per i test, le interviste e così via. Si prenderanno in considerazione tali risultati e si potranno individuare i feedback e tutti gli elementi che siano concretamente emersi dalle indagini.

Successivamente, bisognerà capire di quante buyer personas si abbia bisogno: in alcuni casi ne possono bastare un paio, mentre in altre situazioni sarà essenziale averne anche una decina. Dopo aver costituito questi punti di parenza si considereranno ancora i dati che si abbiano a disposizione: ad esempio, gli iscritti alla newsletter, oppure i clienti che si siano concretamente presentati in un negozio o ristorante.

Nel caso in cui manchino alcuni dati, sarà possibile realizzare nuovamente una ricerca, ma questa volta inserendo domande e richieste che consentano di colmare il vuoto che si aveva in precedenza. 

Infine, si potrà delineare la “persona-tipo” inserendo dati essenziali come:

  • Dati demografici.
  • Il background (la carriera, il tipo di famiglia).
  • Le preferenze di contatto.
  • Gli obiettivi di vita.
  • Le mancanze e il tipo di aiuto del quale abbia bisogno.

Cos’è il LinkedIn marketing e perchè sta avendo molto successo?

LinkedIn marketing

Nato semplicemente come una piattaforma per mettere in contatto aziende e professionisti, in pochi anni LinkedIn ha assunto un ruolo di primo piano all’interno dell’universo dei social media. Oggi essere su LinkedIn non è più una scelta, ma una necessità sia per le aziende alla ricerca di personale, sia per i professionisti alla ricerca di nuove opportunità di carriera. Ma negli ultimi anni, il social per il business per eccellenza, è diventato uno strumento importante anche per ottenere maggiore visibilità e lavorare sulla brand awareness e sul personal branding.

Il LinkedIn marketing è la nuova frontiera del marketing B2B e della promozione personale. Fare LinkedIn marketing significa utilizzare la piattaforma come canale privilegiato per la promozione di un brand, di un prodotto o di un servizio all’interno di un ambiente naturalmente interessato ad accogliere i nostri input. LinkedIn, inoltre, mette a disposizione di aziende e professionisti strumenti appositamente studiati per le loro diverse esigenze.

Come fare LinkedIn marketing?

Condurre una strategia di marketing su LinkedIn significa essenzialmente agire su due fronti:

–          Applicare le strategie proprie del social media marketing

–          Utilizzare gli strumenti per il marketing pensati dalla piattaforma per aiutare professionisti e aziende.

La piattaforma social per il business mette a disposizione dei propri utenti, siano essi imprese o professionisti, numerosi strumenti per portare avanti una strategia di marketing mirata, ma nessuna strategia può prescindere da una efficace attività di content marketing, ovvero, il pilastro di qualsiasi strategia di social media marketing che si rispetti.
Su LinkedIn, più che su qualsiasi altro social, una buona content strategy con contenuti di valore può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica. Perché? Principalmente perché gli utenti di LinkedIn sono più attenti e preparati rispetto agli utenti delle altre piattaforme social, e quindi capaci di notare e apprezzare contenuti di qualità. Pubblicare contenuti di questo tipo significa accreditarsi agli occhi delle aziende che ci leggono come soggetti preparati e autorevoli.
Molto importante ai fini di una content strategy efficace è stilare un calendario editoriale che tenga presente gli argomenti da trattare, i quali devono essere individuati in base agli interessi del target di riferimento. Molto apprezzati sono case studies, ebook, approfondimenti, ecc.

Fare content marketing su LinkedIn significa essenzialmente tre cose:

  • Pubblicare contenuti targettizati, seo friendly ed esaustivi
  • Adeguare il tono di voce al target di riferimento
  • Ricorrere ad ausili grafici per esporre visivamente determinati concetti

LinkedIn a sua volta mette a disposizione delle aziende e dei singoli professionisti strumenti di marketing mirati per riuscire ad ottenere il massimo riscontro dalle strategie social che si intendono portare avanti per il B2B e per il personal branding.

Strumenti marketing LinkedIn per il business to business

Per il B2B, ovvero, la promozione di aziende verso altre aziende (ad esempio per la vendita di un prodotto o di un servizio) LinkedIn Adv mette a disposizione: 

Le pagine vetrina, o company pages, sono complementari alle pagine aziendali e sono state pensate per la promozione di determinati prodotti, servizi o eventi. Come delle vetrine per un negozio tradizionale, le showcase pages possono essere anche utilizzate da aziende più strutturate per dare risalto alle diverse divisioni aziendali o alle varie sedi. Le pagine vetrina sono collegate, ma indipendenti dalla pagina aziendale e possono avere dei propri follower e pubblicare contenuti autonomi.

La funzione slideshare, invece, consente di creare e condividere contenuti visuali come infografiche, presentazioni, diapositive, ecc. Il ricorso all’ausilio grafico aiuta a esprimere i vari concetti in maniera più efficace e veloce e a creare coinvolgimento nei lettori.

LinkedIn Ads, infine, altro non è che il servizio di inserzioni a pagamento. È possibile ricorrere a due principali tipologie di advertising: 

  • Direct sponsored content
  • Aggiornamento sponsorizzati

I primi non sono altro che le classiche pubblicità a pagamento che sfruttano la tecnica del Pay per click, mentre i secondi consistono nella pubblicizzazione di contenuti di particolare interesse, pubblicati sulla pagina aziendale, al fine di garantirgli un maggiore risalto. Il marketing a pagamento, così come quello organico deve basarsi necessariamente su una profonda conoscenza del target di riferimento, delle sue necessità e dei suoi bisogni.

Strumenti di marketing LinkedIn per i professionisti

Il LinkedIn marketing può rappresentare un’importante opportunità per i professionisti di tutti i settori per promuovere i propri servizi e raggiungere le aziende. Tra gli strumenti di marketing studiati per il self branding, il più efficace è sicuramente LinkedIn Pulse, un tool che raggruppa e collega al curriculum di ciascun professionista tutti i contenuti da lui creati. Pulse aiuta a pubblicizzare le competenze e le potenzialità di ciascun utente e i contenuti possono anche essere condivisi all’esterno del social e possono comparire nelle serp di ricerca di Google. Se utilizzato nel modo giusto, questo strumento consente di indirizzare traffico targettizzato sui profili professionali.

Per monitorare i risultati delle campagne di marketing, la piattaforma mette a disposizione degli utenti anche un servizio di Analitica che, attraverso gli insight, consente di tenere sempre sotto controllo le campagne di advertising.

In conclusione, il LinkedIn marketing è un potente strumento in mano ad aziende e professionisti per promuovere il proprio business all’interno di un circuito social naturalmente interessato e parzialmente targettizzato.

Call To Action cosa sono e come utilizzarle nel tuo sito web

call to action

Volete che gli utenti che visitano il tuo sito compiano un’azione specifica, come per esempio scaricare un contenuto, iscriversi alla vostra newsletter o acquistare un prodotto? Allora avete bisogno di una strategia efficace di call to action.

Il termine call to action ha un significato molto preciso e indica un invito a compiere un’azione rivolto a chi legge un determinato contenuto online, la traduzione letterale dall’inglese, infatti, è proprio “invito all’azione”. 

Nell’ambito del web marketing, la call to action (CTA) indica uno strumento indispensabile per fare sì che gli utenti compiano un’azione precisa nel mentre usufruiscono di un determinato contenuto web (landing page, post sui social, contenuto sponsorizzato, ecc.). È quasi sempre un testo – inserito in un elemento grafico –  con cui si invita a fare qualcosa: a cliccare, ad iscriversi, ad ordinare e che varia in base al tipo di conversione che si vuole ottenere. 

La call to action deve contenere un invito esplicito e chiaro per il lettore che non deve aver bisogno di riflettere sul tipo di azione che deve compiere.

Gli inviti all’azione hanno una struttura prestabilita che comprende:

  • Una parte testuale che dovrebbe rispondere alla domanda: “perché devo cliccare?” e che deve essere breve, ma veicolare un messaggio univoco. Solitamente si usa un verbo all’imperativo per indicare all’utente il tipo di azione che di desidera compia.
  • Una parte visual che dovrebbe rispondere alla domanda: “dove devo cliccare?” e che è costituita da bottoni, forme, colori a contrasto, ecc.

Il call to action botton, il classico “clicca qui” per intenderci, è un pulsante colorato capace di attirare l’attenzione dell’utente. Si tratta di un elemento visuale che assume un’importanza cruciale nell’efficacia della call. La regola base è di posizionarlo immediatamente dopo la parte testuale senza costringere l’utente a doverlo cercare o a eccessivi scroll per individuarlo nella pagina.

I pulsanti che invitano all’azione dovrebbero sempre avere almeno tre delle seguenti caratteristiche:

  • Risaltare rispetto al resto del testo
  • Colori capaci di ispirare l’emozione che si vuole suscitare.
  • Essere più grande rispetto al resto del testo
  • Essere ottimizzato
  • Animarsi quando ci si passa su con il cursore.

Le call to action possono essere di due tipi, riconoscibili attraverso il tipo di button utilizzato: call to action primarie e secondarie.

Le call primarie sono quelle con i classici button “Registrati” o “Clicca qui” e si riconoscono per la presenza di un bottone con un testo breve e univoco. Le call secondarie, invece, sono sempre inserite nel copy principale ma non prevedono un button, bensì un semplice testo che si posiziona al di sotto del primo paragrafo del testo della call to action. Solitamente le call secondarie servono per spingere a compiere azioni collegate alla call primaria come, ad esempio, condividere un contenuto, seguire sui social, ecc.

Caratteristiche di una call to action efficace 

Ma quali caratteristiche deve possedere una call to action per essere efficace? Ecco le principali:

  • La giusta strategia di copy. Una call to action efficace non può prescindere da una strategia di copy adeguata. La parte visual aiuta ad attirare l’attenzione dell’utente a guidarlo, attraverso forme e bottoni, verso la conversazione finale, ma è il messaggio testuale che convince l’utente a compiere l’azione. Il copy di una chiamata all’azione deve essere persuasiva, nel senso che deve dare all’utente uno o più motivi per fare ciò che gli si sta chiedendo. Un buon modo è quello di illustrare i vantaggi legati al compimento di tale azione, evidenziando in maniera sintetica, ma chiara cosa accade dopo che lo si è fatto.  

Un esempio di copy efficace potrebbe essere: “Impara a parlare in pubblico, scarica il nostro corso avanzato in public speech!”.

  • La giusta posizione. È risaputo che gli utenti prestano maggiore attenzione ai messaggi contenuti all’inizio e alla fine di un elemento testuale e/o grafico, di conseguenza anche la call to action dovrebbe essere posizionato all’inizio o alla fine del testo.
  • La giusta grafica. La parte visual di una call to action è l’elemento che può fare schizzare alle stelle, o far precipitare in fondo al mare la percentuale delle conversioni. Il compito degli elementi grafici è, infatti, quello di condurre l’utente alla meta e nel farlo deve cercare di essere il più lineare possibile. L’utente deve capire subito dove cliccare per compiere l’azione che con il copy lo abbiamo convinto a compiere.
  • I giusti collegamenti. Le call to action dovrebbero essere collegate a delle landing pages specifiche, realizzate appositamente per il tipo di azione che si vuole ottenere.

Alcuni esempi di call to action

Vediamo, infine, qualche esempio di call to action e quando utilizzarle:

  • Iscriviti, Registrati. Sono le classiche call to action utilizzate all’interno dei form di registrazione per indurre l’utente a registrarsi ad una newsletter, ad un servizio, ecc.
  • Acquista ora, Scarica qui. Sono gli inviti utilizzate dalle piattaforme di e-commerce o dai siti in cui è possibile acquistare/scaricare prodotti digitali.
  • Esplora, Scopri di più, Continua a leggere. Sono le call to action più utilizzate nei blog e puntano a generare lead e condivisione da parte degli utenti.

In conclusione, da quanto detto fino ad ora, è evidente come sia fondamentale approntare una buona strategia di call to action per garantire il successo di una più ampia strategia di marketing online.

Che cos’è la Brand Reputation?

brand reputation

Chi si occupa di web marketing deve per forza di cose fare i conti con il concetto di brand reputation, ovvero, la reputazione online di una determinata marca o brand. La brand reputation incide notevolmente sul successo di una strategia di web marketing, in quanto rappresenta il modo in cui gli utenti/clienti percepiscono l’azienda e i suoi prodotti e, di conseguenza, influisce sulla loro fiducia e sulle loro scelte. Per tutte queste ragioni, una buona strategia di web marketing non può prescindere dal lavorare anche per migliorare la reputazione di un marchio.

La definizione di brand reputation è abbastanza univoca, con il termine brand reputation in teoria si intende la considerazione di cui gode un marchio sul web in virtù della soddisfazione che gli utenti manifestano verso i suoi prodotti.

Perché è così importante fare brand reputation per un’azienda?

Fare brand reputation, ovvero, lavorare per costruirsi e mantenere una buona reputazione online è fondamentale per molte ragioni, ma la più importante riguarda il cambiamento nelle abitudini dei consumatori e la facilità con cui riescono a reperire qualsiasi tipo di informazione online. Per capire questa affermazione, basta soffermarsi a riflettere su ciò che facciamo noi prima di acquistare un prodotto/servizio online. In linea generale questo è il percorso che compiamo:

  1. Individuiamo il prodotto che ci interessa.
  2. Facciamo ricerche on line sul brand (serietà, rispetto dei tempi di consegna, policy in caso di reso o problemi, ecc).
  3. Leggiamo qualche recensione da parte di utenti che già hanno interagito con il brand.
  4. Scegliamo se acquistare o meno In base alle informazioni apprese on line.

Questo procedimento ci porta via solo pochi minuti, ma è fondamentale nell’orientamento delle nostre scelte, poiché basta un commento negativo per dissuaderci dall’effettuare l’acquisto. 

Ecco perché avere una buona reputazione online è vitale per qualsiasi azienda perché un’azienda con una cattiva reputazione ha minori possibilità di vendere i propri prodotti rispetto ad un’altra con un’immagine migliore. 

E così arriviamo anche a definire cosa significa in pratica avere una buona brand reputation: avere una buona brand reputation significa avere un marchio riconoscibile a cui vengono associate connotazioni positive come affidabile, preciso, di qualità, onesto. Avere una buona reputazione significa anche avere commenti e recensioni positive da parte degli utenti, tali da rappresentare un buon biglietto da visita per potenziali nuovi clienti/followers.

Come fare brand reputation?

Come nella vita reale, anche nel mondo virtuale occorre tempo e impegno quotidiano per riuscire a costruirsi una buona reputazione 2.0 e allo stesso modo, basta un unico errore per perderla o comprometterla. Vediamo allora, come fare brand reputation e come mantenerla.

Costruire una brand reputation solida significa essenzialmente lavorare gomito a gomito con i responsabili del web marketing che si occupano principalmente di promuovere i prodotti e lavorare sulla popolarità del brand. Il compito di chi si occupa di brand reputation è far sì che la popolarità, tanto duramente conquistata, non venga offuscata da critiche e commenti negativi. 

Il primo passo per una corretta strategia di brand reputation management è avere un piano per la gestione delle crisi. A tutti può capitare di commettere un errore o un passo falso, ciò che conta è riuscire a gestirlo in modo da limitare i danni e se possibile rafforzare la propria reputazione. A volte ammettere un errore è la strategia migliore, a volte bisogna percorrere altre strade, ma ciò che conta è non farsi trovare impreparati. Un piano per la gestione delle crisi, infatti,  stabilisce a priori come comportarsi e quali iniziative mettere in atto nel caso si verifichi un problema, piuttosto che un altro. Essere preparati e sapere cosa fare in ogni caso aiuta ad evitare di commettere errori grossolani che potrebbero rischiare di compromettere ulteriormente l’immagine dell’azienda. La social costumer care è fondamentale per mantenere una buona reputazione online.

Il secondo passo consiste nel monitorare costantemente le menzioni al brand e i commenti degli utenti, così da poter intervenire prontamente per risolvere eventuali  potenziali situazioni negative. Esistono numerosi tool che consentono di monitorare il web alla ricerca di riferimenti al nostro marchio. È consigliabile monitorare sempre le conversazioni online che riguardano il brand, così da accorgersi subito di un eventuale pericolo e agire prontamente. Instaurare un contatto diretto con gli utenti è un buon modo per creare un legame di familiarità tra utente e brand, legame di cui la reputazione online non potrà che avvantaggiarsi.

Il terzo passo della nostra strategia di brand reputation è valorizzare i commenti e i casi positivi così da trasformarli in una sorta di brand Ambassador e qui entriamo nell’ambito degli influencer con cui – ci piaccia o no – bisogna fare i conti. Un buon approccio è quello di invitare gli utenti a lasciare feedback e commenti sul sito e sulle pagine social offrendo qualcosa in cambio (uno sconto sul prossimo acquisto, un coupon, ecc).

In conclusione, va sottolineato l’unico elemento veramente indispensabile per la costruzione di una brand reputation solida e capace di resistere anche ad attacchi da parte di hater professionisti e senza il quale tutte le altre azioni risulterebbero vane: mantenere le promesse. La fiducia degli utenti è una merce preziosissima sul web e una volta persa diventa difficilissimo riconquistarla.

Email marketing: cos’è e come può aiutare la tua attività

Email marketing

Chi dice che l’email marketing è superato e che non garantisce risultati tangibili, in realtà non è in grado di farlo come si deve. L’email marketing, se fatto bene, resta una delle più efficaci armi nelle mani dei web marketing specialist per allargare la platea della propria audience e ottenere risultati concreti e misurabili.

Con il termine e-mail marketing si indica una tipologia di marketing diretto che consiste nell’invio tramite posta elettronica di messaggi commerciali e non ad un pubblico targettizzato. Lo scopo dei messaggi è quello di trasformare i propri contatti e mail in clienti o comunque ottenere una qualche forma di conversione da parte loro (acquisizione nuovi clienti, fidelizzazione, vendita di un prodotto, ecc).

Una buona campagna di email marketing può aiutare la tua attività ad aumentare il numero dei clienti, raggiungere nuovi potenziali acquirenti e coltivare e mantenere quelli già acquisiti. Come? Individuando dei bisogni e fornendo delle soluzioni, che è poi alla base di qualsiasi attività di marketing: non si vende mai un prodotto, bensì la soluzione ad un problema. 

L’invio mirato di e-mail attraverso una newsletter, inoltre, è economico, veloce, ti consente di targettizzare la tua audience (le newsletter sono composte da contatti lasciati dagli stessi utenti interessati a ricevere le tue mail) e soprattutto di misurare l’efficacia della campagna di web marketing attraverso l’analisi dei tassi di apertura, del numero di persone che hanno cliccato sui link presenti all’interno di ciascun messaggio ecc.

Come fare email marketing nel modo migliore?

L’email marketing non è qualcosa che si possa improvvisare. Non si possono inviare e-mail a caso ad una lista di contatti recuperata senza un criterio preciso e pensare di avere un ritorno in termini di conversioni. Una buona strategia di e-mail marketing richiede un lungo e continuato lavoro di pianificazione finalizzato alla creazione di una lista di contatti targettizzata a cui inviare la nostra newsletter e le nostre e-mail commerciali.

Come si ottiene una lista di contatti targettizzata? Convincendo la nostra audience (ovvero le persone potenzialmente interessate al nostro prodotto e/o servizio) a lasciarci spontaneamente il proprio contatto iscrivendosi alla nostra newsletter. 

Detta così può sembrare facile, ma in realtà le cose sono un po’ più complicate. Complicate ma non impossibili se si sa cosa fare. Vediamo, allora, a grandi linee come impostare una strategia di e-mail marketing efficace e duratura.

  1. Come prima cosa occorre individuare il target di riferimento, ovvero, quelle categorie di persone potenzialmente interessate ad un determinato prodotto. Una volta stilato l’identikit dei potenziali clienti, bisogna andare a cercarli. 
  2. Andare a cercarli, sì ma dove? Basta Individuare blog, siti e forum di riferimento per un dato settore e studiare il modo in cui gli utenti interagiscono attraverso i commenti, gli interventi, le interazioni, e cercare di individuare quali sono i loro dubbi, i loro bisogni, le loro necessità. In seguito bisogna stilare una lista di keywords da utilizzare in seguito.
  3. Una volta individuata la nostra audience dobbiamo attirare la sua attenzione avviando delle campagne di web marketing su Google e sui principali social network. È fondamentale creare dei banner pubblicitari contenenti le parole chiave individuate in precedenza e soprattutto le risposte ai dubbi e ai bisogni che ‘tormentano’ la nostra audience così da convincerla a cliccare sul nostro banner.
  4. Ecco, adesso dobbiamo conquistare la nostra audience facendoti lasciare i suoi contatti. In questa fase occorre preparare una landing page per ogni banner pubblicitario (le landing page devono contenere un modulo per l’iscrizione alla nostra newsletter in cui chiedere alle persone di lasciare nome e cognome e indirizzo e-mail). In alcuni casi per convincere gli utenti a lasciare i propri contatti è necessario regalargli un freeby, ovvero un contenuto gratuito (un PDF, un buono sconto, ecc) da scaricare in cambio della mail. 
  5. Abbiamo ottenuto una lista di contatti mail targettizzata, ma il nostro lavoro è solo all’inizio, poiché adesso ci aspetta il compito più difficile: fidelizzare la nostra audience e fare in modo che acquisti il prodotto o servizio oggetto della campagna di email marketing. Il consiglio è di non inviare subito la mail in cui pubblicizziamo il nostro prodotto e chiediamo di acquistarlo, ma di fidelizzare prima la nostra audience con una serie di mail (3 o 5 a seconda del tipo di prodotto) in cui cerchiamo di dimostrare come il nostro prodotto possa essere utile per risolvere i suoi bisogni e i suoi dubbi. 
  6. A questo punto la nostra audience dovrebbe essersi trasformata in una audience di potenziali clienti interessati ad acquistare il nostro prodotto. Il passo finale è inviare la mail con il link o le info per l’acquisto. 

Un ultimo consiglio, non cercare di gestire tutto da solo, on line ci sono numerose applicazioni che consentono di tenere sotto controllo la lista di contatti email, gestire l’invio automatico dei messaggi e tracciare le azioni degli utenti.

Nella maggior parte dei casi si tratta di app a pagamento, ma ti assicuro che saranno soldi ben spesi.