LinkedIn Ads: come funziona e come può far crescere il tuo business

Vetrata di LinkedIn, un social ideale in cui fare Ads

LinkedIn è dal 2006 la piattaforma maggiormente utilizzata per la ricerca di lavoro e di personale, è il sito che permette di stringere e mantenere rapporti professionali fondamentali per il nostro business.

Se intendi costruire delle campagne marketing su LinkedIn, è necessario capire come funziona LinkedIn Ads e il LinkedIn Marketing in generale.

Per prima cosa, come abbiamo detto, il focus principale degli utenti di LinkedIn è trovare connessioni lavorative, quindi perché le campagne LinkedIn Ads funzionino, devono necessariamente proporre servizi che facilitino il lavoro dell’utente o che rispondano alle curiosità e ai dubbi in modo mirato. Solo così i contatti potranno convertirsi facilmente in potenziali clienti e quindi gli investimenti di tempo e denaro non saranno stati vani. 

Per costruire una campagna Ads LinkedIn che funzioni è utile stabilire un target di riferimento.

Uno dei punti a favore di LinkedIn è proprio quello di permettere una costruzione definita del target attraverso le informazioni che si possono ritrovare nei profili personali o aziendali come:

  • Professione
  • Settore professionale 
  • Grado di esperienza 
  • Skills
  • Gruppi linkedin a cui si è iscritti 
  • Nome, grandezza e dislocazione di una azienda

Vediamo nel dettaglio come funziona LinkedIn Ads.

LinkedIn Ads: come funziona 

Per costruire una campagna Ads LinkedIn dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo attuare direttamente un’operazione di vendita diretta, magari creando un’inserzione che richieda già una call to action all’utente, questo non funzionerebbe. 

Linkedin funziona come una vetrina in cui l’obiettivo principale è rendersi visibili e incuriosire, affinché siano gli utenti stessi ad indagare sulla nostra offerta. 

Gli elementi essenziali per costruire una qualsiasi campagna social sono tre e possono essere riassunti con l’acronimo inglese AMO, ossia: 

1. Audience 

Come abbiamo visto, capire chi è il nostro pubblico e quali sono le sue necessità, ci aiuterà a inquadrare il servizio da offrire e il metodo migliore per comunicarlo.

2. Message 

È l’insieme delle immagini e del formato che utilizzi per divulgare la tua offerta, affinché sia accattivante.

È importante utilizzare i colori giusti e il linguaggio migliore per il nostro pubblico.

3. Offer 

È la parte più importante.

L’offerta che usi per attirare l’attenzione che ti porterà a generare nuovi possibili clienti.

Assicurati di presentare un valore forte che convinca l’utente a cliccare ed investigare sul tuo business e a fornirti i propri dati personali. 

Un’offerta che incita solamente ad una call to action come “clicca qui per avere un preventivo” non funziona. 

Potresti offrire ad esempio delle guide, un eBook o webinar gratuiti che rispondano alle esigenza del target a cui ti riferisci. 

L’importante è capire quale problema deve risolvere il tuo cliente e fornire una risposta con un assets funzionale.

Che sia in una guida di 3 minuti o in un webinar di 30, è fondamentale fornire risposte alle domande del cliente e mantenere le promesse dell’offerta iniziale. 

È bene monitorare sempre le proprie campagne e aggiornarle di tanto in tanto per non far crollare l’interesse e di conseguenza i clic ricevuti.

Uno strumento utile in questo caso è Google Analytics, il tool di Google totalmente gratuito che ti fornisce statistiche e dati chiari sulle tue business activity.

Campagne LinkedIn Ads: costi 

Costruire campagne LinkedIn Ads richiede degli investimenti maggiori rispetto ad altre piattaforme, ma se il tuo obiettivo è quello di lavorare su predizioni di profitto a lungo termine, questa è il social adatto. 

Stabilire un budget, controllare gli effettivi tassi di conversione, può aiutarti a capire se la tua campagna su LinkedIn sta funzionando. 

Esistono due principali metodi di pagamento per le proprie campagne LinkedIn Ads: 

  1. CPC (Cost Per Click) In cui l’addebito avviene solamente quando qualcuno. È possibile con questo metodo stabilire un budget massimo di spesa per ogni click.
  2. CPM (Cost Per 1000 Impressions) utile soprattutto per calcolare il numero di click per annuncio. Con questa opzione il pagamento avverrà solamente ogni 1000 click e avrà un costo fisso. 

Non esiste un costo prestabilito su LinkedIn, ma nel momento di creazione di una campagna LinkedIn Ads, verrà mostrato un intervallo di offerta che fornisce una panoramica delle offerte degli altri inserzionisti che competono con il nostro business. 

Migliore sarà la tua offerta, più saranno le probabilità che l’utente clicchi sulla tua inserzione e possa così diventare un nuovo cliente. 

Facebook Insight: cosa sono e come leggerli

Metriche di facebook insights

Registrando quasi 3 miliardi di utenti mensili, Facebook rappresenta ormai una valida opportunità per diffondere e accrescere il proprio business

Avere una pagina Facebook aziendale, non vuol dire raggiungere solamente un target vasto istantaneamente, ma soprattutto avere la possibilità di tracciare un’analisi dei dati statistici relativi alla pagina, in maniera davvero semplice. 

Facebook infatti mette a disposizione uno strumento gratuito: Facebook Insight, che permette di gestire e ottimizzare al meglio la presenza dell’azienda sul social.

Cosa sono gli insight Facebook? 

Gli insight di facebook sono uno strumento di web analisi che consente di capire se la strategia social di una pagina sta funzionando, se i contenuti condivisi sono coinvolgenti e permette di avere una definizione chiara di chi sono e quanti sono i followers.

Per poter ottenere il massimo dei risultati dalla propria pagina Facebook è quindi importante consultare periodicamente e soprattutto imparare come leggere i Facebook Inisight.

Se possedete già una pagina aziendale su questo social, potete accedere direttamente a questa funzione, cliccando “altro” sulla barra in alto, e nel menù a comparsa selezionare “Insight” .

A questo punto si aprirà una sezione delle principali statistiche relative all’andamento giornaliero, settimanale o mensile del proprio business.

Come leggere gli Insight di Facebook

Scopriamo precisamente come leggere gli insight di Facebook analizzando ogni sezione:

1. Panoramica 

É la parte che mostra una veduta generale dei dati più importanti relativi ad un periodo di tempo preselezionato.

In questa sezione è possibile vedere per esempio, quanti like ha ricevuto la pagina e quante visite sia dal traffico organico che da quello a pagamento, l’andamento degli ultimi post, la copertura raggiunta, la reattività e le interazioni con i post, ed infine, paragonare i risultati della propria pagina a quelli di altre pagine simili. 

Si può inoltre, esportare i dati, per analizzarli in seguito approfonditamente, cliccando sul tasto in alto a destra “esporta”.

2. Copertura 

In questa sezione di Facebook Insight è possibile vedere quante persone sono state raggiunte effettivamente dai contenuti della pagina. Non è detto che abbiano letto o aperto il contenuto, ma sicuramente è apparso nei loro feed

Continuando nell’analisi è possibile leggere i grafici riguardanti le condivisioni, le reazioni ed i commenti ai post. É importante capire soprattutto il sentiment che si cela dietro a queste azioni. Inoltre è possibile scoprire quante delle inserzioni pubblicitarie ad esempio, sono state segnalate come spam, o hanno portato addirittura a non seguire più o la nostra pagina.

3. Follower

È la sezione che informa sul totale delle persone che seguono la pagina ad oggi, potendo consultare anche una media su una linea temporale. Posso capire giornalmente quante persone abbandonano o seguono la mia pagina e quindi avere un riscontro sul successo e l’interesse suscitato dai post condivisi, ed inoltre posso risalire al modo in cui gli utenti hanno raggiunto la pagina.

4.Like

In questo caso le statistiche si riferiscono alle persone che effettivamente hanno messo like alla pagina e quindi non comprendono gli utenti che seguono la pagina senza però aver messo “mi piace”.

5. Visualizzazioni della pagina 

Consente di capire quante persone hanno visualizzato la pagina e quante solamente l’anteprima e, più generalmente, quante visualizzazioni ha ottenuto e quale parte precisa della pagina è stata vista.

Inoltre, si può controllare se gli utenti hanno raggiunto la pagina direttamente da Facebook oppure da un sito esterno. 

6. Azioni sulla pagina 

Questa è una delle sezioni più importanti di Facebook Insight perché permette di ottenere molte informazioni circa le abitudini degli utenti attivi sulla pagina, fornendo anche dati sulla copertura e sull’engagement delle persone. 

Analizzando i grafici possiamo capire a che ora e in quali giorni gli utenti sono maggiormente online e quindi ottimizzare di conseguenza la pubblicazione dei post in base ai risultati.

È possibile inoltre capire quali sono stati i post che hanno riscosso maggior successo e un maggior numero di interazioni tra gli utenti, in modo tale da tracciare gli argomenti di interesse delle persone che seguono la pagina. 

7. Post

Permette di analizzare tutti i post pubblicati dalla pagina, mostrando per ogni singolo post, quali sono state le reazioni, quante le condivisioni, quanti like ha ottenuto il post e se direttamente sulla pagina stessa o sulle condivisioni, quanti click e quanti commenti negativi. Quest’ultimo dato è molto importante per capire se i contenuti sono graditi dagli utenti o se invece dobbiamo cambiare strategia

È possibile anche controllare il livello di copertura di ogni post, le interazioni e possiamo scegliere se mettere in evidenza un post piuttosto che un altro. 

7. Eventi 

Se intendiamo organizzare degli eventi per promuovere il nostro business, questa è la parte in cui potremmo scoprire non solo alcuni dati demografici del pubblico ma anche quante persone sono state raggiunte con gli inviti, quante idealmente parteciperanno e quante hanno già acquistato i biglietti. 

8. Video 

Qui è possibile rintracciare le performance dei video pubblicati, analizzando quante sono state le visualizzazioni, per quanto tempo gli utenti hanno guardato il video e quali sono i 5 video che hanno avuto maggior successo nell’ultimo periodo.

9. Persone 

Importantissima per definire il target, questa sezione dell’audience insight Facebook fornisce dati preziosi sugli utenti fan della pagina, come: il sesso, l’età, la lingua parlata e la provenienza. 

È utile per tracciare una linea guida sul piano editoriale e per capire come gestire le campagne pubblicitarie con Facebook Ads. In generale poi, possiamo capire quante persone sono state raggiunte dai nostri contenuti, quali ne sono state coinvolte e quante seguono la pagina. 

10. Messaggi 

Mostra i dati relativi alle conversazioni avute con il pubblico, stabilendo la percentuale e il tempo medio di risposta ai messaggi. 

Conclusioni sul Facebook Audience Insight

Queste sono solo alcune delle possibilità di analisi che offre Facebook insight, che rappresenta uno strumento indispensabile per ottimizzare al meglio le proprie performance sul social network più usato al mondo. 

Ora che abbiamo capito come leggere gli insight di facebook ed abbiamo visto le innumerevoli opportunità che questo tool offre, come non considerarlo nelle strategie per migliorare il business?

Cosa sono i video virali e come realizzarli

guardando video virali

Video virale”: probabilmente ognuno di voi ha appena associato a questa parola i fotogrammi di almeno un video visto sul web qualche giorno, qualche settimana, o addirittura qualche anno fa.

Siano stati dei teneri gattini, bambini spiritosi, flash mob per le più svariate cause, qualcosa di quelle immagini e di quei suoni è rimasto ancorato alla vostra memoria.

In questo articolo capiremo che cos’è un video virale e come realizzarlo.

Cosa sono i video virali?

Un video virale è un contenuto web che ha avuto un grande impatto emotivo tanto da aver spinto gli utenti a condividerlo repentinamente e che quindi ha così ottenuto un elevato numero di visualizzazioni

Un video virale non è una pubblicità né è un’azione di vendita diretta ma è una delle migliori possibilità per lavorare sul personal branding o sull’identità della propria azienda

Per realizzare un buon video virale è necessario innanzitutto avere un’idea creativa. Lo storytelling, in questo caso, è la base fondante affinché il video abbia successo.

Una volta definito il target di riferimento potete affidarvi a tools professionali oppure ad applicazioni più semplici a seconda dell’intento del nostro video. 

Se invece siete intenzionati a diventare dei professionisti in tema video, consigliamo di leggere la nostra guida su come diventare uno Youtuber di successo.

Video Virali: come realizzarli in 5 semplici passi

Vediamo ora i punti salienti per poter realizzare un video virale.

1. Storytelling

Racconta una storia! 

Perché un video virale abbia un grande impatto deve avere un’idea creativa di base, una storia immaginaria o reale che racconti qualcosa di coinvolgente.

Dare spazio alla fantasia focalizzandosi sul messaggio che vogliamo veicolare è il primo passo per la buona riuscita del nostro video. 

2. Titolo e Thumbnail 

Dobbiamo catturare l’attenzione, quindi il titolo del nostro video virale deve essere accattivante ma allo stesso tempo coerente con il contenuto.

È consigliabile non utilizzare nel titolo frasi come “il più divertente”, “il migliore”, perché nel caso in cui tradissimo le aspettative del fruitore, perderemmo la nostra credibilità.

Lo stesso vale per il Thumbnail, ossia il fermo immagine iniziale del nostro video virale. 

Molti tools permettono di scegliere con facilità l’immagine di anteprima in modo da avere una forte possibilità di visualizzazione. Quindi, è importante che anche il thumbnail rispetti il contenuto così da diminuire il tasso di abbandono del video. 

3. Scelta del contenuto 

La parola chiave in un video virale, come in tutti i video virali dal web è: emozionare.

Qualsiasi video virale è impresso nella memoria per l’emozione che ha suscitato.

È necessario quindi che ciò che raccontiamo sia divertente, emozionante, sorprendente, che catturi non solo lo sguardo, ma soprattutto il cuore di chi lo visualizza. Più alto sarà il tasso emotivo ed empatico di un video, più potrà diventare un video virale. 

La musica, i suoni e la qualità dell’immagine in questo caso sono sicuramente importanti. Inoltre, è essenziale che i primi secondi del video siano abbastanza intensi da incuriosire il pubblico e spingerlo ad arrivare fino alla fine. 

4. Durata e Timing 

L’ultimo passo per completare il nostro video virale è prettamente tecnico.

Una volta trovata la storia da raccontare è necessario stabilire la durata del video in modo da poter capire quanto sarà facilmente condivisibile e su quali piattaforme.

Il canale più utilizzato è sicuramente YouTube, con 300 ore di video caricate al giorno da ogni parte del mondo. In alternativa, per video più brevi, si possono considerare le piattaforme social come Facebook, Instagram e Pinterest o la più moderna Tik Tok.

Sacrificando un po’ la qualità del video, le piattaforme social sono ad oggi le più semplici per la condivisione di video virali: pensiamo per esempio all’efficacia di Instagram e Facebook in cui è possibile collegare e citare attraverso i Tag, più pagine e persone, triplicando così le view del nostro video virale. 

Uno stratagemma comprovato per migliorare la vitalità del nostro video è il Timing, ossia aspettare le occasioni, le festività o solamente l’orario adatto per caricare il nostro video virale, considerando chiaramente il target di riferimento. 

5. Sender e Influencer 

Per far decollare il nostro video virale è necessario che sia condiviso da qualcuno che abbia una certa visibilità e che sia capace in influenzare un grosso numero di persone, oppure che appaia su piattaforme conosciute e molto seguite come le già citate Facebook e Instagram.

Se si possiede già un account social è possibile aumentare il numero dei follower così da garantire una maggiore fruibilità del video virale, utilizzare tag e citare influencer che condividano a loro volta il contenuto. 

In conclusione

Come abbiamo visto, realizzare un video virale non è così difficile, è certamente un’operazione che può richiedere una certa programmazione e uno studio approfondito delle tecniche video, dei contenuti e del target di riferimento.

Ricordiamo però che la componente più forte in questo caso, è senza dubbio l’impatto emotivo che il video è in grado di generare. Il modo che scegliamo per diffondere un messaggio, può essere esso stesso il punto di forza della nostra immagine.

Social Recruiting: cos’è e perché sta crescendo

stretta di mano tra candidato e addetto al social recruiting

Tutto il mondo si sta adeguando all’ascesa dei social e alla compenetrazione del mondo online rispetto a quello reale. Per questo motivo anche la ricerca di lavoro vede ormai una correlazione con il mondo dei social network e tale correlazione si nota nel momento in cui si fa riferimento al social recruiting.

Capire che cosa sia questo strumento e come utilizzarlo a proprio favore, potrà aiutare tantissimi lavoratori a fare un salto in avanti e a migliorare la propria carriera, velocizzando la ricerca di un nuovo impiego.

Social recruiting: definizione

Partiamo col dare una definizione di social recruiting: l’utilizzo dei social network allo scopo di trovare nuovi candidati per una posizione lavorativa.

Quindi, non ci si limiterà a contattare una persona per farla lavorare, ma spesso ci si avvarrà dei social per costruire un network di persone che possano aiutare un selezionatore a scegliere la persona giusta. Ad esempio, un amico su un social potrà conoscere il candidato perfetto per una determinata posizione, e potrà presentarlo al selezionatore.

Ecco che, quindi, il classico recruiting si sposta su un altro piano, quello “virtuale” per diventare più efficiente e per abbattere molte barriere. Inoltre, si è avuto uno spostamento di dinamiche nella ricerca di un candidato. Una volta erano i lavoratori a proporsi attivamente all’azienda, spesso non sapendo nulla di quella realtà.

Oggi, sono i recruiter ad utilizzare i social per costruire relazioni, per coinvolgere le persone e anche per fare una vera e propria selezione. Allo stesso modo, il soggetto che viene contattato avrà la possibilità di informarsi in modo completo in merito all’azienda ancora prima di accettare una proposta per un colloquio.

Si dà, quindi, maggiore potere anche al lavoratore potenziale. Le attività di recruiting tramite i social media vengono realizzate mediante l’uso di alcune piattaforme. Sicuramente quella più usata e conosciuta è LinkedIn, ma molte aziende usano anche Twitter, Instagram e Facebook, magari per scopi collaterali e diversi, ma comunque sempre con un unico obiettivo in mente.

Il recruiting via social dal punto di vista del lavoratore

Visto che le aziende hanno sicuramente molto più potere del lavoratore, sarà bene iniziare a valutare che cosa un candidato possa fare per migliorare la propria posizione. Esistono delle strategie che stanno portando il social recruiting a diventare sempre più popolare ed apprezzato, soprattutto all’estero, ma anche in Italia, dove aumentano sempre di più i casi di selezione del personale tramite social.

Ecco quindi che il lavoratore avrà la possibilità di rendersi più appetibile in diversi modi. Vediamoli nel dettaglio.

Avere un profilo professionale curato

La persona che sia interessata a costruire relazioni professionali online dovrà avere un profilo professionale apposito. Si partirà dalla foto, che dovrà essere professionale, seria e rappresentativa.

Così, chi voglia trovare lavoro come cuoco, potrà mettere una propria foto in cucina, mentre un istruttore di fitness potrà inserire una foto in palestra. La foto dovrà essere di ottima qualità e potrà essere cambiata nel corso del tempo.

Anche le informazioni inserite dovranno riguardare soprattutto la vita professionale: esperienze, interessi e relazioni non dovranno esulare troppo dalla vita lavorativa.

Lo stesso accadrà per i post inseriti nel proprio social: bisognerà evitare di parlare di cose frivole, di politica o di altri argomenti scottanti. Questi saranno riservati al proprio profilo personale.

Qui, invece, ci si riferirà soprattutto al lavoro e alle attività correlate.

Instaurare le giuste relazioni

Si può prendere ad esempio LinkedIn per spiegare questo punto. Su questo social si possono collegare gli account con persone utili allo scopo lavorativo. Così, chi voglia lavorare in una determinata azienda potrà ricercare persone che già ci lavorino. Potrà collegarsi con queste persone e fare qualche domanda, apprezzare il loro lavoro, e così via.

Allo stesso modo, potrà iscriversi a gruppi nei quali si parli del lavoro che gli interessi fare. Ne esistono moltissimi, e possono davvero essere utili. Per chi ami i messaggi privati, il consiglio è quello di non esagerare: si potrà chiedere qualche consiglio, ma senza assillare il selezionatore. E nel caso in cui ci si sia proposti per una posizione, si potrà inviare dopo la candidatura un messaggio di ringraziamento al selezionatore.

Il social recruiting dal punto di vista del selezionatore

Ovviamente, gli addetti al personale spesso usano i social per individuare i candidati migliori. Il web è pieno di casi anche di persone che, a causa del proprio profilo non professionale, abbiano perso il lavoro. Per questo, un selezionatore starà molto attento ai diversi aspetti del suo mestiere, anche nel momento in cui questo comprenda i social.

Ecco qualche consiglio per chi svolga questa attività. 

Applicare la giusta clemenza

Il social recruiting non è ancora una pratica diffusissima in Italia. Per questo si consiglia ai recruiter di essere comunque clementi nei confronti di chi potrebbe non essere così abituato all’uso di nuovi strumenti per la selezione del personale.

Ad esempio, nel caso in cui un candidato sia ottimo per il suo curriculum, ma abbia una foto profilo non proprio professionale, ci si potrebbe concentrare soprattutto sulle sue esperienze, dandogli comunque una chance.

Ovviamente, molto dipende dal tipo di lavoro: un addetto ai social di un’azienda che non si curi della sua immagine all’interno di una di queste piattaforme non sarà proprio professionale!

Utilizzare le piattaforme apposite

Il social recruiting si realizza soprattutto con strumenti appositi, come LinkedIn, almeno in Italia. Ovviamente, anche in questo caso dipende un po’ dalla posizione per la quale si stia facendo selezione.

Nel caso in cui, ad esempio, si ricerchi un influencer per l’azienda rappresentata, allora si potrà scandagliare anche Instagram o Facebook, mentre in altri casi queste piattaforme sono ancora troppo personali per poter costituire una buona risorsa per i selezionatori.

In conclusione

Il social recruiting è un fenomeno in ascesa e non si sa quanto si svilupperà ancora. Certamente, già oggi coinvolge milioni di utenti, e dovrebbe essere una buona norma non farsi scappare anche questo tipo di occasione per trovare lavoro, o individuare il candidato migliore. 

Facebook Ads: cosa sono e perché includerle in una strategia social

facebook ads: cosa sono e come funzionano

Oggi i social sono davvero diventati parte della nostra quotidianità e molta parte delle pubblicità realizzate dalle aziende passano anche attraverso questi siti e attraverso le app collegate. Per questo motivo si estende sempre di più l’interesse di aziende e professionisti per le Facebook Ads.

Chiedersi che cosa sono le Facebook Ads, come funzionano e in quale modo possano essere utili ad un professionista o ad un’azienda è il primo passo verso il successo della propria attività professionale che oggi non può prescindere dall’inclusione delle Ads di Facebook in una strategia di social media marketing. 

Che cosa sono le Ads Facebook e a cosa servono

La prima cosa che bisognerà sottolineare è che cosa sono le Ads Facebook e a che cosa servono. Questo strumento consente alle aziende, ma anche alle persone singole, di poter promuovere facilmente la propria attività online.

Quindi, le Ads Facebook altro non sono che annunci pubblicitari che appariranno all’interno della piattaforma del social network su pc ma ma anche su dispositivi mobili. Il motivo per il quale bisognerebbe pensare al loro utilizzo è sicuramente costituito dalla grande platea delle pubblicità native su Fb.

Ogni giorno, infatti, questo social conta su una presenza di 2,2 miliardi di utenti attivi in tutto il mondo, che potrebbero diventare i prossimi clienti di un’azienda, di una realtà commerciale o di un singolo professionista. Per chi si chieda a che cosa servano gli annunci su Facebook, quindi, la risposta è semplice quanto scontata: a fare pubblicità.

Una pubblicità che, però, si differenzia molto rispetto a quella proposta in tv o in radio, in quanto è targetizzata. Significa che gli annunci verranno proposti solo a persone che abbiano determinati interessi e che possano, quindi, usufruire volentieri di un servizio, o acquistare quel determinato bene.

Come funziona Facebook Ads: il Business Manager

Prima di addentrarsi nei dettagli ancora più tecnici relativi agli annunci su Facebook, sarà possibile fare una piccola panoramica legata al loro funzionamento. In generale, chi vuole fare pubblicità su Facebook dovrà avere un profilo o una pagina di riferimento. Da questa si potranno creare annunci specifici nei quali pubblicizzare eventi, promozioni, sondaggi e servizi.

Analogamente a Google Ads, per ogni annuncio si potrà scegliere il pubblico di riferimento, la durata della promozione, il budget da spendere e molti altri dettagli. Solo creando, ad esempio, il pubblico giusto si avrà la certezza di poter proporre un prodotto o servizio a delle persone che saranno davvero interessate. Le proprie Facebook Ads si potranno visualizzare all’interno di quello che è stato chiamato Business Manager di Facebook.

Questo portale dà agli utenti che vogliano gestire la propria attività tramite il famoso social la possibilità di vedere in un’unica pagina:

  • Le proprie pagine.
  • Gli account pubblicitari.
  • Le impostazioni di fatturazione.
  • Gli annunci attivi.
  • Gli analytics. 

Quindi, così come potrebbe accadere con strumenti più professionali, anche all’interno del Business Manager si potranno gestire in modo unificato tutte le proprie Facebook Ads.

Guida base alla creazione delle campagne Ads su Facebook

Un utente, un’azienda, un professionista che voglia fare pubblicità su Facebook dovrà occuparsi di creare un annuncio. Per questo dovrà avere una pagina di riferimento, e dovrà anche avere un account con il quale fare pubblicità.

Come prima cosa, si dovrà scegliere per che cosa fare pubblicità: per un evento, un post, oppure per una particolare promozione. Ad esempio, un negozio potrebbe pubblicizzare i propri saldi, un ristorante un menù tutto a volontà mentre un professionista potrebbe mettere in evidenza un post nel quale parla della sua attività.

Sì, perché le Facebook Ads potranno riguardare anche solo singoli post che saranno stati inseriti all’interno della propria pagina, e per i quali si scelga di mettere le informazioni in evidenza. Dopo aver scelto per che cosa fare pubblicità, si potrà anche decidere se modificare l’immagine che apparirà nell’annuncio, così come il testo.

Spesso, le Facebook Ads vedono una creazione guidata: è lo stesso sistema a suggerire, ad esempio, di ridurre il testo in modo che questo possa apparire nel modo migliore possibile su tutti i dispositivi. Dopo aver gestito questi dettagli, sarà essenziale definire il proprio pubblico.

Si potranno prendere in considerazione elementi come:

  • Il luogo geografico.
  • Il sesso.
  • L’età.
  • Gli interessi.

Ad esempio, un ristorante a Torino dovrebbe concentrarsi su Torino e provincia, mentre chi si occupi di gestione di siti web a Milano potrà comunque cercare di estendere il proprio business anche oltre la Lombardia, essendo gestibile anche online.

Il sesso potrà essere una discriminante soprattutto per alcuni servizi: chi si occupi di vendere cosmetici punterà soprattutto alle donne, mentre un negozio che venda articoli per il gioco del calcio potrà essere più alla portata degli uomini (anche se non è sempre così!).

L’età sarà un altro elemento importante: per un sito che si occupa di musica contemporanea la fascia d’età sarà soprattutto quella fino ai 40 anni, mentre per servizi dedicati alle famiglie ci si riferirà ad una fascia d’età più matura. Infine, si prenderanno in considerazione anche gli interessi. Questi saranno basati soprattutto sui “mi piace” che gli utenti avranno già messo a pagine e profili.

Quindi, per una palestra gli interessi più importanti saranno il fitness, le diete, la forma fisica e così via, mentre per un ristorante piemontese ci si riferirà soprattutto ad interessi come la cucina, la storia regionale e così via.

Successivamente si definirà il budget totale e la durata della promozione. Alla fine, si potrà pubblicare il proprio annuncio e si pagherà solo per i clic effettivamente ottenuti (PPC o Pay per Click) .

Perché le Facebook Ads sono così importanti

Come si è già detto, la platea di Facebook è davvero molto ampia: solo in Italia sono 30 milioni gli utenti attivi. Ecco perché bisognerebbe puntare su questi annunci, e i vantaggi saranno notevoli:

  • Annunci a basso costo e gestibili in autonomia.
  • Pubblicità targetizzata, che raggiunge subito le persone.
  • Possibilità di valutare immediatamente i risultati dei propri annunci.
  • Possibilità di trasformare gli utenti simpatizzanti in veri e propri clienti.
  • Capacità di calamitare l’attenzione verso un’attività ma anche verso un sito.
  • Gestione del budget intelligente.
  • Nessuno spreco di risorse economiche.
  • Semplicità di utilizzo.

In conclusione, quando elabori una strategia social per il tuo business, non dimenticare di includere le Ads su Fb!

Come aumentare i followers su instagram: qualche consiglio pratico

come aumentare i followers su instagram

È il più nazional-popolare dei social network. Il trampolino di lancio ideale per migliaia di influencer in tutto il mondo. Non è un azzardo affermare che, senza Instagram, molte nuove professioni digitali non esisterebbero neanche, o almeno non come le intendiamo oggi.

Su Instagram si dettano le mode e le tendenze, si decreta ciò che è cool e ciò che è out. Avere tanti followers su Instagram significa godere di un’enorme visibilità per sé stessi o per la prima azienda, un capitale inestimabile da sfruttare al meglio. 

Ma come aumentare i followers su Instagram? Prima di passare ai consigli pratici è doverosa una precisazione: non esistono formule magiche di sicuro successo e le strategie non possono essere applicate indistintamente, ma occorre scegliere e applicare quelle che meglio si adattano al nostro progetto editoriale e alle finalità del nostro account. Scegliere e applicare una strategia sbagliata, oltre a farvi perdere tempo prezioso, può generare in voi frustrazione per la mancanza di risultati e spingervi ad abbandonare il vostro progetto prima di sapere se possa o meno avere successo.

Ma ecco le nostre strategie su come aumentare i followers Instagram:

  1. Avere un piano editoriale

Diffidate sempre di quelli che vi dicono: “il mio account Instagram? È iniziato tutto per gioco, i followers sono arrivati all’improvviso, non me lo aspettavo!”. Stanno mentendo! 

Un profilo Instagram di successo nasconde sempre un lungo lavoro di programmazione e una scelta ragionata delle strategie da attuare. Per aumentare i followers su Instagram non si può prescindere da un piano editoriale ragionato e strutturato:

  • Scegliete l’argomento del vostro account.
  • Individuate una strategia di comunicazione (foto e testo) per veicolare nel modo migliore il vostro messaggio.
  • Pianificate con largo anticipo i post e tenete d’occhio il calendario programmando post speciali in occasione di giorni o eventi relativi all’argomento che avete scelto.

Niente improvvisazioni, stilate un piano editoriale e seguitelo alla lettera e sicuramente comincerete presto a vedere i risultati del vostro lavoro.

2. Individuare il target di riferimento

Il segreto per aumentare i followers su Instagram è creare engagement, ovvero, coinvolgimento. E come si coinvolgono le persone nella vita reale? Parlandogli di argomenti di loro interesse. Sui social la regola è la stessa, dopotutto dietro ogni like, o ogni commento ci sono persone reali. Prima di aprire un account Instagram chiedetevi: a chi voglio parlare? Che genere di persona potrebbe trovare interessanti i miei post e interagire con essi? Ma soprattutto: quali argomenti relativi alla mia nicchia di competenza generano maggiore curiosità e interesse?

Un esempio su tutti: volete aprire un account che parla di libri e in particolare di romanzi fantasy? Il vostro target di riferimento saranno utenti amanti del genere con un’età compresa tra i 16 e 45, con uno spiccato interesse anche per le serie TV e gli eventi a tema, tipo cosplay, ecc. 

Ecco, in base a queste informazioni potrete decidere il tipo di post da pubblicare, il tono di voce da utilizzare e come fare per attirare la loro attenzione.

3. Postare foto originali e capaci di distinguere il vostro stile

Instagram è un social network “visuale”, ovvero, composto principalmente da foto (e video e/o stories), quindi va da sé che la maggior parte dei vostri sforzi debbano essere indirizzati verso la pubblicazione di foto di qualità, accattivanti ma soprattutto che parlino di voi o del vostro brand.

Le foto che pubblichiamo devono distinguerci e renderci immediatamente riconoscibili, dare ai followers un motivo reale per seguire il nostro account. Nel momento in cui un utente, vedendo una nostra foto, riuscirà immediatamente a collegarla al nostro profilo, allora, potremmo dire di aver fatto un buon lavoro.

Ma che caratteristiche devono avere le foto per attirare followers e generare engagement? Diversi studi hanno evidenziato che le foto più performanti sono quelle più luminose, con una bassa saturazione e con un unico colore predominante, meglio se blu.

4. Lavorare di copywriting

Ebbene sì, le foto sono fondamentali e rappresentano il 95% dei contenuti di Instagram, ma ciò non vi autorizza a trascurare quel 5% di contenuto testuale. Lavorare sul copywriting della bio della propria pagina Instagram è fondamentale per un account di successo. La bio è composta da tre elementi:

  • Foto del profilo (logo aziendale e/o foto caratteri
  • Testo
  • Link

La foto del profilo va trattata alla stregua di un logo per un brand, deve essere accattivante ma descrivere chiaramente l’argomento del vostro profilo. Se siete un’azienda potete utilizzare il vostro logo.

La bio deve essere accattivante, parlare di voi e contenere le parole chiave mirate. Evitate blocchi di testo troppo lunghi e prediligete frasi brevi, quasi telegrafiche.

In fondo alla bio, Instagram fa la possibilità di inserire dei link ad esempio al vostro blog, al vostro sito aziendale, ecc.

Stesso discorso vale per il contenuto testuale che accompagna ogni foto che rappresenta un’ottima occasione per attirare nuovi followers con contenuti interessanti e originali.

5. Utilizzare gli hashtag più popolari

Tra le strategie più efficaci su come aumentare i followers su Instagram c’è quella di inserire molti hashtag popolari ai vostri post. Se ne possono inserire fino ad un massimo di 30 e non abbiate timore di inserirli tutti, il segreto sta nello scegliere quelli giusti, ecco qualche consiglio:

  • Optate per gli hashtag inerenti all’argomento del vostro account
  • Studiate gli hashtag utilizzati dai vostri competitor
  • Utilizzate hashtag composti da singole parole (#love, #foodporn, ecc.)
  • Optate per hashtag nella lingua più adatta al vostro target
  • Per individuare gli hashtag popolari potete utilizzare strumenti come Tags for Like e Top Hashtag.

6. Socializzare con gli altri utenti

Likes generano likes, commenti generano commenti e portano nuovi followers. Socializzare con gli altri utenti è un ottima strategie per farsi conoscere e attirare nuovi followers. Interagire con i post degli altri utenti, infatti, spingerà questi ultimi a visitare il vostro profilo ed eventualmente a seguirvi. Evitate però frasi fatte e commenti standard se non volete ottenere l’effetto opposto. Un trucco per trovare nuovi followers è tenere sotto controllo l’hashtag #firstpost, poiché i nuovi iscritti sono  più predisposti a seguire altri utenti.

7. Superare la timidezza e mostrarsi

È statisticamente provato che le foto con il maggior numero di interazioni sono quelle personali, che parlano della propria vita, delle proprie passioni e della propria quotidianità. Se si vuole avere un account di successo ed aumentare i followers su Instagram bisogna superare la timidezza e lasciar trasparire qualcosa di noi per creare empatia con i nostri”seguaci”.

Allora, adesso che sapete come aumentare i followers su Instagram siete pronti per dare una sterzata alla vostra strategia editoriale e far fare un salto di qualità al vostro account.

Come mettere gli hashtag su Instagram

come mettere gli hashtag su instagram

Una corretta strategia di social media marketing su Instagram non può non tenere conto dell’utilizzo degli hashtag. Mutuati da Twitter, gli hashtag sono diventati una parte fondamentale della popolare piattaforma di condivisione di foto e filmati, e sapere come mettere gli hashtag su Instagram può determinare il successo o il fallimento di un progetto editoriale.

Cosa sono gli hashtag per Instagram e a cosa servono?

Una parola preceduta da un cancelletto #. Questa in sintesi la definizione di hashtag, una definizione che, però, non rende neanche in minima parte la capacità di senso e di significato racchiusa nella semplice unione tra un simbolo grafico (il cancelletto) e una parola. 

Gli hashtag sono, infatti, degli aggregatori tematici, ovvero delle etichette che si utilizzano per “catalogare” un contenuto all’interno di una specifica area tematica. Se ad esempio si pubblica un post e lo si etichetta con l’hashtag “#food”, lo si sta inserendo all’interno di una specifica area tematica legata alla cucina e al mondo del cibo in generale. Ogni volta che un utente effettuerà una ricerca con quello specifico hashtag (e la maggior parte degli instagrammer utilizzano gli hashtag per le loro ricerche) il nostro post sarà tra i risultati della ricerca. 

Adesso è chiaro il motivo per cui è fondamentale sapere come mettere gli hashtag su Instagram?

Come mettere gli hashtag su Instagram?

Inserire gli hashtag su Instagram è molto semplice e non richiede processi complicati. L’inserimento degli aggregatori tematici viene fatto contestualmente alla pubblicazione di una foto, utilizzando lo spazio messo a disposizione dal social network per commentare lo scatto che si sta per pubblicare.

Ma, andiamo nello specifico di Instagram e vediamo step by step come funzionano gli hashtag e la loro pubblicazione.

  1. Avviate l’app e accedete al vostro profilo.
  2. Cliccate sull’icona in basso con il segno “+” che si utilizza quando si desidera postare un nuovo contenuto.
  3. Cliccate sulla foto che intendete postare o scattarne una. Selezionate l’eventuale filtro e poi cliccate sul pulsante “Avanti” in alto a destra.
  4. Nella schermata successiva troverete in alto un box con la dicitura “scrivi una didascalia”, è qui che potrete digitare gli hashtag che desiderate aggiungere al contenuto da postare.
  5. Quando avrete finito cliccate su “Ok” e poi su “Condividi” e avrete terminato.

È possibile inserire gli hashtag anche nelle Stories e nei commenti, seguendo lo stesso procedimento fin qui illustrato. Instagram consente di inserire fino a 30 hashtag per ogni post.

Quando si inseriscono gli hashtag su Instagram e in generale su tutti gli altri social, ci sono alcune regole base da seguire per evitare di renderli inattivi, vediamo quali sono:

  • Non distanziare mai le parole con la barra spaziatrice. Ben caso si vogliano dividere le parole meglio usare le maiuscole, es: #AutumnMood.
  • Non utilizzare caratteri speciali, simboli e segni di punteggiatura.
  • Non utilizzare la chiocciola @.

Come scegliere gli hashtag giusti da mettere sul nostro account Instagram?

Sapere come mettere gli hashtag su Instagram è fondamentale, ma non basta, poiché è necessario anche sapere quali etichette utilizzare per fare decollare l’engagement dei post.

Scegliere gli hashtag da utilizzare significa prendere in considerazione due fattori fondamentali: la popolarità e la pertinenza.  La popolarità riguarda il numero di volte in cui un hashtag viene utilizzato nelle ricerche su Instagram. Utilizzare hashtag popolari significa avere più possibilità di comparire in un maggior numero di ricerche.

La pertinenza, invece, riguarda l’argomento dell’hashtag che deve essere pertinente all’argomento del nostro account Instagram, così da attirare gli utenti interessati alla tematica da noi trattata.

La strategia più giusta da adottare è quella di scegliere gli hashtag più popolari tra quelli dell’argomento di nostra pertinenza. Un consiglio è quello di non escludere del tutto quelli meno popolari che garantiscono una minore concorrenza.

Strumenti per trovare gli hashtag Instagram più popolari

Per sapere quali sono gli hashtag più popolari del momento si può sbirciare nei profili dei nostri competitor, così da individuare quelli più utilizzati da loro, o ricorrere a strumenti appositi che ci aiutano a scoprire quali sono gli hashtag più popolari su Instagram. Nella maggior parte dei casi si tratta di app e risorse gratuite, facilmente reperibili sul web e che consentono di fare una ricerca in base alla categoria, alla popolarità e alla pertinenza.

I principali strumenti on-line per trovare gli hashtag più popolari su Instagram sono:

  • All Hashtag, un servizio disponibile on line e che consente di ricerca le etichette per argomento.
  • Top Hashtag, molto simile al precedente, questo sito fornisce una classifica in tempo reale dei 100 tag più popolari su Instagram e di effettuare ricerche in base al grado di popolarità.

Concludiamo la nostra guida su come mettere gli hashtag su Instagram citando due app per tutte: Top Tags e Hashtag for Instagram, utilissime per le nostre ricerche. Entrambe sono gratuite e consentono di ricercare gli hashtag più popolari differenziando i criteri di ricerca così da riuscire ad individuare un gruppo di hashtag specifico per le nostre esigenze.

Cos’è il Community Management sui Social e perché farà bene al vostro business

community manager lavora sui social

Ormai quasi tutte le aziende hanno un profilo ufficiale sui Social Network. Preso atto che sulla maggior parte di essi non si vende o almeno non lo si fa direttamente, bisogna chiedersi come sfruttare al meglio le loro infinite potenzialità. A cosa serve, dunque, essere su queste piattaforme?

La risposta è che serve soprattutto per avvicinarci ai nostri clienti e ai nostri potenziali clienti; il web ha cambiato profondamente il modo in cui le aziende vengono percepite dai consumatori. Adesso chiunque può dire la sua, fare una recensione sul nostro prodotto, consigliarlo o sconsigliarlo. Serve, ora più che mai, un atteggiamento volto alla trasparenza da parte dei brand.

Gli ingredienti del Community Management: empatia, organizzazione e professionalità

È necessario dunque, oltre la strategia dei contenuti, pensare la strategia da usare per la costruzione di una community attorno al nostro brand. Gli ingredienti per crearla con successo variano a seconda del nostro settore e del nostro target, ma ci sono dei punti fondamentali che vanno sempre presi in considerazione:

  • la scelta del tono di voce con cui rivolgerci ai nostri utenti,
  • l’impostazione di un flusso per la moderazione dei commenti e per il servizio clienti concordato con tutti i nostri collaboratori,
  • un piano anticrisi,
  • presenza di spirito e professionalità,
  • empatia nei confronti di chi ci scrive, anche se si è separati da uno schermo.

Quali sono i vantaggi per il nostro business?

Una community ben gestita farà sentire ogni utente il benvenuto, lo rassicurerà sapendo che c’è qualcuno pronto a rispondere a ogni suo dubbio e a risolvere ogni problema si presenterà con il prodotto che vendiamo.

L’aspetto da non sottovalutare, poi, è il fatto che all’interno di una community, che giri attorno al nostro profilo Twitter o alla nostra pagina aziendale su Facebook, gli utenti che già posseggono il nostro prodotto o apprezzano il nostro brand saranno in grado di diventare il nostro “reparto di Marketing” rispondendo a dubbi, fornendo recensioni positive e divenendo dei veri e propri “Ambassador” per noi.

Questo però, è un risultato che si ottiene solo nutrendo ogni giorno il rapporto con i nostri utenti e facendoli sentire speciali (oltre a fornire un servizio o produrre un prodotto di qualità).

Community Management: best practices

Gestire una Community, l’abbiamo già detto, non è un lavoro facile e, soprattutto, non è un lavoro part-time. Ci sono delle buone norme di comportamento che dovremo seguire a menadito. Gli utenti non ci amano sempre e non ci amano fin da subito, gli utenti vanno conquistati.

Il cammino del Community Manager può essere lastricato di buone intenzioni (da parte sua) e tanti insulti (da parte degli utenti). Ma quali sono le qualità e le buone pratiche che dobbiamo coltivare per fare un buon lavoro?

  • Non rispondere mai con testi copia-incolla. Tutti hanno un documento guida su qualche foglio excel in cui sono elencate le domande frequenti da parte degli utenti e le risposte da dare. E va benissimo; dobbiamo solo avere cura di personalizzare il messaggio per ognuno. Sarà dura, a volte, quando tutti ci chiederanno la stessa cosa, ma questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che la nostra strategia di contenuti non sta dando le informazioni giuste e andrebbe con tutta probabilità modificata.
  • Non perdere mai di vista il tono di voce aziendale. Pochi non hanno sentito parlare del vecchio caso studio di Crisis Management fallita da parte di una nota compagnia ferroviaria italiana che qualche anno fa reagì a una polemica scoppiata sui Social rispondendo con tre post chiaramente scritti da tre persone diverse e con tre toni di voce diversi. Tutti e tre però, era chiaro avessero perso la calma. Non fatelo mai, ne va della reputazione della vostra azienda.
  • Rispondete sempre alle recensioni e ai commenti positivi e, soprattutto, a quelli negativi. Non nascondete né cancellate post considerati “scomodi”: i Social non sono il vostro regno e i nodi verranno al pettine in ogni caso. Alle critiche bisogna sempre rispondere in maniera proattiva, fornendo soluzioni e, possibilmente, portando la conversazione in privato.

Ultimamente su Facebook sono molto in voga i Gruppi creati a partire dalle pagine aziendali. E voi siete pronti ad aprirne uno?

Il fenomeno YouTube: come diventare uno YouTuber di successo

Tra le piattaforme web più in voga al momento, troviamo sicuramente YouTube. Utilizzato per guardare video musicali o divertenti, notizie, tutorial, puntate di show, telefilm o addirittura film, è diventato nel corso degli anni sempre più presente nella quotidianità delle persone, affermandosi come un fedele compagno nella vita di tutti i giorni.

Nato nel 2005, sta vivendo proprio adesso il suo periodo d’oro. Si tratta infatti del sito web più visitato al mondo, subito dopo Google.

Oltre a permettere a chiunque di visualizzare video, dà anche la possibilità a tutti di caricare i propri contenuti. È proprio questo che, soprattutto negli ultimi anni, ha dato il giusto l’input a migliaia di persone che, nel loro piccolo, ritengono di avere qualcosa da dire. Così sono nati gli YouTubers.

Che cos’è uno YouTuber?

Con questo termine ci riferiamo a tutti coloro che producono contenuti creativi e originali per la piattaforma di YouTube. Chi è nato nell’era digitale conosce benissimo l’argomento e sicuramente è in grado di elencare numerosi nomi o canali di successo. Perché è proprio di successo che stiamo parlando. Gli YouTubers hanno successo, soprattutto all’interno del mondo dei più giovani. Alla pari di artisti, cantanti o attori, vengono seguiti assiduamente dai propri fan e godono di un’elevata popolarità.

È così che un piccolo hobby può anche diventare un lavoro a tempo pieno, permettendo a questi personaggi di ottenere profitti grazie a ciò che caricano sui propri canali YouTube.

Il primo in Italia a trasformare la sua passione per i video in un lavoro è stato Guglielmo Scilla, conosciuto in rete come Willwoosh. Ha aperto il suo canale YouTube nel 2009 ed oggi ha più di 735.000 iscritti. Grazie alla fama ottenuta sul web, è oggi anche attore, scrittore e conduttore radiofonico.

Come ignorare poi Clio Zammatteo? Apre il suo canale ClioMakeUp nel 2008, solo per condividere la sua passione e le sue conoscenze sul mondo del make-up. Ad oggi, il suo è uno dei canali più seguiti in Italia e conta oltre 1 milione di iscritti. Questo le ha poi permesso di ottenere il proprio programma televisivo su Real Time e di collaborare con importanti brand.

Ma come si raggiunge l’Olimpo su YouTube?

Tutti questi personaggi riescono ad entrare nella vita quotidiana di milioni di persone, più precisamente di adolescenti. Perché? Ciò che può stupire è l’affetto e la connessione che gli utenti sentono nei confronti degli YouTubers. Questi riescono infatti a instaurare un rapporto diretto con i propri seguaci, parlando il loro stesso linguaggio e condividendo i loro stessi argomenti e interessi. Si va a creare una relazione in cui i giovani vedono in queste figure degli amici e, passando il proprio tempo guardando i loro video, si sentono compresi e parte di una stessa grande famiglia.

Quello che conta maggiormente è quindi la capacità di creare una connessione con il proprio pubblico. I primi YouTubers facevano i video nella propria stanza, parlando di fronte ad una webcam. Anche oggi, nonostante le evoluzioni tecnologiche, cercano di mantenere questo importante senso di intimità che li avvicina maggiormente a chi li segue.

Essere se stessi conta, ma non basta!

Per essere vicini al pubblico, è necessario essere genuini. Saper rimanere se stessi è la chiave per avvicinare sempre più persone. Ovviamente la semplicità deve abbinarsi ad una grande dose di creatività, inventiva e fantasia. Vi sono oggi talmente tante scelte su YouTube che non sarà facile affermarsi senza avere qualche cosa di nuovo da dire. O, almeno, nuovi modi per dire le cose.

Uno YouTuber deve rimanere al passo con i tempi. È importante caricare sempre nuovi contenuti e, soprattutto, caricare contenuti di valore. Mantenere un dialogo costante con i propri followers è fondamentale; le loro aspettative non devono essere deluse. Ci vogliono quindi inventiva, curiosità e una continua voglia di mettersi in gioco.

Tutto dovrebbe partire da una passione autentica. Per arrivare al cuore e alla testa del pubblico è importante, prima di tutto, saperci mettere il proprio cuore e la propria testa.

Il successo si lega però anche alla professionalità. La qualità dei video e della loro post-produzione non sono sicuramente fattori da sottovalutare. Le star del web studiano i loro video prima di girarli e montarli, si preparano scalette, schemi, punti da seguire. Non basta quindi avere qualcosa da dire, ma è necessario trovare il giusto modo per dirlo e comunicarlo al proprio pubblico, arrivando a coinvolgerlo completamente e spingendolo a legarsi sempre di più al canale.

Da un hobby ad un lavoro a tempo pieno: fare lo YouTuber paga?

Lo svedese Felix Kjellberg, meglio conosciuto come PewDiePie, conta quasi 60 milioni di iscritti sul suo canale YouTube ed ha guadagnato, ad oggi, più di 15 milioni di dollari. Quindi , fare lo YouTuber paga. Ma non sempre e, soprattutto, non sempre così tanto. Lui è infatti il più famoso al mondo ed ha lavorato con passione dal 2010, creando video basati sui suoi commenti e reazioni a videogiochi a cui gioca.

Come può un hobby come questo diventare un vero lavoro? Si parla di programmi di partnership. Diventando partner di YouTube, la piattaforma si presenta come una vera e propria fonte di guadagno: chi ottiene grandi numeri di visualizzazioni caricando contenuti originali ha la possibilità di guadagnare denaro attraverso le inserzioni pubblicitarie. Per essere accettati nel programma, occorre quindi avere un discreto numero di views, caricare tanti video sul canale ed evitare di compiere infrazioni relative al copyright o al regolamento interno di YouTube stesso.

Da un video possono poi nascere collaborazioni esterne che incrementano la visibilità della persona e portano altre fonti di guadagno. La visibilità aumenta anche grazie ad un uso attento dei social network, i quali si dimostrano indispensabili per pubblicizzare il proprio lavoro.

È quindi YouTube il futuro di chi aspira al successo?

Più che di futuro, possiamo già parlare di presente. Chi vuole farsi conoscere e mettere in mostra la propria abilità, conoscenza e creatività si rivolge ormai principalmente al pubblico di YouTube.

Gli YouTubers sono i nuovi idoli dei giovani. Solitamente sconosciuti agli adulti, si avvicinano al mondo dei millennials che, fondamentalmente, è il mondo di cui anche loro fanno parte. E, si sa, è questo il mondo del futuro.

Perché inserire Instagram in una strategia di Web Marketing? Come gestire al meglio un account Instagram e far aumentare i follower della tua pagina aziendale

Chi ama scattare foto non può fare a meno di Instagram. Uno dei social network più utilizzati al momento e, sicuramente, quello perfetto per condividere le proprie immagini in rete.

Nato nel 2010, è stato acquistato da Facebook nel 2012. È oggi il terzo social più usato (dopo Facebook e YouTube) e conta più di 700 milioni di utenti attivi mensilmente. Negli anni è cresciuto e si è evoluto, aggiornandosi per diventare sempre più performante.

Principalmente viene utilizzato dai più giovani: l’età prevalente varia dai 19 ai 24 anni. Gli utenti scattano e caricano le proprie foto, applicando filtri, aggiungendo hashtag e descrizioni e condividendo in questo modo le loro esperienze giornaliere. Instagram è stato infatti ideato per condividere il momento, proprio come indica il nome stesso.

Ma non si tratta più di comunicare in rete solo ciò che ci sta accadendo o le esperienze che stiamo vivendo.

Instagram può diventare infatti anche un componente essenziale all’interno di una buona strategia di Web Marketing. Come ogni altro social, anche questo si dimostra utile ed efficace se utilizzato in modo astuto, pratico e corretto.

Ogni tipo di azienda può trovare in Instagram uno strumento per aumentare il proprio pubblico e, di conseguenza, le proprie entrate. L’engagement su Instagram è infatti nettamente più alto rispetto a Facebook o Twitter. Questo significa quindi che il coinvolgimento e le interazioni sono maggiori. Gli utenti di Instagram sono molto più propensi a mettere like, commentare e condividere i contenuti dei brand rispetto a ciò che accade sugli altri social. Fattore essenziale per la vostra strategia.

Perché un’azienda dovrebbe scegliere di essere presente su Instagram?

Instagram è estremamente efficace per quanto riguarda la comunicazione visiva. E si sa, alle persone arriva prima un certo tipo di contenuto se presentato con un’immagine piuttosto che con un testo. Le immagini sono dirette e più coinvolgenti e, spesso, riescono ad esprimere meglio ciò che si vuole cercare di comunicare.

L’azienda ottiene sicuramente maggiore visibilità, in quanto, come già detto, sempre più utenti fanno uso abituale di questo social network. La sfida sta nel saper comunicare in modo efficace con le immagini; essere in grado di arrivare al consumatore e di spingerlo a seguire il proprio profilo non è immediato, ma è il frutto di un’importante e studiata strategia, diversa per ogni azienda.

Si instaura, più di quanto possa accadere sugli altri social, un rapporto diretto con i consumatori. Oltre a seguire ed apprezzare le immagini pubblicate dall’azienda, gli utenti spesso pubblicano a loro volta foto che vanno a pubblicizzare i prodotti dell’azienda stessa. Questo perché chi è iscritto su Instagram ama condividere la propria quotidianità e rendere i propri seguaci partecipi di tutto ciò che lo riguarda. Un buon prodotto o un buon servizio possono quindi trovare su questo social un alto grado di promozione pubblicitaria da parte dei clienti stessi.

Ci sono strategie per gestire al meglio la pagina aziendale?

Sicuramente , ma non tutte valide o adatte per ogni tipo di azienda. Gli utenti devono essere stimolati in base ai servizi e ai prodotti che vengono loro offerti.

Ciò che sta alla base di una buona strategia è un buon piano editoriale. Programmare i post e i loro contenuti diventa fondamentale per poter gestire al meglio la propria pagina e per riuscire a monitorare gli sviluppi e la risposta degli utenti.

Il piano editoriale permette anche di coordinare correttamente la pubblicazione dei contenuti. Per sfruttare al meglio questo strumento, un’azienda non può certamente pubblicare le proprie immagini in modo incostante o casuale. La qualità può anche essere altissima, ma non basta. È importante guardare ai volumi: se l’obiettivo è raggiungere un elevato numero di follower, è importante postare con continuità e regolarità.

L’hashtag è il vostro nuovo migliore amico

Gli hashtag sono una componente essenziale se lo scopo è quello di arrivare al maggior numero di utenti possibile. Sono infatti strumenti di ricerca che gli utenti usano per trovare i topic di maggiore interesse. Inserirli nella descrizione del proprio post permette di essere trovati da chi ancora non segue la pagina. Danno visibilità e incrementano il numero di interazioni, aiutando quindi anche l’azienda ad aumentare i follower.

Per poter scegliere quelli più adatti, è necessario concentrarsi sia sulla loro popolarità che sulla loro rilevanza e attinenza al brand o prodotto da pubblicizzare.

Se un’azienda si occupa di cosmesi, non potrà certo inserire tra i propri hashtag #cat, #kitty o #loveanimals. Sono sicuramente parole molto cliccate, ma non hanno niente a che fare con il brand di riferimento.

Più follower per tutti

Piacere a tutti è impossibile. Sia nella vita, che sui social. Come fare allora per tentare di raggiungere il maggior numero di utenti possibile?

Aumentare i propri follower non è immediato. È importante definire con chiarezza e precisione il proprio target di riferimento. A chi sono destinati principalmente i valori o i prodotti promossi dall’azienda? Una volta stabilito questo, sarà opportuno muoversi di conseguenza e adattare le proprie pubblicazioni e i propri contenuti al pubblico che ne usufruirà.

Contenuti coerenti con grafiche riconoscibili. Gli utenti devono poter individuare subito il prodotto, ma devono anche riuscire ad apprezzare il valore estetico delle immagini.

Fondamentale è l’interazione con i follower. Non essere passivi, ma attivi. Gli utenti di Instagram, come già detto, sono molto più attivi rispetto a quelli degli altri social network. Le aziende devono riuscire a fare lo stesso.

Non è assolutamente banale rispondere ai commenti o mostrare di apprezzare ciò che i follower pensano a proposito dell’azienda e dei suoi prodotti. È importante il legame con gli utenti, i quali possono diventare futuri clienti.

Si possono organizzare contest o possono essere proposti hashtag inediti da far utilizzare ai propri follower. In questo modo la visibilità aumenta e gli utenti si sentono partecipi e spinti a rimanere legati alla pagina e all’azienda stessa.

La comunicazione è tutto. Insieme alla chiarezza, alla creatività e ad una buona organizzazione, è la chiave per dare ad Instagram una grande possibilità nel mondo del Web Marketing.