Cos’è la link building?

Esposizione di una strategia di link building

Per fare in modo che un portale abbia successo, è indispensabile che sia ben posizionato all’interno dei motori di ricerca e che appaia quindi tra i primi risultati.

Questo è il compito principale della SEO (Search Engine Optimization), che corrisponde a quell’insieme di tecniche che permettono di migliorare l’efficienza massima di un sito.

Esistono due grandi macro-aree ottimizzabili: la SEO on site e la SEO off site, in quest’ultima rientra anche la link building, ossia la pratica che incrementa i link di ingresso al nostro sito. 

Come suggerisce la parola stessa, un link è un collegamento che avviene tra contenuti web che trattano argomenti affini gli uni agli altri.

Ora che abbiamo chiarito cos’è la link building, vediamo come farla, quali strumenti poter utilizzare e che cosa invece evitare.

Come fare link building 

Come abbiamo detto, la link building ci permette di collegare i contenuti presenti nel web affinché si verifichino il maggior numero di ingressi positivi al sito d’interesse.

Questi rimandi avvengono attraverso i backlinks, quindi collegamenti ipertestuali o, più semplicemente, porzioni di testo che attraverso un click permettono di raggiungere un altro sito

I backlinks possono essere naturali o artificiali.

Si chiamano backlinks naturali tutti quei collegamenti che avvengono in modo spontaneo, nel momento in cui chi scrive un testo decide di riferirsi ad un sito esterno per approfondimenti o chiarimenti.

È una citazione volontaria che oltre ad incrementare gli ingressi al sito che richiama, ne aumenta anche la credibilità e l’autorevolezza. 

I backlinks artificiali invece, sono connessioni che non derivano da citazioni esterne, ma costruite internamente al sito e che si riferiscono a contenuti che fanno parte della stessa piattaforma, funzionano allo stesso modo di quelli naturali a patto che si utilizzino in maniera intelligente. 

Come tutte le altre tecniche SEO anche la link building, è osservata e analizzata attraverso gli algoritmi di Google, per questo motivo è controproducente arricchire un testo con troppi backlinks, o usare troppe anchor text (parole chiave su cui attuare il link di collegamento) che rischierebbero di modificare il posizionamento del sito web in modo negativo.

Come fare link building efficace 

Vediamo come fare link building in modo efficiente, seguendo alcuni accorgimenti nel momento in cui costruiamo ed analizziamo i backlinks:

  • Preferire contenuti di qualità piuttosto che di quantità: non inserire troppi link, ma solo quelli utili.
  • Nominare direttamente il portale a cui facciamo riferimento: sarà più facilmente raggiungibile e migliorerà l’autorevolezza del sito.
  • Controllare l’origine e l’ip da cui provengono i backlinks del nostro sito: troppi dallo stesso indirizzo IP fanno intendere che siano stati comprati e quindi non sono più funzionali.
  • Analizzare e controllare i backlinks: capire se sono collegamenti positivi o negativi.

Monitorare da dove provengono i backlinks al nostro sito è fondamentale non solo per capire meglio come e in che contesti i contenuti vengono citati, ma soprattutto per eliminare gli eventuali casi di negative SEO, ossia quel tipo di SEO attuata per contrastare i competitor. 

In parole povere quando qualcuno costruisce backlink che invece di migliorare l’ autorevolezza e accrescere la fiducia del nostro sito e dei nostri contenuti, intende sabotarci, attuando collegamenti errati. 

Tools per fare Link building

Strumenti come i più conosciuti Ahrefs o Majestic, ci aiutano a tenere sotto controllo la link building del nostro sito, consentendoci di monitorare i backlinks, valutandone la provenienza e la qualità, decidendo se accettarli o cancellarli, nel caso in cui come abbiamo detto prima, fossero dannosi per il sito. 

Inoltre, utilizzando questi tools potremmo identificare le top anchor usate per la link building e contattare direttamente i proprietari delle piattaforme da cui provengono i backlinks collegandoci direttamente via mail.

Alcuni degli strumenti utilizzati per la link building consentono infatti di interagire anche con altre piattaforme come Google Mail o Google Analytics, così da poter lavorare in modo più intuitivo e preciso. 

Riassumendo che cos’è la link building, possiamo dire che è uno dei metodi per accrescere la posizione e l’influenza di un sito nel grande panorama del web, ponendo l’attenzione su contenuti di qualità professionali e di valore. 

Cos’è Google Analytics e come funziona?

monitorando il traffico su google analytics

Qualche volta addentrandosi nel web marketing, si incorre in definizioni che possono apparire difficili da comprendere e in strumenti di cui non conosciamo le funzionalità.

Così, spesso perdiamo qualche aiuto prezioso per il nostro business o spendiamo parte del nostro tempo e denaro cercando soluzioni non proprio efficaci.

Se l’intento è ad esempio quello di capire se il proprio sito internet sta funzionando, è importante apprendere che cos’è Google Analytics e come usare le sue funzioni per monitorare l’andamento della nostra attività.

Google Analytics cos’è?

Google Analytics è uno dei tools gratuiti forniti da Google che permette di controllare periodicamente l’andamento di un sito internet.

È possibile determinare quante persone accedono al sito in un dato momento, da quale dispositivo si sono collegate, quali contenuti stanno consultando in tempo reale e da quale nazione stanno leggendo il nostro portale.

Queste informazioni, per chi ha un’attività online sono fondamentali, perché costituiscono le basi di partenza per poter migliorare e accrescere sempre più le performance e l’audience del sito.

Come usare Google Analytics

Ora che abbiamo chiarito cos’è Google Analytics, vediamo come utilizzare questo strumento affinché sia un alleato del nostro successo.

Innanzitutto per poter utilizzare questo tool gratuito, dobbiamo registrarci e creare un account in cui inseriremo le nostre proprietà, ossia i siti che intendiamo monitorare.

A questo punto Google Analytics ci fornirà un codice alfanumerico: l’ID di monitoraggio, che collegherà il nostro sito alla piattaforma, così da poter iniziare a monitorare le statistiche e il bacino di utenza

Potremo quindi iniziare a consultare e studiare i dati relativi al nostro sito scoprendo:

  • i contenuti più visitati
  • i dispositivi più usati per collegarsi al sito
  • l’età media e il sesso predominante dei nostri utenti
  • chi sono i nuovi utenti e chi invece i veterani
  • da quale nazione si connettono e quali lingue parlano

In questo modo potremo ottimizzare il nostro sito web a seconda dei dati raccolti.

Ci sono inoltre, altri aspetti interessanti che possiamo monitorare attraverso Google Analytics come:

  • la frequenza di rimbalzo, ossia quanto velocemente il nostro sito viene abbandonato
  • la durata media di permanenza sulle pagine del sito 
  • gli utenti attivi in tempo reale 
  • i canali di traffico, cioè da quale tipo di canale gli utenti arrivano al nostro sito (risultati organici o a pagamento)
  • la velocità di risposta del nostro sito, calcolando il tempo di caricamento o di download medio della pagina.

È possibile inoltre impostare un periodo di tempo da analizzare, che sia quindi giornaliero, settimanale o mensile e stabilire degli obiettivi da raggiungere in modo da rilevare gli effettivi sviluppi nel corso del tempo. 

Spiegando cos’è Google Analytics non possiamo dimenticare la possibilità di collegare altri tools utili come: AdSense, AdExchange e Google Ads.

Sono molte le informazioni che possiamo ricavare dall’utilizzo di Google Analytics ed è facile perdersi tra tutte queste definizioni e misurazioni, ma Google ha pensato anche a questo!

La piattaforma, pensata anche per principianti del settore, offre nella sezione Analytics Academy, alcuni corsi gratuiti che spiegano come usare Google Analytics. 

Come funziona Google Analytics mobile app

È possibile monitorare il proprio sito in modo semplice anche direttamente dal proprio dispositivo mobile attraverso l’app di Google Analytics.

Le funzionalità rimangono pressoché le stesse.

Se dalla versione desktop di Google Analytics era possibile creare nuovi obiettivi o aggiungere nuove proprietà, dall’app mobile, queste operazioni non sono più consentite. È possibile però continuare a consultare queste sezioni e gestire più proprietà e account precedentemente inseriti nella versione desktop.

Ora che abbiamo capito cos’è Google Analytics e come funziona, possiamo utilizzarlo per il nostro business online e non farci scappare l’opportunità di avere sotto controllo le nostre attività e quelle dei nostri utenti, procedendo in modo da ottimizzare e rendere sempre più piacevole la customer experience nel nostro sito. 

Long tail: cosa sono e come sfruttare le parole chiave a coda lunga

ricerca di long tail keywords

Long tail“, letteralmente “coda lunga” è un termine inglese utilizzato in ambito SEO per indicare una particolare tipologia di chiave di ricerca caratterizzata dalla presenza di tre o più termini. 

La “coda”, infatti, è rappresentata proprio dalle parole che compongono una determinata la keyword. Il termine è stato coniato nel 2004 per indicare una strategia di e-commerce che in quegli anni cominciava ad affacciarsi nel panorama del business mondiale consistente nel puntare sulla vendita di piccole quantità di tanti oggetti diversi, invece, che su grandi quantità di un unico oggetto. 

Successivamente il termine è stato mutuato dalla SEO per indicare una tecnica di ottimizzazione che punta sul posizionamento attraverso parole chiave specifiche, dette appunto long tail keywords, che essendo più precise hanno volumi di ricerca sicuramente più bassi rispetto alle keywords generiche, ma hanno anche minore concorrenza e soprattutto sono capaci di attirare su un sito un traffico più profilato. Vediamo, allora  nel dettaglio cosa si intende per long tail e come sfruttarla al meglio per ottimizzare un sito o un articolo.

Cosa sono le parole chiave long tail?

Con il termine “long tail keyword” si indica una parola chiave composta da tre o più parole, a differenza delle keywords tradizionali che, invece, contano una o al massimo due parole. La lunghezza, però, non è l’unico parametro da valutare per individuare le parole chiave long tail poiché per definirsi tali devono anche essere specifiche, ovvero descrivere con precisione il concetto che di sta cercando di esprimere. 

In sintesi, quindi, si può affermare che le “chiavi di ricerca a coda lunga” sono caratterizzate da lunghezza e specificità e che come tali sono adatte per strategie volte alla canalizzazione di traffico profilato. Puntano alla qualità dei contatti più che alla quantità e vanno utilizzate per il raggiungimento di obiettivi precisi.

Perché optare per una long tail keyword?

Al giorno d’oggi sempre più SEO specialist basano le loro strategie su una combinazione di long tail keywords e il motivo è molto semplice: perché si adattano meglio alle abitudini di ricerca degli utenti, sempre più orientate verso la specificità.

A nessuno, in cerca di un paio di scarpe, salterebbe in mente di inserire sulla barra di ricerca di Google semplicemente la parola “scarpe”, ma quanto meno scriverebbe “scarpe da donna classiche” o “scarpe da jogging per uomo” etc. Se poi si sta cercando un tipo preciso di calzatura, i termini usati per la ricerca sarebbero ancora più specifici.

Le parole chiave a coda lunga ci consentono di raggiungere l’utente nel momento esatto in cui ha un bisogno che noi possiamo soddisfare.

Questa particolare strategia SEO ha il vantaggio di canalizzare verso un sito un traffico più profilato e quindi più propenso ad operare delle conversioni ma, a differenza di quanto accade con keyword più generiche, fa registrare un volume di traffico minore. Bisogna, poi, sottolineare che essendo più specifiche, le long tail fanno registrare anche una minore concorrenza, quindi sarà più semplice posizionarsi tra le prime pagine delle serp di Google e magari ottenere qualche rich snippet.

Riassumendo, le long tail keywords si caratterizzano per:

  • Volumi di traffico minore
  • Maggiore profilazione del traffico
  • Maggiori probabilità di conversione
  • Minore concorrenza
  • Maggiore facilità di posizionamento

Caratteristiche che si adattano al meglio a siti che trattano argomenti specifici e di nicchia, che puntano ad alte percentuali di conversione.

Come individuare le long tail keywords giuste?

È evidente, quindi, che individuare le long tail keywords giuste è alla base di una efficace strategia di posizionamento, soprattutto se il sito che si sta cercando di posizionare tratta di un argomento molto specifico.

Fondamentale, quindi, l’analisi dei trend e dei dati statistici, nonché l’utilizzo di tool specifici. In ambito SEO esistono diversi strumenti – anche gratuiti in versione base – che aiutano ad individuare la giusta combinazione di parole da utilizzare per il posizionamento dei contenuti. Le risorse disponibili sono davvero tante, ma, il modo più efficace per individuare le chiavi giuste si rifà ad uno dei principi basilari del marketing: anticipare e interpretare i bisogni e le necessità del nostro target di riferimento.

La domanda da farsi è: quali parole userebbe il mio target per cercare on line il mio prodotto/sito? La risposta la si potrà trovare solo ascoltando la nostra audience, frequentando i forum e i blog di settore, leggendo eventuali commenti a contenuti correlati, e perché no, anche utilizzando la funzione di autocompletamento di Google.

È necessario un lavoro di analisi a volte anche lungo, ma nessuno ha detto che sarebbe stato facile o veloce.

In conclusione, una buona strategia SEO che preveda l’utilizzo di parole chiave a coda lunga deve basarsi principalmente sull’ascolto della audience di riferimento al fine di individuare i termini di ricerca più utilizzati per una dato prodotto o servizio. L’attività di monitoraggio e ricerca delle keywords è fondamentale per raggiungere gli obiettivi finali di conversione.

Perché è così importante la frequenza di rimbalzo?

Monitorando la frequenza di rimbalzo

Avete presente quando dopo una ricerca online capitate su una pagina web e immediatamente vi rendete conto che non è ciò che stavate cercando e pigiate subito il bottone “torna indietro“? Bene, in gergo tecnico si dice che avete appena “rimbalzato”  quella pagina, ovvero, l’avete chiusa dopo pochi secondi di navigazione perché evidentemente non corrispondente ai criteri da voi impostati sul motore di ricerca.

La cosiddetta “frequenza di rimbalzo” o bounce rate di un sito è uno dei principali criteri utilizzati dai motori di ricerca – e da Google in primis – per promuovere o declassare un determinato contenuto all’interno delle proprie SERP, in relazione a specifiche keywords.

In altre parole, se un contenuto viene “rimbalzato” da un’alta percentuale di utenti, che hanno effettuato una ricerca per una determinata chiave, è molto probabile che Google provvederà a retrocedere quel contenuto e non farlo più apparire nell’elenco dei siti consigliati.

Ma più di tutto, l’analisi delle percentuali di rimbalzo delle pagine di un sito web è un parametro preziosissimo per valutare la qualità dei contenuti proposti e il gradimento riscontrato da parte degli utenti a cui sono rivolti.

Va da sé, quindi, che una strategia SEO mirata deve tenere in grandissima considerazione questo parametro ed eventualmente intervenire con azioni specifiche per diminuire la percentuale di utenti che escono dal sito dopo aver visitato una sola pagina.

I fattori che possono influenzare positivamente o negativamente questo parametro possono essere numerosi, ma, prima di scendere nel dettaglio, vediamo meglio cos’è la frequenza di rimbalzo.

Che cos’è la frequenza di rimbalzo?

Con il termine frequenza di rimbalzo, o bounce rate, si intende il valore in percentuale di utenti che abbandonano un sito web dopo aver visitato un’unica pagina. Più nello specifico questa percentuale è data dal rapporto tra il numero totale di visitatori che visualizzano una sola pagina del sito e quello delle entries totali delle pagine. Il bounce rate non tiene, però, conto né del tempo di permanenza sulla pagine,  ne dello user engagement.

Si tratta, quindi, di una metrica molto particolare che va interpretata e letta anche in relazione al tempo di permanenza degli utenti sulla pagina e al loro comportamento.

È possibile, infatti, che l’utente si trattenga a lungo su una determinata pagina poiché in essa trova tutte le informazioni che stava cercando e quindi non ha la necessità di approfondire la ricerca. È possibile, inoltre, che la natura stessa del sito favorisca la permanenza degli utenti su un’unica pagina. Nei due esempi appena fatti avremo pagine con un alto tasso di rimbalzo, in cui però tale metrica non è da considerarsi un segnale negativo.

Qual è la percentuale di frequenza di rimbalzo ideale?

Quando si parla di frequenza di rimbalzo ideale, invece, si intende il range percentuale entro il quale dovrebbe essere compreso il tasso di rimbalzo di un sito perché quest’ultimo possa essere considerato di valore. 

Per convenzione la frequenza di rimbalzo ideale è compresa tra il 26 e il 70%, ma la valutazione non può essere univoca per tutte le tipologie di siti, poiché i parametri complementari da valutare sono numerosi.

Diversi studi hanno dimostrato, comunque, che il bounce rate della stragrande maggioranza dei siti web si attesta in un range compreso tra il 26 e il 70%.

I siti che fanno registrare un tasso di rimbalzo inferiore al 26%, o, superiore al 70% probabilmente o non sono collegati correttamente a Google Analytics, o, sono danneggiati. 

L’obiettivo a cui puntare è un bounce rate compreso tra il 26 e il 40% poiché solitamente queste percentuali si raggiungono solo con siti di valore, ben costruiti e con contenuti ritenuti interessanti dagli utenti. 

Valori tra il 41 e il 55% sono accettabili ma migliorabili, mentre bisognerebbe valutare eventuali interventi mirati nel caso di valori superiori al 60%, che potrebbero essere sintomatici di problemi e criticità sia a livello contenutistico sia strutturale.

Quali fattori influenzano il bounce rate?

Veniamo alla domanda cruciale: per quale motivo gli utenti tendono a rimbalzare un determinato sito? Come già accennato in precedenza – escludendo le landing page, o, i one-page sites dove la navigazione dell’utente deve necessariamente limitarsi ad un’unica pagina – solitamente un’alta frequenza di rimbalzo è quasi sempre legata ad una criticità del sito in oggetto.

Tra i fattori che maggiormente influenzano in negativo questo parametro possiamo ricordare:

  • Pagine troppo pesanti da caricare e che quindi impiegano troppo tempo ad aprirsi.
  • Scarsa qualità dei contenuti o peggio ancora contenuti poco aderenti alle query di ricerca utilizzate per il posizionamento.
  • Presenza di pagine “error 404“.
  • Sito poco fruibile dai dispositivi mobili.
  • Presenza eccessiva di banner pubblicitari e pop up.
  • Formattazione del testo che infastidisce l’utente (troppi grassetti, font poco leggibili, etc).
  • Call to action poco visibili o assenti.

Una buona strategia di ottimizzazione, quindi,  si pone come obiettivo quello di individuare le criticità che influiscono negativamente sul parametro in questione, al fine di porre in essere tutte le strategie seo necessarie per rimuoverle. 

In conclusione

La frequenza di rimbalzo rappresenta un parametro fondamentale all’interno di una strategia seo, poiché consente di comprendere quali pagine o contenuti non sono ritenuti di valore dall’utente, consentendo di effettuare interventi mirati per migliorare le criticità. 

Non sempre un tasso di rimbalzo alto, però, indica un problema poiché – come abbiamo visto –  tale parametro deve essere valutato anche in relazione al tipo di sito e a parametri complementari come, ad esempio, il tempo di permanenza su una data pagina.

In linea di massima, però, si può affermare che la frequenza di rimbalzo deve essere costantemente monitorata al fine di intervenire tempestivamente per risolvere eventuali anomalie e migliorare il posizionamento nelle serp di ricerca.

Qual è la differenza tra SEO on site e SEO off site?

ottimizzazione seo on site e off site: differenze

L’ottimizzazione SEO di un sito internet, di una pagina, oppure di un intero portale è di fondamentale importanza in un mondo come quello attuale, nel quale i siti internet sono davvero il punto di riferimento per molti.

Per questo è necessario capire come si possa agire al fine di migliorare il posizionamento di un sito web attraverso le attività di ottimizzazione SEO. Iniziamo quindi col vederci meglio su quali sono le differenze tra SEO on site e SEO off site, i due grandi rami della Search Engine optimization. Come prima cosa però, sarà essenziale comprendere che cosa siano queste due forme di ottimizzazione di un sito web.

Che cosa sono SEO on site e SEO off site?

L’ottimizzazione SEO on site

L’ottimizzazione SEO on site include tutte le attività dette anche “on-page” e si può, già da questo, iniziare a comprendere in che cosa consista. Infatti, l’ottimizzazione SEO onsite si riferisce alle attività e agli interventi che si svolgeranno all’interno del sito stesso.

Le azioni potranno essere di diverso tipo, ma avranno tutte come obiettivo quello di migliorare la posizione del sito internet all’interno delle SERP dei motori di ricerca. Anche se si vedrà in modo più approfondito tra poco in che cosa consista questo tipo di intervento, si può specificare fin da ora come i campi di applicazione della SEO on-site siano quelli, ad esempio, relativi agli URL, ai tag, alle parole chiave e così via.

La SEO off site

La SEO off site viene anche chiamata SEO off-page. Anche in questo caso si può comprendere fin dall’inizio come gli interventi che verranno svolti da chi si occuperà di tale attività non riguardano direttamente il sito internet e le sue pagine, o i suoi contenuti.

Invece, si agirà all’esterno del sito allo scopo di aumentare l’autorità di un dominio, di farlo visitare più facilmente e così via. Un’attività SEO offsite che notoriamente consente di ottimizzare in questo senso i siti è quella dei backlink.

A questo punto sarà possibile valutare nello specifico quali attività si potranno mettere in pratica per perfezionare un sito internet.

SEO on page: attività principali

Si inizierà con il SEO copywriting, ovvero l’ottimizzazione dei contenuti del sito in ottica SEO, quindi con l’individuazione di parole chiave che possano aiutare gli utenti a trovare più facilmente una pagina o un sito. 

Ad esempio, se ci si starà occupando di un sito di vendita di scarpe per donne e ragazze, una parola chiave importante sarà “scarpe donna”, e questa dovrà essere ripetuta diverse volte (ma non troppe!) all’interno del sito, e anche nel suo URL, quindi nell’indirizzo con il quale gli utenti potranno ritrovare il sito stesso.

Allo stesso modo, la SEO on page richiede anche che vengano prodotti contenuti davvero di qualità: un esempio è costituito dalla lunghezza degli articoli che si inseriranno nel proprio sito. Articoli e descrizioni troppo brevi non saranno “premiati” dal motore di ricerca, ma nemmeno quelli troppo lunghi. Si stima che la lunghezza ideale si assesti intorno alle 1800 parole.

Oltre ai contenuti e alle parole chiave, nelle pagine, in generale, per ottenere un buon posizionamento, è importante tener conto della modifica della meta description del sito, quindi di quella che è la descrizione che apparirà ad un utente che cercherà quel sito stesso sui motori di ricerca. Anche nella meta description sarà necessario inserire alcuni termini, come accade con le immancabili parole chiave.

Allo stesso modo, per l’ottimizzazione SEO on-page si dovranno curare le immagini. Queste, infatti, dovranno essere salvate nel formato  giusto, si dovranno usare tag e descrizioni che corrispondano al contenuto del sito, e così via. Infine, anche se spesso ci si concentra soprattutto sul corpo del testo nel momento in cui si crei un articolo, sarà necessario ottimizzare anche il titolo della pagina e dell’articolo.

Questi elementi, infatti, appariranno per primi durante una ricerca, e lo stesso Google tenderà a “preferire” le pagine che abbiano questo tipo di caratteristiche.

SEO off page: esempi e suggerimenti

Si è visto come l’ottimizzazione SEO on site sia importante, ma come ci si debba concentrare anche su quelle che sono le forme di intervento che esulano dai contenuti e dalla struttura del sito stesso. Ecco che, quindi, si dovranno considerare anche le strategie SEO off page.

Una strategia è quella del link building e della costituzione di backlink. Essenzialmente, si cercherà di aumentare la popolarità del sito inserendo link ad articoli e altre pagine del sito stesso all’interno di altri portali. Un esempio molto diffuso è quello dei guest post: chi abbia creato il sito cercherà di scrivere qualcosa anche per altri portali web, in modo da farsi conoscere e da portare la consapevolezza relativa al proprio sito ad un pubblico sempre più grande.

Allo stesso modo, per le realtà locali, come i negozi e tutte le attività che si svolgono in un determinato territorio, si effettueranno attività di Local SEO, sempre off page, anche creando pagine collaterali, come quelle classiche di Google My Business per portare ancora più visite al sito e, di conseguenza, al proprio tipo di attività. Tutte le azioni che, quindi, non si eseguano direttamente all’interno del sito pubblicizzato apparterranno a questo tipo di categoria.

Ottimizzazione SEO on site o off site: qual è la migliore?

A questo punto ci si potrebbe chiedere quale tipo di attività sia da preferire tra l’ottimizzazione SEO on site e quella off site. La realtà non è così dualistica come ci si potrebbe aspettare, e sarà necessario in moltissimi casi agire su entrambi i fronti.

Certamente, per poter effettuare l’ottimizzazione SEO al di fuori del sito sarà essenziale avere un portale che sia ben fatto, che sia esso stesso ottimizzato e che possa fa fare una buona figura. Ecco che, quindi, si costruirà il sito internet, pensando ovviamente anche all’ottimizzazione, ma rendendolo soprattutto completo, facile da navigare e utile per chi lo visiti.

In un momento successivo (ma non dopo anni!) si passerà anche a comprendere una strategia che si rivolga all’esterno del sito stesso, in modo da farlo visitare sempre di più. Le due strategie, quindi, si può dire che vadano certamente “a braccetto” e saranno in grado di completarsi a vicenda.

Local seo, cos’è e perchè è importante farla

local seo

L’obiettivo finale di una buona strategia di serch engine optimization è quella di fare in modo di rendere “visibile” un determinato sito web, o prodotto digitale, ad un’audience targettizzata, ovvero un gruppo specifico di utenti potenzialmente interessati ad interagire a vario titolo con il prodotto in questione. Le strategie da utilizzare possono essere diverse e la local seo, o posizionamento geolocalizzato, è una di queste.

La local seo è una strategia di ottimizzazione di un sito web che punta ad ottenere il posizionamento organico all’interno di un’area geografica delimitata, al fine di riuscire ad attirare sul sito traffico mirato composto da potenziali acquirenti. 

Per comprendere a pieno il significato di questa affermazione e soprattutto le potenzialità di questa tecnica seo può essere utile fare un semplice esempio.

Poniamo il caso che vogliate ottimizzare la presenza on line del sito del vostro ristorante a Viterbo al fine di attirare nuovi clienti. Secondo voi sarebbe meglio avere centinaia di visitatori provenienti da tutta Italia, distanti centinaia di chilometri e senza nessun interesse a prenotare un pranzo, oppure attirare meno visite, ma da parte di utenti geograficamente vicini e quindi potenzialmente interessati a diventare vostri clienti? 

La risposta è scontata e la local seo serve proprio a raggiungere questo obiettivo: pescare nel web quegli utenti geograficamente interessati ad interagire con la vostra azienda.

Per quali azienda è consigliato la local seo?

Il posizionamento organico locale è consigliato soprattutto per realtà imprenditoriali che erogano servizi per cui è previsto un contatto diretto con il pubblico. 

Le tipologie di aziende che maggiormente potrebbero trarre vantaggio da una strategia mirata di local seo sono:

  • Strutture ricettive/ristorative (hotel, ristoranti, B&B, ecc)
  • Strutture mediche (dentisti, centri riabilitativi, centri analisi, ecc)
  • Artigiani e negozi
  • Strutture formative e scuole (scuole di musica, danza, ecc)
  • Palestre

Sempre più spesso, infatti, gli utenti interessati all’acquisto di un prodotto o servizio, effettuano ricerche mirate, aggiungendo il nome di una località nella chiave di ricerca, o la dicitura “near me”, ricevendo una serie di risultati geograficamente delimitati. Un sito web geolocalizzato ha più probabilità di comparire tra i risultati della ricerca. Spesso non è neanche necessario che l’utente indichi la località della sua ricerca, poiché l’algoritmo di Google attraverso il GPS riesce ad individuare la posizione dell’utente e automaticamente gli restituisce per primi i risultati delle aziende a lui più vicine al momento della ricerca.

Google My Business e local seo

La prima cosa da fare quando si avvia una strategia di local seo è creare un profilo su Google My Business, il servizio di Google che consente di creare un profilo geolocalizzato di una determinata attività commerciale che verrà poi incluso nei risultati delle ricerche.

La scheda su Google Business contiene tutta una serie di informazioni fondamentali relativa all’attività che è necessario aggiornare con frequenza, tra cui:

  • Descrizione accurata dell’attivitá
  • Indicazione della categoria di appartenenza del business
  • Foto accattivanti
  • Informazioni utili: orari apertura/chiusura, recapiti telefonici, indirizzo corretto e indicazioni per raggiungere il posto
  • Recensioni da parte dei clienti

Una strategia di ottimizzazione geolocalizzata di un sito, infine, non può prescindere dall’utilizzo delle tecniche classiche di search engine optimization tra cui:

  • La ricerca delle giuste keyword
  • Una corretta attività di link building
  • Attività mirata di copy
  • Landing Pages efficaci

Grande attenzione deve essere prestata all’usability del sito. Quando si effettuano delle ricerche locali, quasi sempre si ha fretta di trovare ciò che si cerca, quindi bisogna fare in modo che – atterrando sulla landing page del nostro sito – l’utente trovi immediatamente le informazioni di cui ha bisogno per compiere l’azione, come ad esempio: numero di telefono, indirizzo, prezzo di un oggetto, orari di apertura e chiusura, ecc.

Se ho fame e cerco un ristorante, voglio trovare subito un numero di telefono al quale prenotare anziché iniziare una caccia al tesoro tra le pagine del sito.

Molto importante è anche ottimizzare il sito per i dispositivi mobili poiché la maggior parte delle ricerche locali vengono effettuate da smartphone e tablet.


Perché fare local seo?

In conclusione fare local seo è importante perché consente di attirare su un sito web un traffico con un potenziale di conversione molto alto, ovvero, solo utenti potenzialmente interessati ad interagire in qualche modo con l’azienda, acquistando un prodotto, prenotando una stanza, fissando l’appuntamento per una visita, ecc. 

Numerose ricerche hanno evidenziato che:

  • L’85% dei consumatori si rivolge ai motori di ricerca per trovare imprese locali
  • Le ricerche con la chiave “vicino a me” sono raddoppiate nel biennio 2018/19
  • La metà delle ricerche effettuate su Google sono locali
  • Il tasso di conversione delle ricerche locali è del 28%, il che significa che una ricerca su tre si conclude con un acquisto e /o prenotazione.

Per tutti questi motivi è importante per le imprese locali approntare una efficace strategia di local seo per attirare traffico targettizzata sul sito ed aumentare il proprio giro di affari.

Seo specialist: chi è e cosa fa questa nuova figura professionale

seo specialist

Il Seo Specialist è il professionista che può aiutarci a fare decollare il nostro sito web. È colui che rende un sito visibile agli occhi dei motori di ricerca, consentendogli di scalare le Serp di Google semplicemente attraverso l’utilizzo delle regole della search engine optimization.

Il Seo Specialist lavora onsite e offsite per consentire ad un sito web, e alle pagine che lo compongono, di posizionarsi il più in alto possibile nella ricerca organica di Google e/o di altri motori di ricerca. Per convenzione si dice che un sito è ottimizzato quando è presente nelle prime due pagine della ricerca di Google per una determinata parola chiave. La ragione è molto semplice: gli utenti tendono ad esplorare solo i primi siti presenti nelle serp di ricerca e difficilmente vanno oltre la seconda pagina. Di conseguenza, per attirare il maggior numero di visitatori sul proprio sito, è fondamentale posizionarsi il più in alto possibile.

Cosa fa Il Seo Specialist?

Per capire cosa fa un Seo Specialist, bisogna come prima cosa sapere che ci sono essenzialmente due modi per scalare le serp dei motori di ricerca:

  1. Applicare le strategie di Sem e acquistare contenuti sponsorizzati (che vengono posizionati da Google in alto nella ricerca, subito prima dell’inizio dei risultati organici) 
  2. Applicare le strategie seo e migliorare il posizionamento organico in maniera gratuita.

Il seo Specialist si occupa proprio di questo: individuare e applicare le giuste strategie di ottimizzazione per migliorare in maniera naturale il posizionamento di un sito, o di un contenuto nelle pagine di ricerca di Google per una o più parole chiave. II risultati sono sicuramente meno immediati rispetto ai post sponsorizzati, ma sono anche più duraturi.

Il Seo Specialist interviene su tutti gli elementi che influenzano il posizionamento organico:

  • Accessibilità del sito per i motori di ricerca
  • Struttura del sito
  • Qualità dei contenuti
  • Link popularity
  • Applicazione delle regole dei motori di ricerca.

È evidente, quindi, come una strategia seo di successo preveda che si operi su più fronti contemporaneamente, ragion per cui un bravo seo Specialist deve avere competenze trasversali per poter agire sia on-page sia sul codice HTML.

Il compito del Seo, infatti, è quello di ottimizzare le pagine di un sito così che possano essere correttamente scansionate e indicizzate dai motori di ricerca, al fine di ottenere traffico non a pagamento sul sito in questione.

Un professionista della Seo deve:

  • Saper utilizzare il codice HTML 
  • Conoscere e gestire le metriche per il monitoraggio dei risultati on-line (KPI, bounce rate, CPR ecc) e intervenire in caso di necessità.
  • Avere conoscenze di website per poter curare la struttura del sito e delle pagine e intervenire quando necessario sulla velocità del caricamento delle pagine, sull’usabilità e sulla responsiveness.
  • Saper leggere e interpretare le Serp
  • Curare la link Building
  • Individuare le keyword  su cui puntare per il posizionamento del sito e da sviluppare nei contenuti seo friendly (che saranno realizzati da un content Specialist).
  • Curare tutti gli aspetti tecnici relativi a migrazioni, trasferimenti, duplicazione contenuti, ecc.
  • Saper utilizzare strumenti per il monitoraggio dei siti come Google Analytics.
  • Mantenersi sempre aggiornato sugli aggiornamenti di Google e degli altri motori di ricerca.

Come in tutti i lavori, anche quello del Seo Specialist prevede l’utilizzo di strumenti di lavoro specifici, tool e app gratuiti o a pagamento che aiutano a monitorare le prestazioni del sito, ad individuare le parole chiave, verificare lo stato di salute del sito e tenere d’occhio la concorrenza. Tra gli strumenti più utilizzati dagli esperti del settore ce ne sono alcuni indispensabili come:

  • Google Trend
  • Google Search Console
  • Google Analytics.
  • Seo Zoom
  • Ubersuggest

Come diventare un Seo Specialist?

Non esiste un percorso di studi specifico per diventare un Seo Specialist. Si possono seguire dei corsi in aula o on-line. Studiare da autodidatta o svolgere un tirocinio presso una web agency. In pratica, quello del Seo è un lavoro che si impara sul campo, lavorando sui siti e mettendo in pratica, di volta in volta, le tecniche di ottimizzazione. Se è vero che non esiste un percorso di studi codificato, però è anche vero che il Seo Specialist non può mai smettere di studiare per riuscire a stare dietro ai frequenti upgrade dei motori di ricerca. La Seo è un settore in cui le regole cambiano in continuazione e stare a passo con i cambiamenti è di vitale importanza per un sito web.

In conclusione, verrebbe da chiedersi:  perché utilizzare la seo organica, quando si può risparmiare tempo e fatica con quella a pagamento e andare sul sicuro?

 In realtà non esiste una risposta univoca, poiché in una più ampia strategia di web marketing, il seo organico non è universalmente preferibile né i contenuti sponsorizzati sono sempre da demonizzare. In linea di massima, però, si può affermare senza paura di sbagliare, che gli utenti sono più predisposti a cliccare sui contenuti organici rispetto a quelli sponsorizzati.

Rich snippet: cosa sono e a cosa servono

rich snippet

Volete migliorare la visibilità del vostro sito su Google e attirare un maggior numero di click di qualità? Avete mai pensato ad utilizzare i rich snippet?

Il nome potrebbe non dirvi molto, ma in realtà si tratta di una tecnica di search engine optimization molto utilizzata dai professionisti Seo per migliorare il posizionamento delle pagine all’interno delle Serp di Google o di altri motori di ricerca. Tale tecnica va a migliorare e arricchire le descrizioni delle pagine web che solitamente vengono mostrate dal motore di ricerca per una determinata query. 

Può sembrare complicato, eppure è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Vediamo, allora, nel dettaglio cosa sono e a cosa servono i rich snippet di Google.

Cos’è uno snippet?

Per comprendere a pieno il concetto di rich snippet, bisogna prima di tutto sapere cosa si intende con il termine snippet. Vi diciamo subito che li avete avuti sotto gli occhi da sempre senza mai sapere come si chiamassero, o che fosse possibile modificarne la struttura. Gli snippets, infatti, non solo altro che i blocchi di testo relativi alle pagine presenti in ciascuna Serp di Google. Ogni snippet è composto da:

  • Titolo della pagina
  • Url di riferimento
  • Meta description della pagina.

Provate a fare una ricerca qualsiasi su Google e osservate la Serp, ebbene, ognuno dei risultati della ricerca organica (diversi dai quelli sponsorizzati) vi verrà restituito sotto forma di snippet. 

Lo scopo finale di uno snippet, infatti, è proprio quello di fornire all’utente una serie di informazioni di base su ciascuno dei risultati restituiti dal motore di ricerca, volte ad indirizzarlo verso la scelta del sito giusto da cliccare per ottenere le informazioni che stava cercando.

I blocchi di ricerca Google sono tutti uguali nella forma e nella struttura, quindi una pagina per riuscire ad emergere rispetto alle altre deve necessariamente distinguersi per attirare l’attenzione dell’utente. Si può lavorare sul copy, scrivendo titoli e description accattivanti e/o ricorrere ai rich snippet.

Che differenza c’è tra uno snippet Google e un rich snippet?

I rich snippet non sono altro che snippet arricchiti di elementi grafici che hanno lo scopo di fornire un numero maggiore di informazioni utili al lettore, tali da convincerlo a cliccare su un determinato sito piuttosto che su un altro simile.

La caratteristica principale di questi elementi grafici è quella di fornire un’informazione immediata e di catalizzare immediatamente l’attenzione del lettore. I rich snippet presentano elementi scritti con un font o un colore diverso rispetto al resto dei contenuti che compongono il blocco di testo, spesso sono arricchiti da immagini, ecc.

Gli elementi grafici che si possono utilizzare per arricchire i blocchi di ricerca sono numerosi e vanno selezionati con cura in base al tipo di risultato che si vuole ottenere, senza esagerare e rischiare di aggiungere troppi elementi creando confusione e scoraggiare l’utente.

Tra gli elementi grafici più utilizzati ci sono:

  • Foto
  • Recensioni con il punteggio indicato con delle stelle gialle
  • Indicazioni specifiche in corsivo (tempo di presentazione di una ricetta, prezzo di un prodotto, disponibilità, ecc)

È evidente come questo tipo di blocchi di testo esercitano una maggiore attrazione sui lettori che sono portati a cliccare sulle pagine che danno l’idea di fornire informazioni più complete.  Contemporaneamente, però, vengono anche indicizzate meglio dai motori di ricerca che, leggendo i metadati, riescono a catalogare meglio le pagine.

Come realizzare un rich snippet Google

Per realizzare snippet arricchiti ci sono due possibili strade: 

  1. Modificare direttamente il codice html prendendo le informazioni da Schema.org. Questa soluzione è l’ideale per i webmaster più esperti.
  2. Utilizzare plugin specifici. Il plugin va scelto in base al tipo di CMS utilizzato per il proprio sito. Questa è la soluzione ideale per blogger o per chi non ha molta dimestichezza con i codici.
Vari tipi di rich snippet utilizzabili

Esistono, infine, diverse tipologie di rich snippet da utilizzare a seconda del sito che si vuole ‘spingere’ nelle ricerche su Google. I più utilizzati sono:

  • Rich snippet per le ricette che contengono informazioni relative ai tempi di preparazione, le calorie, i giudizi degli utenti, oltre ad una foto del prodotto finito.
  • Rich snippet per eventi contenenti indicazioni relative alla data e all’ ora, al luogo in cui si tiene l’evento, il prezzo del biglietto, ecc.
  • Rich snippet la vendita di prodotti contenenti la foto dell’oggetto, il prezzo, recensioni e punteggi sotto forma di stelle e eventuali promozioni in corso.

In conclusione, i rich snippet sono parte integrante di una buona strategia di Seo in quanto, pur non andando a modificare direttamente il posizionamento di una pagina, sono fondamentali per aumentare il CTR, contribuendo ad attirare visite di qualità sul vostro sito.

Seo copywriting: 10 consigli per i tuoi testi

Seo copywriting 10 consigli per i tuoi testi

Il seo copywriting è una tecnica di scrittura che unisce due abilità fondamentali per garantire il successo e la visibilità di un sito web (seo e web writing), poiché consente di produrre contenuti interessanti tanto per i lettori che per i motori di ricerca.  

Avrete certamente sentito molte volte l’espressione “Content Is King” ebbene, in un settore in perenne trasformazione ed evoluzione come quello del web marketing, questa affermazione resta l’unica certezza immutabile: i contenuti sono e resteranno l’elemento centrale di qualsiasi strategia di web marketing.

Il copywriting consiste nel produrre contenuti testuali di qualità capaci di incuriosire il lettore al punto da spingerlo a soffermarsi per leggerlo e nella migliore delle ipotesi a includerli (insieme al sito che li pubblica) nella sua lista dei preferiti. Fare copywriting in ottica seo significa scrivere contenuti che, oltre ad incuriosire il lettore, rispettino anche le regole di base per ottenere visibilità sui motori di ricerca, ovvero, essere inseriti nelle Serp (risultati di ricerca) di ricerca in relazione a determinate query di ricerca. 

Un articolo scritto seguendo le regole della Seo è un contenuto ottimizzato, ovvero, scritto per essere individuato dai motori di ricerca

Ecco allora dieci consigli per fare seo copywriting nel modo giusto

  1. Contenuti originali e niente copia e incolla

La regola base quando ci si appresta a produrre contenuti per il web è l’originalitá. Niente copia e incolla se si vuole “piacere” agli spider dei motori di ricerca, dei veri e propri segugi ad individuare i contenuti duplicati. I contenuti duplicati (anche solo in parte) tendono ad essere penalizzati dai motori di ricerca e relegati alle ultime posizioni delle Serp. Sono diverse le risorse gratuite che si possono trovare on-line per verificare la genuinità di un contenuto. 

2. Utilizzo naturale delle parole chiave (principali e secondarie) e dei sinonimi

Quando si parla di seo copywriting non si può prescindere dal concetto di keywords, ovvero, quelle parole e/o concetti che sintetizzano l’argomento del nostro articolo (ad uso e consumo dei motori di ricerca) e che vengono utilizzate dagli utenti per le loro ricerche on-line. Le parole chiave, una volta individuate, devono essere inserite in maniera naturale nel testo in modo da non risultare forzate. In linea di massima, le parole chiave principali andrebbe inserita almeno tre volte nel testo (nel paragrafo iniziale, in quello centrale e in quello finale), mentre quelle secondarie solo una volta. Da evitare il cosiddetto keyword stuffing, ovvero, la tendenza ad infarcire eccessivamente il testo con le parole chiave, che potrebbe essere motivo di penalizzazione da parte dei motori di ricerca. Per scongiurare il rischio di utilizzare troppo spesso le keywords si può ricorrere ai sinonimi che, al contrario sono visti di buon occhio.

3. Scrivere per i lettori e individuare target e nicchia

La voglia di compiacere gli spider dei motori di ricerca non deve far perdere di vista l’obiettivo finale del lavoro di copywriting: scrivere per i lettori. Prima di iniziare a scrivere un contenuto è, quindi, fondamentale individuare il nostro target e la nostra nicchia, ovvero, stabilire chi sarà il nostro lettore (età, bisogni, necessità formative, ecc) e quali argomenti trattare per attirare la sua attenzione e rispondere ai suoi bisogni formativi. Avere chiari nicchia e target ci aiuterà a individuare non solo la tematica giusta da affrontare nel nostro articolo (ciò che interessa davvero leggere agli utenti), ma anche il modo migliore per farlo (gergo, tono e livello di approfondimento).

4. Utilizzare il grassetto, il corsivo, il sottolineato e elenchi numerati

Curare la formattazione del testo utilizzando in maniera oculate il grassetto (per evidenziare le parole chiave) e il corsivo o il sottolineato (per i concetti base) a vantaggio del lettore, ma anche dei motori di ricerca. Molto apprezzato dai motori di ricerca e dagli utenti del web, anche l’utilizzo degli elenchi numerati. È statisticamente accertato che gli articoli contenenti liste generano un maggiore engagement da parte dei lettori.

5. Fare cross-linking

Il termine cross-linking indica la tendenza ad inserire all’interno di un testo uno o più link ad altri contenuti presenti all’interno del sito in cui verrà pubblicato l’articolo. Molto utile per migliorare il “peso specifico” di un testo è anche aggiungere link a siti con un alto ranking su Google. I siti linkati naturalmente devono essere inerenti all’argomento trattato e rappresentare un approfondimento. Anche in questo caso non esagerate, al massimo uno o due link.

6. Utilizzare la coda lunga (long tail)

Con il termine coda lunga, o long tail, si indicano una particolare tipologia di keyword costituite da due, tre o  più termini. Ebbene, le keyword con coda lunga hanno percentuali di conversione maggiore rispetto alle parole chiave singole e hanno più probabilità di essere intercettate, poiché si avvicinano maggiormente alle modalità utilizzate dagli utenti nelle loro ricerche. Le keyword long tail sono più specifiche e di conseguenza devono fronteggiare una minore competizione.

7. Prestare attenzione ai titoli e alla Meta Description

Un buon contenuto non può prescindere da una buona titolazione. Il copywriter deve essere in grado di utilizzare in modo corretto i tag tutor, utilizzando le keyword che si vogliono valorizzare e impostandoli in modo da attirare l’attenzione. Fare i titoli è forse la parte più complicata del lavoro di copywriting, ecco allora qualche consiglio per titoli ottimizzati e accattivanti:

  1. Inserire la keyword all’inizio
  2. Utilizzare i numeri (es. 10 modi per, 5 consigli per)
  3. Utilizzare la tecnica del call to action
  4. Porre una domanda al lettore

Anche la meta description è un elemento fondamentale perché può spingere o dissuadere il lettore ad aprire il link contenente il nostro articolo. La meta description deve contenere al massimo 150/60 parole, contenere la keyword principale e una call ti action.

8. Lunghezza contenuti

La lunghezza dei contenuti è un argomento molto dibattuto. In linea di massima un testo deve avere la lunghezza adeguata al tipo di piattaforma a cui è destinato. In generale si può affermare che la lunghezza del contenuto è legata strettamente all’esaustivitá: un testo deve essere il più esaustivo possibile in relazione allo spazio a disposizione. Per un blog o un sito, la lunghezza consigliata è tra le 700 e le 1500 parole, per non affaticare troppo il lettore e per fare buona impressione sui motori di ricerca.

9. Rileggere sempre prima di pubblicare

Rileggere a freddo un contenuto prima di postarlo è fondamentale perché consente di individuare eventuali errori di battitura, grammaticali o concettuali. La rilettura a freddo, inoltre, aiuta a valutare meglio la seo del testo.

10. Scrivere bene contro la percentuale di rimbalzo

L’ultimo consiglio, ma, allo stesso tempo il più importante di tutti è: scrivere testi interessanti e curati nei minimi dettagli. Non servirà a nulla inserire tutte le parole chiave, i grassetti, i tag-title o svenarsi per scrivere 2000 parole se il contenuto viene considerato scialbo e di poco interesse dal lettore, poiché quest’ultimo tenderà a ‘rimbalzarlo’, ovvero, a chiudere la pagina dopo pochi secondi dalla sua apertura. La percentuale di rimbalzo è la vera nemica di un copywriter, poiché i motori di ricerca registrano quanto tempo gli utenti trascorrono su una pagina web e se si rendono conto che gli utenti la richiudono dopo pochi secondi, allora comincerà a penalizzarla.

In conclusion il seo copywriting è fondamentale per emergere dal marasma di contenuti che ogni secondo inondano la rete. Potremmo scrivere anche il miglior articolo del web, ma sarebbe solo fatica sprecata se nessuno avesse la possibilità di trovarlo e leggere, non credete?

Come fare seo per il tuo sito web

Come fare seo per il tuo sito web

Il web è pieno di ricette e ‘formule magiche’ su come fare seo, ma la verità è che non esiste alcuna formula infallibile, ma solo una serie di possibili combinazioni dall’esito incerto. La seo non è una scienza esatta, ma si muove nell’ordine delle possibilità, fare seo significa sperimentare. 

Per riuscire a comprendere questa affermazione e non farsi prendere dal panico davanti all’imponderabile (che poi imponderabile non è) bisogna prima di tutto capire il termine seo cosa significa e cosa comporta fare seo.

Il termine Seo è l’acronimo della frase inglese Search Engine Optimization, che tradotto significa ottimizzazione per i motori di ricerca. In altre parole, la seo è l’insieme di tecniche che consentono ad un contenuto di ottenere visibilità sul web. Stringendo ulteriormente il campo pratico, la seo fa si che un sito/contenuto si posizioni in alto nelle serp di ricerca di Google e quindi acquisti maggiori possibilità di essere cliccato dagli utenti. Solitamente un contenuto ben ottimizzato è un contenuto presente nelle prime due pagine della Serp di ricerca per una determinata query.

Fino a qualche anno fa la seo puntava a dialogare esclusivamente con gli spider dei motori di ricerca, oggi le cose sono molto cambiate e con l’avvento della seo semantica si è aggiunto un secondo interlocutore privilegiato: il lettore. 

Oggi i contenuti devono essere ottimizzati sia per gli spider, sia per gli utenti che vi interagiscono e che vogliono trovarsi di fronte contenuti che siano in grado di rispondere in maniera esaustiva alle loro domande. Gli algoritmi sempre più sofisticati di Google, infatti, riescono a capire se un contenuto è di qualità tramite metriche come la percentuale di rimbalzo, o il tempo di permanenza degli utenti su una data pagina. Se gli utenti tendono a chiudere una pagina dopo pochi secondi, il motore di ricerca deduce che il contenuto della pagina sia di scarsa qualità o poco attinente con la chiave di ricerca e lo retrocede, vanificando tutti i nostri sforzi.

Come fare seo per il tuo sito web?

Ma allora come fare seo per un sito web? Ebbene ci sono delle regole base da seguire che, però, tendono a cambiare in maniera più o meno sostanziale con gli aggiornamenti degli algoritmi di Google, quindi il consiglio è quello di restare sempre aggiornati per non correre il rischio di utilizzare strategie diventate desuete. 

Le regole di base che sono sempre valide sono poche e semplici ed è fondamentale tenerle sempre a mente:

  • Scelta delle keywords giuste per l’ottimizzazione delle pagine e dei contenuti. In questo senso è più utile scegliere delle parole chiave specifiche che – secondo la teoria della long tail – hanno meno concorrenze e più alte percentuali di conversione.
  • Cura della Seo onpage intervenendo sui metadati e sul codice sorgente.
  • Cura della Seo offpage attraverso un’attenta campagna di link building volta a migliorare la Pagerank del sito.

Passiamo adesso ai consigli su come fare seo oggi:

  1. Gestione delle parole chiave

Se è vero che non si può parlare di strategia seo senza avere a che fare con il concetto di keywords, è anche vero che le regole per la loro gestione sono notevolmente cambiate. Se fino a qualche anno fa era necessario inserire la keyword ogni 100 parole, oggi questa regola non solo è superata, ma addirittura penalizzante. I motori di ricerca, infatti, utilizzano sempre più spesso sistemi di analisi semantica dei testi al fine di incoraggiare un utilizzo più naturale delle parole chiave e dei sinonimi correlati. Oggi basta utilizzare la parola chiave tre volte nel corpo del testo (inizio, centro, fine) e sostituirla con dei sinonimi.

2. Contenuti di qualità 

In virtù di quanto detto sopra, anche i contenuti presenti in un sito devono essere di qualità e rappresentare un valore aggiunto per chi legge. Tutti i nostri sforzi per cercare le parole chiave giuste, inserirle nel testo, fare linkbuilding, eccetera, saranno vanificati da un contenuto poco interessante o fuori tema, perché gli utenti lo ‘rimbalzeranno’ e Google lo penalizzerà. Per la stessa ragione un sito con pochi contenuti sarà penalizzato nelle Serp. 

Passiamo, adesso, all’eterno dilemma del content marketing: quanto devono essere lunghi i testi per essere ottimizzati? La risposta è: il più lunghi possibile, compatibilmente con le informazioni che si possiedono. Niente trattati da migliaia di parole, ma diciamo che Google vede di buon occhio testi compresi tra le 700 e le 1500 parole. Testi lunghi sono considerati sinonimo di qualità e di approfondimento dei contenuti.

3. Ottimizzazione sito per dispositivi mobili

Negli ultimi cinque anni il numero di ricerche effettuate dai dispositivi mobili (smartphone, tablet, ecc) è quasi triplicato, di conseguenza Google tende a privilegiare nelle sue Serp i siti ottimizzati per i dispositivi mobili.

4. Rich snippet

Arricchire i blocchi di testo che compaiono nelle pagine di ricerca (snippet) con informazioni aggiuntive è una pratica molto apprezzata da Google che tende a premiarli posizionandoli in cima ai risultati di ricerca.

5. Installare un certificato SSL

Un tema molto delicato, soprattutto alla luce dei recenti scandali, è quello della sicurezza dei siti web. Gli utenti sono diventati più attenti al livello di sicurezza dei siti e di conseguenza Google tende a premiare i siti che hanno installato un certificato SSL, ovvero, un sistema in grado di proteggere i dati sensibili degli utenti durante la navigazione.

In conclusione, per rispondere alla domanda su come fare seo, possiamo dire che la formula giusta potrebbe essere sintetizzata così: provare una strategia; verificare i risultati; correggere gli errori; riprovare con la strategia riveduta e corretta. E poi ricominciare tutto daccapo.